QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento della popolazione italiana: effetti e politica sociale

4. Brevi considerazioni finali

L’invecchiamento demografico rappresenta una sfida formidabile per i sistemi di welfare contemporanei. Il costo delle pensioni aumenterà significativamente nel primo quarto del XXI secolo. Alcuni lievi cambiamenti nell’età di pensionamento, nel tasso di fecondità e nelle dinamiche dell’immigrazione possono potenzialmente modificare la dimensione del problema, ma la direzione è chiara: c’è un urgente bisogno di riscrivere il contratto tra le generazioni. Il progressivo deterioramento del rapporto lavoratori-pensionati — effetto soprattutto dell’invecchiamento della popolazione — è la ragione fondamentale della crisi dell’attuale sistema. L’invecchiamento della popolazione inserisce inoltre i temi dell’eguaglianza e dell’equità di genere tra le priorità dell’agenda delle riforme nel sistema sociale; saranno cruciali le entrate generate da elevati tassi di partecipazione femminile al mercato del lavoro. In futuro, quando le generazioni nate nel periodo della bassa fecondità entreranno nell’età riproduttiva, le generazioni di nati che verranno saranno sempre meno numerose. Questi effetti a catena si potrebbero generalizzare, e solo una consistente ripresa dal tasso di fecondità potrebbe rallentare il declino della popolazione italiana. Ma non vi è certezza che questo possa verificarsi, perché molto dipenderà dal posto che la donna occuperà nella società e dal suo interesse alla maternità, rispetto alla costruzione della carriera, che inevitabilmente posticipa il suo progetto familiare (Caselli, 2002). A tale scopo, il welfare state dovrà assicurare una gestione equilibrata dei servizi e dei trasferimenti, non favorendo gli ultimi a danno dei primi. Una maggiore erogazione di servizi meglio si coniuga alla componente sociale dello sviluppo ed è in grado di svolgere un’azione redistributiva e di equità volta alla creazione di un substrato comune, pur nel rispetto delle differenze. Le esperienze di altri paesi europei, caratterizzati da tassi di fecondità più alti e maggiori trasferimenti verso la famiglia, dimostrano che una politica di servizi sociali a sostegno della madre lavoratrice potrebbe sostenere la crescita della fecondità e dell’occupazione femminile. Inoltre, favorendo una maggiore flessibilità nelle scelte dell’impegno lavorativo, non penalizzate nel trattamento pensionistico, si potrebbero ottenere risultati più soddisfacenti che obbligano i lavoratori a spostare in avanti il pensionamento.
Da quanto sopra indicato si può concludere che l’invecchiamento demografico, se non adeguatamente gestito, potrebbe provocare un “conflitto intergenerazionale”, connesso allo squilibrio fra una spesa pensionistica crescente, da un lato, e una spesa inadeguata per i bisogni delle fasce di età più giovani, dall’altro lato. Come distribuire, quindi, i costi e i benefici della transizione verso una società anziana (Ferrera, M., et al. 2000)? Questa sarà, presumibilmente, una delle sfide per l’ Italia nel prossimo futuro.

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