QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Le pensioni e il lavoro a tempo parziale in Svezia

5. Occupazioni a tempo parziale e partecipazione alla popolazione attiva

Il problema principale è stabilire se il regime pensionistico a tempo parziale conduca a un aumento o a una diminuzione delle ore lavorate in seno all’economia data, e per farlo occorre trovare risposta a una serie di interrogativi. In primo luogo, ci si può chiedere se un simile sistema faccia sì che si verifichi un incremento degli occupati. In seconda battuta, occorre stabilire come ne risulti influenzato il numero di ore lavorate. La risposta a questi due quesiti potrà rivelare l’influenza esercitata dall’introduzione del nuovo sistema sul totale delle ore lavorate.
Nelle nostre economie, il lavoro part-time non è comune solo tra gli anziani. Possiamo dunque imparare qualcosa in proposito guardando alle esperienze fatte nell’ambito di altri gruppi demografici, come dimostrano gli esempi riportati in seguito.
In molti Paesi, a parità di età, le donne lavorano part-time più frequentemente degli uomini. Ma per le donne il tempo parziale si accompagna a livelli di partecipazione alla popolazione attiva che sono alti o bassi? Alla domanda ha cercato risposta Jelle Visser (2002), che si occupa di questi sviluppi negli Stati membri dell’UE, in particolare nei Paesi Bassi.11 Emerge una marcata correlazione di segno positivo tra la percentuale di donne che lavorano part-time e il totale delle donne occupate. In Paesi come la Grecia, l’Italia e la Spagna le donne che lavorano sono poche, e solo una piccola percentuale ha un’occupazione a tempo parziale. In Paesi come la Danimarca, la Svezia e il Regno Unito sono molte le donne che lavorano part-time, come alto risulta il tasso di occupazione femminile. Nei Paesi Bassi quest’ultimo indice ha subito un’impennata in concomitanza con la rapida crescita del part-time. Una possibile spiegazione può essere data dal fatto che nei Paesi un tempo caratterizzati da un basso tasso d’occupazione femminile le donne stiano entrando sul mercato del lavoro tramite il part-time, e il fenomeno è incoraggiato proprio dalla possibilità di trovare un’occupazione a tempo parziale. In Svezia questo sviluppo si è avuto negli anni Settanta e Ottanta, quando il tasso d’occupazione femminile è cresciuto di pari passo con la percentuale di occupate part-time. Nel corso dell’ultimo ventennio in Svezia il numero delle donne che hanno iniziato a lavorare a tempo pieno (o che lavorano part-time da molto tempo) è cresciuto, mentre il tasso di occupazione femminile è rimasto elevato. Secondo Visser, non si può dare per scontato che l’evoluzione nei Paesi Bassi si dimostrerà analoga a quella svedese, dato che qui il tempo parziale potrebbe rimanere una caratteristica precipua del mercato del lavoro.
Anche i giovani formano una categoria che ricorre spesso al lavoro part-time, in molti casi parallelamente agli studi (a tempo pieno) secondari o superiori. Come si è già avuto modo di dire, l’età del passaggio dallo studio all’occupazione a tempo indeterminato si sta spostando gradualmente in avanti. In termini di partecipazione alla popolazione attiva, emergono però grandi differenze a livello nazionale. I Paesi in cui l’accesso al mondo del lavoro risulta precoce sono soprattutto quelli che dispongono di un sistema di formazione lavoro (e non limitatamente alla durata dei tirocini) e quelli in cui è normale studiare e lavorare allo stesso tempo. Entrambi i casi dimostrano che è possibile rafforzare l’offerta di manodopera grazie all’avviamento precoce al lavoro part-time durante gli studi a tempo parziale (o pieno).12

Una terza categoria è formata da coloro i quali uniscono lavoro e pensione di invalidità parziali. In Svezia questa combinazione è relativamente comune (l’invalidità viene certificata dai medici) e la percentuale di pensioni di invalidità a tempo parziale è andata aumentando. Ci si deve chiedere come una simile possibilità finisca per influenzare l’offerta di manodopera: il confronto con altre nazioni rivela che la partecipazione alla popolazione attiva risulta relativamente alta tra i disabili svedesi.

11 Cr. anche Rasmussen et al. (2004) a proposito dell’incidenza del tempo parziale in diversi gruppi sociali in Nuova Zelanda, Paesi Bassi e Danimarca.
12 Cfr. per esempio Ryan et al., (1991).


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