QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

I compiti della COVIP nella riforma della previdenza complementare italiana

4. Le nuove attribuzioni della COVIP sulle forme individuali assicurative

Un discorso un po’ più articolato si impone, invece, con riferimento alle forme pensionistiche individuali assicurative.
In termini generali, va tenuto presente che la già citata legge sulla tutela del risparmio effettua espliciti richiami proprio all’assetto della vigilanza sulle imprese e i prodotti assicurativi. In particolare, l’art. 25, comma 3, confermando la piena competenza della COVIP per quanto attiene alla vigilanza sulla trasparenza e sulla correttezza dei comportamenti di tutte le forme pensionistiche complementari, tiene ferme le attribuzioni dell’ISVAP sulla sana e prudente gestione delle imprese di assicurazione, incluse quelle (competenze) relative ai prodotti assicurativi con finalità previdenziale.
Se, pertanto, non può esservi dubbio sul fatto che la COVIP resti pienamente competente per gli aspetti relativi, ad esempio, alle modalità di offerta al pubblico e di rendicontazione agli iscritti nonché per l’approvazione dei regolamenti delle forme assicurative e per la disciplina delle modalità di pubblicità, è altrettanto evidente che per gli aspetti inerenti alla vigilanza sulla “sana e prudente gestione” le previsioni della legge sul risparmio e quelle del decreto previdenziale necessitino di un opportuno coordinamento. Pertanto si ritiene che i due testi possano (ed anzi, debbano) essere letti in continuità, salvaguardando, da un lato, le competenze proprie dell’ISVAP in materia di vigilanza sulla sana e prudente gestione delle imprese assicurative e, dall’altro, i principi essenziali che, a seguito della recente riforma, ispirano ormai la disciplina del settore della previdenza complementare.
Innanzitutto, si sottolinea che se il decreto legislativo n. 252/2005 ha disposto, in particolare per le forme assicurative di tipo individuale, un tendenziale allineamento dei poteri della COVIP a quelli che già alla stessa spettano in relazione alle altre forme pensionistiche, tale scelta non avrebbe comunque potuto fare venire meno la piena competenza dell’ISVAP a vigilare, in primo luogo, sulla stabilità dell’impresa assicurativa. Né può esservi dubbio alcuno sul fatto che i profili di stabilità siano compresi nel concetto di gestione sana e prudente.
Va però anche ricordato che, proprio per le suddette forme assicurative, la medesima bozza di Direttiva interministeriale in corso di emanazione chiarisce che le stesse potranno continuare a essere attuate mediante contratti dei Rami assicurativi I e III, di cui all’art. 2, comma 1, del Codice delle Assicurazioni (d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209), e che è il medesimo stesso decreto legislativo n. 252/2005 a precisare che la gestione delle risorse alle stesse afferenti continui a rispettare le regole di investimento proprie del settore assicurativo.
Il legislatore, pertanto, ha scelto di conservare per tali forme un ben preciso spazio di “diversità” rispetto alle regole operanti per tutti gli altri strumenti di previdenza complementare. Spazio che ben giustifica la permanenza in capo all’ISVAP di taluni altri specifici poteri, anch’essi riconducibili alla vigilanza sulla “sana e prudente gestione” delle compagnie di assicurazione, come, ad esempio, quello di verificare la rispondenza degli investimenti effettuati dalle compagnie ai criteri e ai limiti vigenti nel settore, quali fissati da norme di rango primario o scaturenti da interventi regolamentari e/o interpretativi dell’Istituto stesso, anche laddove gli investimenti siano appunto relativi a forme pensionistiche individuali.
Ciò premesso, si ritiene che tale lettura non sia affatto in contrasto con l’esercizio da parte della COVIP delle attribuzioni che le sono proprie, per le finalità che sono alla stessa espressamente assegnate. Sul punto è bene tenere presente, cioè, che la competenza COVIP a vigilare sulle forme complementari, anche assicurative, deve avere comunque riguardo all’obbiettivo ultimo di assicurare la tutela degli iscritti e dei beneficiari e il buon funzionamento del sistema di previdenza complementare secondo quanto disposto dall’art. 18, comma 2 del decreto legislativo n. 252/2005.
Del resto, occorre tenere a mente che la normativa posta a tutela del risparmio, nel riordinare le competenze di regolazione e di vigilanza tra le diverse Autorità ivi considerate, si pone in una logica di rispetto del principio costituzionale (art. 97 Cost.) del buon andamento dell’azione amministrativa e, conseguentemente, mira a evitare il sovrapporsi degli ambiti di competenza di due o più Autorità sullo stesso settore.
A conferma di tale logica di ripartizione delle competenze che, con buona approssimazione, si potrebbe definire basata sul concetto di “vigilanza per finalità”, la legge sul risparmio prevede quale fattore indispensabile per l’efficacia stessa dell’azione delle singole Autorità, spesso sul confine dei rispettivi territori di competenza, il meccanismo dell’intesa tra di esse, non soltanto per la fase transitoria ma a regime.
Una lettura di segno diverso rischierebbe di introdurre nel sistema elementi di conflittualità e disomogeneità finendo per snaturare l’intervento di riordino fondato, appunto, sulla diversità di finalità e sul coordinamento, pregiudicando altresì la coerenza che, al contrario, dovrebbe contraddistinguere interventi legislativi che si succedono nel tempo su settori di legislazione contigui, quali sono il risparmio finanziario e quello a fini previdenziali.
Dunque, anche se alla COVIP non compete una vigilanza “a tutto campo” sul “patrimonio” delle forme assicurative, nel cui ambito includere, ad esempio, criteri e limiti di investimento delle risorse derivanti dalla normativa assicurativa, resta per la stessa irrinunciabile l’esercizio di ogni prerogativa che sia motivata dalla necessità di garantire la tutela del risparmiatore previdenziale e di assicurare l’omogeneità di tale tutela nell’intero settore della previdenza complementare.
Ne consegue che le competenze della COVIP nei riguardi di tali forme possono ben riguardare anche la materia degli investimenti delle risorse ove ciò sia necessario, ad esempio, al fine della verifica, sotto il profilo della correttezza dei comportamenti, della rispondenza del livello di rischio degli investimenti effettuati dalle compagnie agli impegni contrattuali assunti nei confronti dell’aderente.
In tale contesto è naturale attendersi che COVIP e ISVAP trovino forme di coordinamento e collaborazione per un più efficace esercizio delle rispettive attribuzioni e conseguimento delle proprie finalità, anche in conformità alle già richiamate disposizioni della legge sulla tutela del risparmio relative alle intese tra Autorità.


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