QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento della popolazione italiana: effetti e politica sociale

L’andamento dei tassi di attività 15-64 anni per l’Italia è piuttosto omogeneo, ed è caratterizzato da una sostanziale variazione in termini positivi dell’indicatore complessivo, che può in parte attribuirsi, oltre a fenomeni congiunturali caratteristici del mercato del lavoro, a un aumento dell’attività femminile (che è passata dal 43.9% del 1993 al 50,9% del 2003), più consistente di quella maschile. A partire dal 1999, il tasso di attività maschile ha fatto registrare, comunque, lievi segni di ripresa (passando da un valore pari al 73,2% al 74,9% del 2003). Un’altra componente non trascurabile della tenuta del tasso di attività nelle classi di età centrali, è rappresentata dalla sensibile diminuzione del tasso di attività 15-24 anni (che passa dal 45,1% del 1993 al 41,6% del 2003, per i maschi e dal 38,4% del 1993 al 34% del 2003, per le femmine (vedi Tabella A in Appendice). Essa, tuttavia, non rappresenta una caratteristica italiana, ma esprime una tendenza comune ai paesi dell’Unione europea, sebbene meno marcata, assieme al declino del tasso di attività dei maschi di età superiore ai 55 anni (Eurostat, LFS. Vari anni).
Dal confronto con gli altri paesi dell’Unione, e rispetto alla media del tasso di attività per l’UE a 15 e per l’UE a 25, l’Italia si caratterizza per i livelli ancora molto bassi di attività femminile sia per la classe di età 15-64 (nella quale, comunque, si trovano i livelli più alti di attività femminile), che nella classe 15-24 (vedi Tabella A in Appendice). Inoltre, anche i tassi di attività maschile si situano per il 2003, ben sette punti percentuali al di sotto della media europea, e non si registrano risultati molto più incoraggianti per la classe più giovane.
Queste tendenze hanno comportato cambiamenti profondi nella struttura delle forze di lavoro per sesso ed età e nella distribuzione dell’attività delle persone tra lavoro e non lavoro nel corso del ciclo vitale. Da un lato, è aumentata la percentuale delle donne sul totale degli attivi. Dall’altro, è diminuita notevolmente la percentuale dei giovani e degli anziani sia rispetto al totale degli attivi sia, in misura ancora più marcata, rispetto agli attivi nelle classi centrali di età. Infine, la costante diminuzione dell’età di pensionamento e il contemporaneo aumento della speranza di vita, implicano che gli adulti, specialmente i maschi, tendono a spendere quote sempre crescenti della loro vita nella condizione di inattivo (Peracchi, 1998).
Per quel che riguarda il tasso di occupazione,5 la situazione è molto vicina a quella vista per il tasso di attività, anche se in questo caso, l’elemento disoccupazione fa sentire maggiormente i suoi effetti.

Figura 6: Tasso di occupazione 15-64 anni, 1993-2003. Valori percentuali
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Fonte: proprie elaborazioni su dati Istat.

5 Rapporto occupazione/popolazione: rapporto percentuale tra gli occupati e la popolazione in età lavorativa.


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