QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Le pensioni e il lavoro a tempo parziale in Svezia

8. Osservazioni conclusive

Dal 1976 fino alla fine del secolo, in Svezia la previdenza sociale ha sovvenzionato un regime pensionistico a tempo parziale finanziato tramite un prelievo sulle buste paga. Il pensionamento in base a tale sistema non aveva alcuna influenza sulla pensione di anzianità (disponibile a partire dai 65 anni). Alle pensioni part-time si aggiungevano integrazioni a carico di tre dei quattro principali gruppi di contrattazione collettiva in seno alla previdenza sociale (dipendenti statali, dipendenti di province e comuni, colletti bianchi del settore privato).
Sin dal debutto del nuovo regime il pensionamento a tempo parziale ha rappresentato una possibilità offerta a chi aveva già compiuto i 60 anni (fino ai 65 anni). La riduzione minima dell’orario lavorativo era di 5 ore, il tempo parziale minimo di 17 ore, e il tasso di sostituzione del 65% del reddito perduto a causa della riduzione d’orario. Alla luce del prelievo fiscale progressivo, in realtà il tasso di sostituzione era maggiore. Il nuovo sistema è diventato popolarissimo in breve tempo, molte sono state le domande presentate e i datori di lavoro si sono dimostrati in genere soddisfatti, poiché lo consideravano una possibilità per ristrutturare e ringiovanire la forza lavoro senza dover versare il TFR o dover affrontare complicate contrattazioni con i sindacati.
Le pensioni part-time sono oggetto di un importante dibattito politico e hanno generato una serie di controversie. Il partito socialdemocratico, che le aveva introdotte, era favorevole, mentre i partiti liberale e conservatore erano contrari. Il sistema è stato modificato nel1981 a seguito di una proposta presentata in parlamento dall’allora governo liberalconservatore. Il tasso di sostituzione fu ribassato al 50%, e i nuovi pensionamenti subirono una notevole flessione. Con le elezioni del 1982 andarono al governo i Socialdemocratici che, dopo qualche anno, riportarono il tasso di sostituzione al 65%, e le nuove pensioni tornarono a salire. Una lezione che si può trarre dalle modifiche apportate in seguito ai risultati delle elezioni del 1982 è che il tasso di sostituzione svolge un ruolo fondamentale nel determinare quanti facciano effettivamente domanda tra quelli che hanno diritto ad accedere al sistema.
Le elezioni del 1991 produssero un nuovo governo liberalconservatore che tentò sia di abbassare il tasso di sostituzione che di abolire in toto il sistema. Entrambe le proposte governative furono respinte in parlamento a causa di un piccolo partito di destra che nel periodo 1991-1994 utilizzò i suoi seggi in appoggio al governo liberalconservatore tranne che nei casi considerati, quando si schierò con l’opposizione socialdemocratica.
Tuttavia le pensioni a tempo parziale sono state effettivamente modificate negli anni Novanta. Nell’ambito della riforma del sistema delle pensioni di anzianità e grazie a un compromesso tra governo liberalconservatore e opposizione socialdemocratica, il regime a tempo parziale è stato abolito in due fasi. Formalmente, il motivo è stato che tale regime non era conforme ai principi generali delle nuove pensioni di anzianità – e cioè che le prestazioni si basassero sul reddito percepito nel corso dell’esistenza.
Come si è avuto modo di dire, lo smantellamento del regime pensionistico a tempo parziale ha avuto luogo in due fasi. Nel 1994 lo si è reso meno vantaggioso sotto molti punti di vista. La riduzione massima dell’orario lavoro è stata portata a 10 ore, il tasso di sostituzione è stato ridotto al 55% e l’età pensionabile minima è stata innalzata da 60 a 61 anni. Le domande presentate sono diminuite drasticamente. Se nel primo anno un simile calo può essere imputato al fatto che nessuno poteva fare domanda, visto che l’età pensionabile era aumentata di un anno e che il maggior numero di richieste si era sempre registrato tra i sessantenni, questo trend è però continuato anche negli anni successivi. In seguito, con la seconda fase (che era già stata decisa nel 1994), a partire dal 1 gennaio 2001 non sono state più concesse pensioni part-time.
In presenza di un regime pensionistico come quello in discussione, c’è chi può iniziare a lavorare a tempo parziale piuttosto che a tempo pieno, mentre altri lavoreranno part-time invece di uscire del tutto dal mercato del lavoro. L’impatto sulle ore lavorate in seno all’economia data dipende anche dal numero di ore lavorate prima dell’inizio del part-time (o dell’uscita dal mercato del lavoro) e dalle ore lavorate dopo il pensionamento. La ricerca dimostra che in generale si ha un aumento delle ore lavorate, più per le donne che per gli uomini. Possono esservi altre conseguenze: il finanziamento del sistema (trattenuta sulla busta paga) può influenzare l’offerta di manodopera mentre il pensionamento a regime di tempo parziale (in sostituzione del lavoro a tempo pieno) può sortire effetti sulle condizioni di salute individuali, andando di conseguenza a modificare l’incidenza delle pensioni di invalidità in futuro.

Di seguito vengono riassunte le principali conclusioni della prolungata esperienza di ampio respiro che la Svezia ha condotto nell’ambito del regime di pensionamento a tempo parziale:
1. la quantità delle domande di pensionamento varia considerevolmente in funzione del tasso di sostituzione ma risulta anche sensibile ad altri fattori, per esempio le norme che stabiliscono il numero delle ore di lavoro per cui è possibile ricevere un’indennità;
2. esistono ripercussioni che puntano in direzioni diverse: c’è chi decide di lavorare a tempo parziale piuttosto che a tempo pieno e chi lavora part-time invece di uscire dal mercato del lavoro;
3. in base alle stime, in ultima analisi il regime pensionistico a tempo parziale ha condotto all’aumento delle ore lavorate.
Oggi esiste un nuovo regime pensionistico a tempo parziale destinato a un’importante categoria di lavoratori: i dipendenti statali. Il modello che si è seguito da vicino è quello del sistema precedentemente in vigore. Anche alcuni datori di lavoro del settore privato hanno introdotto un proprio regime di pensioni part-time. Si aggiunga anche che sia nel sistema attuale sia in quello precedente delle pensioni di anzianità è prevista la possibilità del pensionamento a tempo parziale, anche se in questi casi le pensioni part-time non sono sovvenzionate e determinano una riduzione attuariale delle prestazioni pensionistiche di anzianità. È poi disponibile una possibilità analoga in seno al regime delle pensioni di invalidità. In entrambi i casi, il numero di pensioni a tempo parziale ha evidenziato la tendenza ad aumentare.


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