QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Le pensioni e il lavoro a tempo parziale in Svezia

Quanti sono in percentuale quelli che avrebbero continuato a lavorare secondo i medesimi orari in mancanza delle pensioni part-time? Sundén (1994) ha analizzato le scelte individuali che sarebbero state compiute in assenza del regime pensionistico a tempo parziale in base ai dati forniti dalle indagini sul tenore di vita relative al periodo compreso tra il 1974 e il 1981, integrandoli con dati di registro. I risultati indicano che le pensioni a tempo parziale hanno comportato la diminuzione sia del numero delle persone che lavorano a tempo pieno, sia di quelle che escono dal mercato del lavoro prima dell’età pensionabile canonica (soprattutto grazie alle pensioni di invalidità). Questo passaggio dal tempo pieno (mantenuto fino all’età pensionabile canonica) al tempo parziale è più comune tra gli uomini (56,59% di quelli che scelgono la pensione part-time) che non tra le donne (42,39% di quelle che scelgono la pensione part-time). In entrambi i casi, siamo al di sotto delle soglie viste poc’anzi, il che significa che, rendendo disponibile il pensionamento a tempo parziale, si ha un aumento del numero di ore lavorate. Occorre però notare che i calcoli si basano su informazioni relative a decenni diversi e che la situazione potrebbe essere mutata nel passaggio dagli anni Ottanta agli anni Novanta. Come sottolineato da Sundén, sarebbe inoltre interessante utilizzare le serie successive (1991-2000) di indagini sul tenore di vita.
La Tabella 10 porta ulteriormente avanti l’analisi calcolando la variazione del numero medio di ore lavorate sulla base delle informazioni disponibili sull’orario lavorativo adottato prima e dopo il pensionamento part-time, unitamente ai dati di Sundén (1994) relativi al percorso alternativo che sarebbe stato seguito in assenza dell’opzione del regime a tempo parziale. È così possibile tener conto sia delle conseguenze positive (l’impiego part-time invece del pensionamento a tempo pieno) e sia di quelle negative (la riduzione dell’orario lavorativo). La tabella indica che l’orario lavorativo medio per pensionato part-time aumenta di 4-5 ore, anche se tale aumento risulta notevolmente superiore nel caso delle donne (8,2-9,0 ore) rispetto agli uomini (1,4-2,3 ore). Inoltre, l’impatto complessivo dipende anche da quanti vanno in pensione secondo il regime a tempo parziale, dato che risulta notevolmente superiore nel 1994 rispetto al 1991 (quasi 10,6 milioni di ore di lavoro nel 1994 contro circa 6,7 milioni nel 1991).

Tabella 10: Impatto stimato sul numero di ore lavorate da ogni pensionato a tempo parziale alla luce del fatto che il 56,59% degli uomini e il 42,39% delle donne che hanno usufruito di questa possibilità avrebbero continuato a seguire il medesimo orario lavorativo (nella maggior parte dei casi corrispondente al tempo pieno) prima di andare
in pensione, o che in alternativa non avrebbero lavorato.

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Fonte: Calcoli basati sui dati forniti da Sundén (1994) in relazione ai gruppi che avrebbero continuato a lavorare a orario invariato se non avessero ottenuto una pensione part-time e sui dati riportati alla Tabella 9 relativi al numero di ore lavorate prima e dopo il pensionamento a tempo parziale.
Nota. Il numero di settimane lavorative è fissato a 45 all’anno (52 meno le ferie e le festività nazionali).

In conclusione, l’impatto del regime pensionistico a tempo parziale consiste in un aumento delle ore lavorate, soprattutto nel caso delle donne. Ricordiamo la necessità di proseguire le ricerche in questo settore utilizzando basi di dati che tengano conto di un numero maggiore di individui e periodi di tempo più lunghi.


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