QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Le pensioni e il lavoro a tempo parziale in Svezia

7. Una stima dell’impatto del regime pensionistico a tempo parziale sul numero di ore lavorate

È difficile stimare l’impatto del regime pensionistico a tempo parziale sul numero di ore lavorate. Bisogna capire che cosa avrebbero fatto i pensionati part-time se non avessero potuto usufruire di questa possibilità ed è anche necessario raccogliere informazioni sul numero di ore lavorate prima e dopo il pensionamento. Si cercherà di realizzare una stima dell’impatto complessivo, anche se occorre ricordare che i calcoli si basano su dati non del tutto adatti allo scopo. Sono state utilizzate le valutazioni del numero di ore lavorate prima e dopo il pensionamento realizzate dall’Ente previdenziale nazionale in occasione di uno studio condotto proprio sul regime a tempo parziale,15 oltre a quelle contenute in Sundén (1994) che riguardano che cosa avrebbero fatto i pensionati part-time se non avessero potuto sfruttare questa opzione.
Innanzitutto prenderemo in considerazione il numero di ore lavorate prima e dopo il pensionamento a tempo parziale. La Tabella 9 contiene i dati relativi agli anni 1991 e 1994.16 In genere, prima della pensione, il lavoro assorbiva poco meno di 40 ore settimanali – e le donne lavoravano qualche ora in meno degli uomini. In base ai dati dell’Ente previdenziale nazionale, vi era un numero non indifferente di persone che lavoravano più di 40 ore prima del pensionamento, talvolta anche molte di più. Poiché non è chiaro come si possano interpretare queste cifre, si è proceduto ai calcoli in base alle informazioni disponibili e assumendo il dato di 40 ore anche per chi in realtà ne lavorava di più. Come si evince dalla tabella, non vi sono grandi differenze tra i risultati prodotti dai due approcci.

Dopo il pensionamento a tempo parziale, l’orario di lavoro in media diventava di 24-25 ore – e le donne lavoravano qualche ora in più degli uomini. Di conseguenza, la diminuzione delle ore di lavoro risulta minore nel caso delle donne rispetto agli uomini (anche perché, rispetto ai secondi, le prime avevano un orario di lavoro inferiore prima di andare in pensione, e superiore dopo). Come riportato in tabella, il passo successivo è consistito nel calcolare la quota massima di coloro i quali avrebbero potuto continuare a mantenere il medesimo orario lavorativo se non fossero andati in pensione, senza che ciò comportasse una diminuzione del totale delle ore lavorate. Tale valore risulta di poco superiore al 60% nel caso degli uomini e di circa il 65% nel caso delle donne (il dato sarebbe stato del 50% se in media il pensionamento part-time avesse comportato il passaggio dal tempo pieno a metà tempo; tuttavia, in base alle informazioni disponibili, non è questo l’effetto che si è prodotto). Se la percentuale di chi avrebbe continuato a lavorare con orario invariato risulta superiore a queste soglie, il numero di ore lavorate diminuirà; se inferiore, il totale crescerà.

Tabella 9: Numero medio di ore di lavoro prima e dopo il pensionamento a tempo parziale e percentuale dei pensionati che al limite avrebbero potuto scegliere il regime part-time invece di continuare a lavorare secondo lo stesso orario seguito in precedenza se il totale delle ore di lavoro non fosse diminuito

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Possiamo illustrare il metodo adottato ricorrendo a un esempio. Assumiamo che prima del pensionamento a tempo parziale tutti lavorassero 39 ore settimanali e poi passassero a 24 ore la settimana. Ciò significa che, grazie al regime a tempo parziale, chi lavora part-time invece che a tempo pieno riduce la propria offerta di manodopera di 15 ore (39 meno 24) e che chi, non avendo la possibilità di usufruire della pensione part-time, sarebbe uscito dal mercato del lavoro aumenta la propria offerta di 24 ore (24 meno 0). Secondo questo esempio, che riflette da vicino le informazioni disponibili, per ogni persona la seconda conseguenza ha una portata maggiore della prima. Ciò implica che per ottenere un aumento dell’offerta di manodopera è necessaria una variazione del 50% tra l’uscita dal mercato del lavoro e l’occupazione a tempo parziale.

15 Cfr. Wadensjö (1996).
16 È stato inoltre possibile avere accesso ai dati relativi agli anni 1992 e 1993 ma, dato che le differenze sono limitate, si è preferito presentare le conclusioni relative a un solo biennio.


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