QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento della popolazione italiana: effetti e politica sociale

Una variabile cruciale per la fecondità è la nuzialità: ancora oggi circa il 90% delle nascite si realizza in ambito di coppie unite dal vincolo coniugale. Nel 2002, il quoziente più elevato di nuzialità si riscontra nel Mezzogiorno, soprattutto in Campania (5,7‰), Sicilia (5,4‰) e Puglia (5,3‰). Il quoziente nazionale, nel 2002, è pari al 4,6‰, mentre nell’immediato dopoguerra era uguale al 9,2‰.
La struttura per età della popolazione è completamente cambiata per ciò che concerne, in particolare, le classi estreme, ovvero le classi 0-14 anni e 65+ anni. Mentre infatti la classe centrale, relativa alla popolazione attiva, in circa cinquanta anni, è rimasta pressoché immutata, le classi dei giovani e degli anziani si sono, in pratica, invertite: nel 1951 gli ultrasessantacinquenni erano circa un terzo dei giovani di età compresa tra 0 e 14 anni, nel 2004 la quota degli anziani è maggiore di 5 punti rispetto quella dei ragazzi (19,2% anziani e 14,2% giovani).
Come si vede dal grafico successivo (Figura 2), è come se l’ammontare degli anziani si fosse “alimentato” in questi cinquant’anni del trasferimento costante e continuo di una quota dei giovani, lasciando in questo modo invariata la popolazione in età centrale.
In realtà, la costanza della quota della popolazione in età 15-64 è frutto soprattutto dei baby boomers i quali, ancora per qualche anno, consentono di alimentare la spesa assistenziale degli anziani, ma, se rimarrà fissa la soglia di 65 anni per l’ingresso nell’età pensionistica anche negli anni futuri, genererà un tracollo finanziario per l’impossibilità di far fronte alla crescita esponenziale della spesa pensionistica.

Figura 2: Indicatori di struttura della popolazione (composizione percentuale), 1951 e 2004, Italia
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Fonte: nostra elaborazione su dati Istat, vari anni.


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