QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

La mortalità differenziale: un fattore demografico di cui la riforma del sistema previdenziale non tiene conto adeguatamente

Figura 1: Evoluzione della speranza di vita ad alcune età significative. Italia, uomini
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Fonte: ISTAT, Tavole di mortalità, annate varie.

Figura 2: Evoluzione della speranza di vita ad alcune età significative. Italia, donne
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Fonte: ISTAT, Tavole di mortalità, annate varie.

È grazie a questo mutare della mortalità per causa che dalla seconda metà degli anni Ottanta inizia la cosiddetta seconda fase evolutiva della mortalità: dopo la riduzione quasi ai “minimi termini” della mortalità infantile è caduta anche la barriera al raggiungimento delle età senili; se infatti le condizioni di mortalità dell’inizio Novecento avrebbero consentito solo al 37-38% dei nati di allora di giungere alla soglia dei 60 anni, le condizioni attuali lo consentirebbero a circa il 90% dei neonati e a quasi il 95% delle neonate (Maccheroni, C., 1999). Sempre recentemente un’ulteriore nota positiva è rappresentata dalla diminuzione dei decessi per AIDS nelle fasce d’età giovanili, soprattutto per l’introduzione di terapie più efficaci e di una prevenzione più diffusa; si è così arrestata quella repentina crescita della mortalità per questa causa iniziata negli anni Novanta. Per contro, patologie quali i disturbi psichici e le malattie del sistema nervoso continuano invece a far registrare un aumento dei tassi alle età senili proprio a partire da quegli anni.


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