QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento della popolazione italiana: effetti e politica sociale

Oggi, un’efficace riforma del welfare non poggia sul progettare in astratto una nuova architettura della protezione sociale, ma nel ricalibrare i profili della politica sociale ed economica (Esping-Andersen, et al. 2001).
Ed è proprio verso gli elementi di vulnerabilità della società — richiamati precedentemente — che sono rivolti i trasferimenti sociali, chiamati a svolgere un ruolo importante nell’attività di contrasto al disagio. In particolare, nella caratteristica condizione demografica dell’Italia, l’attenzione si concentrerà sulla verifica degli effetti dei trasferimenti verso le fasce più anziane della popolazione.
Ponendo a confronto virtualmente, mediante il grafico che segue (figura 9), una situazione in cui non fossero erogati in alcun modo trasferimenti alle famiglie o agli individui, con quella reale nella quale essi esistono, si nota una consistente differenza nelle realtà di tutti i Paesi dell’Unione europea. Volendo considerare la totale assenza dei trasferimenti (e dei loro effetti redistributivi) nel caso più rigoroso in cui tra questi fossero ricomprese anche le pensioni, la quota di popolazione dell’Unione, in media, a rischio di povertà13 raggiungerebbe la quota del 39% della popolazione;14 reinserendo il solo effetto delle pensioni, la quota passerebbe al 24%, che rappresenta pur sempre una differenza importante rispetto al valore del 15% nell’ipotesi di erogazione completa di trasferimenti.

Figura 9: Incidenza delle diverse tipologie di trasferimenti sulla percentuale di popolazione a rischio di povertà. Anno 2001
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Fonte: elaborazioni su dati del Database Eurostat NewCronos theme 3.

La situazione dell’Italia è particolarmente complessa, in quanto in totale assenza di trasferimenti la quota di popolazione a rischio di povertà raggiungerebbe il livello del 42%, superiore alla media sia dell’UE a 15, sia dell’UE a 25. Con il solo effetto delle pensioni, in considerazione della notevole quantità di risorse ad esse destinate, scenderebbe al 22%, posizionandosi a un livello più basso di popolazione a rischio povertà sia rispetto alla media dell’UE a 15, sia dell’UE a 25, e prossima a Paesi con alti livelli di protezione sociale. Introducendo tutti i trasferimenti, la quota di popolazione a rischio diminuirebbe di poco, attestandosi attorno al 19%, ben al di sopra della media UE. Anche se per pura evidenza empirica, si può realisticamente ritenere che le spese per i trasferimenti sociali, quali strumento di contrasto alla povertà, vadano irrinunciabilmente mantenuti, se non incrementati, nel rispetto dei vincoli imposti agli stati e alla loro politica di bilancio. In particolare, sembrano avere una discreta efficacia quelli a carattere pensionistico (anche se non in senso stretto), di norma indirizzati verso le persone non attive. Al contrario, la quota di popolazione che soffre di altri elementi di vulnerabilità, sembra non trovare sufficiente aiuto dagli scarsi trasferimenti a essa indirizzati, in quanto il disagio da essa manifestato, rimane tra i più alti d’Europa.

13 Popolazione a rischio di povertà secondo la definizione Eurostat: l’indicatore evidenzia la quota di popolazione con un reddito netto equivalente al di sotto del 60% del reddito mediano nazionale. Il reddito cosiddetto equivalente è una grandezza che tiene conto dell’ampiezza e della composizione della famiglia cui è riferito, e viene attribuito a ciascun componente il nucleo familiare.
14 Fonte: Statistics in focus, Eurostat, 16/2004.


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