QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

I compiti della COVIP nella riforma della previdenza complementare italiana

5. Alcune osservazioni sul regime di deroga per i contratti assicurativi a fini previdenziali stipulati entro il 31 dicembre 2007

Posto quanto precede in relazione all’assetto di sistema che verrebbe a configurarsi a regime, va ricordato che della specificità delle forme individuali assicurative il legislatore tiene conto anche, e in modo rilevante, con riguardo al periodo che precede il 1° gennaio 2008. L’art. 23, comma 1, del decreto legislativo n. 252 del 2005 prevede infatti, per tali forme, un particolare regime di deroga. È infatti stabilito che i contratti di assicurazione con carattere previdenziale stipulati entro il 31 dicembre 2007 continueranno a essere disciplinati dalle norme vigenti alla data di entrata in vigore del decreto medesimo.
Ancorché la disposizione non appaia del tutto univoca, sembra ragionevole ritenere che il legislatore abbia inteso così conservare per questi contratti, in via generale, lo status quo ante. Tale disciplina di deroga riguarda quindi non soltanto l’applicazione delle norme sostanziali del rapporto (ad esempio, requisiti di pensionamento, disciplina dei riscatti e delle anticipazioni e così via) ma investe anche l’esercizio dei poteri stessi di vigilanza, con la conseguenza che l’ISVAP continua al momento a svolgere il proprio ruolo di controllo su dette forme, secondo quanto previsto dalla normativa antecedente alla riforma.
Ovviamente, anche in presenza di tale regime di deroga, nulla osta a che le imprese di assicurazione decidano invece di adeguare, dal 1° gennaio 2008, tali forme individuali alle nuove regole di settore. Tale scelta sarebbe, al contrario, particolarmente opportuna se si considera che — come più volte sopra richiamato — l’adeguamento ai contenuti del decreto di riforma è condizione necessaria per beneficiare del conferimento del TFR e delle altre disposizioni ivi previste.
Per contro, in mancanza dell’adeguamento ai principi e alle regole disposte dalla recente normativa, si configurerebbe il rischio che una parte delle forme di previdenza complementare resti fuori dal nuovo sistema, non solo con effetti negativi sulla possibilità di acquisizione dei flussi di TFR ma con l’impossibilità per gli iscritti di beneficiare di più elevati presidi di trasparenza e tutela, anche in termini di “portabilità” della posizione maturata e quindi di libertà di circolazione nel settore.
Pertanto, se il sistema intende rafforzare le opportunità e la tutela degli iscritti, sia in fase di adesione sia nel prosieguo del rapporto previdenziale, assicurando la concorrenzialità delle forme complementari attraverso la definizione di regole comuni in materia di trasparenza, comparabilità e portabilità della posizione previdenziale, la valorizzazione dell’autonomia individuale in queste scelte non può che essere supportata dall’azione regolatrice e di vigilanza di un unico organismo indipendente, quale è la COVIP.
Le forme pensionistiche che vorranno entrare a pieno titolo nel nuovo sistema che andrà a delinearsi e partecipare così allo sviluppo di un mercato più adeguato alla realizzazione di una finalità sociale di grande rilievo, dovranno assumersi l’onere di concorrere al perseguimento di tale obbiettivo su un piano di parità sostanziale anche sotto il profilo della vigilanza.
A tale ultimo riguardo, non v’è dubbio alcuno che un ruolo essenziale sono chiamate a svolgere le associazioni delle imprese, le quali saranno senz’altro attente a rappresentare correttamente le conseguenze della rinuncia a entrare in gioco secondo le nuove regole ma dalle quali ci si attende anche un contributo di promozione e stimolo agli associati, perché anche il mondo assicurativo, potendo contare su una convinta ed efficace collaborazione tra le Autorità di vigilanza, dia una risposta forte e decisa nella direzione della modernizzazione e dello sviluppo del sistema.


Pagine: 1 2 3 4 5 6


Tag:,