QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Le pensioni e il lavoro a tempo parziale in Svezia

Ma se esistono argomenti a favore dell’adattamento delle condizioni di lavoro a vantaggio degli anziani, perché questi cambiamenti non si verificano? Per esempio, dipendenti e datori di lavoro potrebbero accordarsi su una riduzione dell’orario. Una spiegazione può venire dal fatto che esistono fattori economici a livello locale che spingono verso soluzioni di altro tipo.
La riduzione dell’orario di lavoro, unitamente a una pensione di anzianità part-time versata dalla previdenza sociale, implica una riduzione dei corrispettivi erogati sia prima che dopo il pensionamento. Ma probabilmente un fattore ancor più importante è dato dal fatto che le pensioni di lavoro, frutto di contrattazioni collettive, contribuiscono ad amplificarne in modo notevole le conseguenze, perché l’indennità prevista dal regime pensionistico pubblico per la quota di reddito che eccede i limiti stabiliti si basa sullo stipendio percepito negli anni immediatamente precedenti il pensionamento.9 Per esempio, una riduzione a metà tempo comporta una drastica riduzione dei contributi e di conseguenza la pensione risulterà di gran lunga inferiore.10 Da un punto di vista economico, la pensione di invalidità rappresenta un’alternativa molto più conveniente: in questo caso la pensione di anzianità della previdenza sociale e le prestazioni pensionistiche di lavoro non verranno intaccate, e nella maggior parte dei casi si cumulerà un’indennità superiore prima dei 65 anni. Ma esistono altre forme di uscita anticipata dal mercato del lavoro che si basano su una pluralità di strumenti di indennità e possono risultare economicamente vantaggiose. Un’eventuale alternativa prevederebbe la possibilità, da parte del datore di lavoro, di offrire pensioni a metà tempo invece che a tempo pieno in occasione di tagli al personale o simili evenienze, anche se ciò potrebbe comportare delle complicazioni: sarebbe necessario un numero maggiore di esuberi per ottenere la stessa riduzione di ore lavorate, il che potrebbe condurre a problemi nell’organizzazione del lavoro. Per rendere più interessanti certe soluzioni è necessario rivedere i regimi pensionistici di lavoro sviluppati tramite contrattazione collettiva.
Un altro problema deriva dal fatto che il lavoro part-time non sovvenzionato per molti non rappresenta una soluzione economicamente vantaggiosa se paragonata al pensionamento a tempo pieno integrato dalle indennità previste dai regimi pensionistici previdenziale e di lavoro. In molti casi la pensione part-time prevista dalle disposizioni previdenziali speciali è stata integrata con indennità derivanti dalle pensioni integrative di lavoro, sostituendo così le quote di reddito che superavano il tetto previsto dal regime pensionistico a tempo parziale della previdenza sociale. Anche i regimi che regolano le pensioni di lavoro di vecchiaia sono stati modificati per controbilanciare la riduzione delle relative prestazioni in seguito ai tagli all’orario lavorativo. Prima di passare a vedere come sia possibile studiare gli effetti del sistema a tempo parziale, facciamo qualche accenno a quali possano essere questi effetti.
• La prima conseguenza è data dal fenomeno con cui abbiamo aperto l’analisi. Alcuni di coloro i quali avrebbero continuato a lavorare fino all’età pensionabile canonica accetteranno l’offerta di una pensione part-time. Il reddito perduto dai singoli viene compensato dall’aumento del tempo libero a disposizione. L’importanza del tasso di sostituzione emerge chiaramente dal fatto che ogni sua variazione comporta lo stravolgimento delle nuove pensioni.
• Anche il secondo effetto è già stato menzionato nel corso del presente lavoro. Ci sono persone che coglieranno l’eventuale opportunità di ottenere una pensione a tempo parziale piuttosto che uscire dal mercato del lavoro sfruttando una pensione di invalidità o altri strumenti di prepensionamento. È possibile che l’alternativa offerta dal part-time e quella data da una qualsiasi forma di pensionamento anticipato non siano perfettamente coordinate nel tempo. Per esempio, ci può essere chi evita di fare domanda per la pensione di invalidità a 60 anni se sa che è possibile ottenere una pensione part-time a 61 anni (incoraggiando così le persone a lavorare a tempo pieno quando manca poco al pensionamento a tempo parziale). È inoltre lecito attendersi che chi ha ottenuto una pensione part-time a 61 anni probabilmente non farà domanda per la pensione di invalidità a 62 (perché continuare a lavorare può rappresentare un’opzione allettante).
• Una terza conseguenza del regime pensionistico a tempo parziale è data dal fatto che esso può esercitare un’influenza diretta o indiretta sulla partecipazione alla popolazione attiva (grazie alle decisioni relative all’offerta di manodopera). Per esempio, il part-time può determinare un miglioramento delle condizioni di salute (in paragone all’impiego o anche al riposo a tempo pieno), il che può tradursi in una diminuzione delle assenze per malattia (e dei relativi sussidi) come anche del numero di richieste di pensioni di invalidità, ripercuotendosi positivamente sul numero di ore lavorate per la produzione del PIL.
In ultima analisi, si può concludere che l’impatto globale dell’introduzione di una pensione part-time sull’offerta di manodopera rimane incerto, perché vi sono fattori diversi che hanno ripercussioni diverse: per stabilire se il bilancio finale sia positivo o negativo sono necessari studi empirici di non facile realizzazione, dato che l’offerta di manodopera e la sua variazione nel tempo sono correlati. Proveremo ad affrontare la questione da diverse angolazioni: in primis vedremo in termini generali come il lavoro a tempo parziale e la partecipazione popolazione attiva siano interrelati; in seconda battuta illustreremo le esperienze realizzate in Paesi diversi dalla Svezia; infine proveremo a stimarne gli effetti alla luce delle ricerche disponibili e dei dati raccolti dall’Ente previdenziale nazionale.

9 La pensione di lavoro relativa alla parte di reddito che supera i limiti delle prestazioni previste dalla previdenza sociale dipende dagli ultimi cinque anni precedenti l’età pensionabile nel caso dei dipendenti statali, dai migliori cinque degli ultimi sette anni prima del pensionamento per gli impiegati di province e comuni, e dallo stipendio dell’anno prima della pensione nel caso dei colletti bianchi nel settore privato.
10 Un ulteriore esempio di come i regimi pensionistici possano essere di ostacolo al lavoro a tempo parziale è fornito in Even & Macpherson (2004).


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