QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Le pensioni e il lavoro a tempo parziale in Svezia

4. L’impatto di un regime pensionistico part-time su offerta di manodopera, occupazione e numero di ore lavorate

Se tutti continuassero a lavorare fino al compimento del 65° anno d’età, introducendo un regime pensionistico part-time si ridurrebbe l’offerta di manodopera intesa come numero di ore lavorate. Tuttavia, la questione non è così semplice. Molti escono dal mercato del lavoro prima dell’età pensionabile canonica, ma mentre c’è chi compie presto questo passo, non sono pochi quelli che si ritirano dalla vita attiva tra i 60 e i 65 anni, quando sarebbe possibile ottenere una pensione a tempo parziale (nel 1994 la soglia di età minima è stata innalzata a 61 anni). Non è impossibile che le pensioni part-time portino le persone a lavorare più a lungo di quanto non farebbero in assenza di una tale opzione. In questo caso ci troveremmo di fronte a due conseguenze di segno opposto.
Il dibattito sugli effetti parziali del part-time è stato sempre fondato su argomenti sia medici che economici, ma è possibile integrare i due tipi di analisi. Da una prospettiva medico-sanitaria, il punto di partenza è dato dalle mutate capacità lavorative dovute all’avanzare dell’età. Le ricerche in questo campo fanno pensare che la capacità massima rimane in molti casi invariata anche ben oltre la soglia dei sessant’anni, ma la facoltà di compiere lo sforzo lavorativo massimo per un periodo prolungato di tempo nel corso di una giornata o una settimana potrebbe essere inferiore negli anziani rispetto ai giovani. Se l’attività lavorativa viene organizzata in maniera tale da richiedere lo sforzo massimo per gran parte del giorno, gli anziani potrebbero incontrare problemi. Una soluzione in senso negativo, almeno dal punto di vista della necessità di rafforzare l’offerta di manodopera, prevede che gli anziani escano dal mercato del lavoro grazie a una pensione di invalidità o ad altre forme di sostegno economico. Una soluzione più costruttiva prevede la modifica delle mansioni, dei ritmi e dell’orario di lavoro in base all’età, per esempio con il passaggio dal tempo pieno al tempo parziale. Che le persone possano continuare a svolgere un’attività se si possono modificare le condizioni lavorative è la conclusione cui giungono i risultati dell’indagine statistica condotta in Svezia sull’ambiente di lavoro (cfr. Tabella 2). Le risposte riportate in tabella dimostrano che la riduzione della settimana lavorativa rappresenta una delle diverse possibilità per modificare le condizioni di lavoro.8

Tabella 2: Possibilità di continuare a lavorare fino all’età pensionabile canonica nella fascia compresa tra i 50 e i 64 anni
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Fonte: Statistics Sweden (2004); The Work Environment 2003.
8 Il confronto tra le ricerche condotte sull’ambiente lavorativo nel 2001 e nel 2003 indica una notevole flessione nella percentuale di chi crede che sarà impossibile continuare l’attività lavorativa attuale fino all’età pensionabile canonica.


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