QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Le pensioni e il lavoro a tempo parziale in Svezia

La situazione all’estero è illustrata alla Tabella 1.

Tabella 1: Percentuale sulla popolazione di ultrasessantacinquenni e ultraottantenni in alcuni Paesi (%)
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Fonte: U.S. Department of Commerce, Economics and Statistics Administration, e U.S. Census Bureau, An Aging World 2001, Washington, D.C., 2002.

Due sono i fattori che conducono all’invecchiamento della popolazione. Il primo è dato dal fatto che la fertilità si è ridotta e risulta inferiore alla soglia che permette di contrastare il declino demografico. Le nuove classi di età sono meno numerose delle precedenti e la piramide della popolazione non si presenta più come tale. L’altro fattore è l’aumento della longevità. Nei primi decenni del XX secolo la speranza di vita era aumentata soprattutto perché erano diminuite la mortalità infantile e quella tra la popolazione in età attiva, e si era avuta una drastica riduzione anche delle morti dovute a epidemie. Negli ultimi decenni, invece, la speranza di vita è aumentata soprattutto in virtù del fatto che chi ha raggiunto l’età pensionabile poi sopravvive più a lungo. Questo fattore contribuisce all’incremento della speranza di vita ma ha un impatto maggiore sulla quota di popolazione anziana rispetto ai fattori dominanti in precedenza, e le conseguenze diverranno particolarmente evidenti quando la generazione del baby boom nata negli anni Quaranta raggiungerà l’età della pensione. Si tratta di un ulteriore stimolo all’acceso dibattito che ruota attualmente intorno all’invecchiamento della popolazione.
Come si può vedere alla Tabella 1, la fetta degli ultraottantenni sta crescendo in maniera evidente, il che non significa solo che si assisterà a un notevole aumento della spesa pensionistica, ma che crescerà considerevolmente anche il costo dell’assistenza e dei servizi sanitari agli anziani.
Si è detto che le cause principali dell’invecchiamento della popolazione sono l’aumento della speranza di vita e il basso tasso di fertilità. Il fatto che viviamo più a lungo non può che essere salutato con soddisfazione. Il tasso di fertilità può essere in parte influenzato dalle politiche relative alle famiglie e all’istruzione, ma non dobbiamo attenderci grandi cambiamenti, anche perché un eventuale recupero non sortirebbe alcun effetto sull’offerta di manodopera per circa vent’anni almeno. Nei primi decenni successivi all’aumento del tasso di fertilità si assisterà alla diminuzione della fetta di popolazione compresa nell’età attiva. Come illustreremo nel prossimo paragrafo, le misure suscettibili di far crescere il numero di ore lavorate per la produzione del PIL non influenzano i due fattori principali responsabili dell’aumento della popolazione anziana, ma mirano a far crescere la partecipazione alla popolazione attiva in diversi gruppi demografici.


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