QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento della popolazione italiana: effetti e politica sociale

Nei Paesi dell’Unione i trasferimenti rappresentano la quasi totalità della spesa per la protezione sociale (al netto delle spese di amministrazione e pochi altri costi). Essi sono ripartiti in funzioni,10 comunemente aggregate in sei voci di spesa: vecchiaia e superstiti, cure, famiglia, disabilità, disoccupazione, casa ed esclusione. Nelle tabelle D e E (in Appendice), si evidenziano i diversi orientamenti di spesa dei diversi Paesi, pur nella uniformità di tendenza di crescita della spesa in linea con il PIL.
Tali differenze riflettono differenti standard di vita, ma sono altresì indicativi di diversi sistemi di protezione sociale nazionali,11 di strutture demografiche, economiche e sociali caratteristiche di ciascun Paese.
In particolare, per quanto riguarda la spesa destinata a pensioni di vecchiaia e ai superstiti, essa rappresenta la più consistente quota sul totale della spesa per la protezione sociale, attestandosi in media per l’Unione Europea al 46%, ed al 15,7% sul PIL. Alle prestazioni verso la fascia più anziana e, spesso, più debole della popolazione, viene riconosciuto, indubbiamente, un ruolo fondamentale nel contrasto delle situazioni di disagio (anche potenziale), che spesso caratterizzano la popolazione non attiva. Questo provoca, senza dubbio, un forte squilibrio nella ripartizione delle risorse, penalizzando spesso gli interventi a favore di altre quote della popolazione che si trovino ugualmente in situazione di disagio. Nel panorama abbastanza omogeneo di distribuzione dei fondi, si delineano in particolare due Paesi, l’Irlanda per il basso impiego di risorse destinate al sistema pensionistico (24,8%), dovuto essenzialmente alla propria struttura demografica (appena l’11% della popolazione supera i 65 anni di età ed il 30,1% della popolazione al di sotto dei 20 anni), e l’Italia, al contrario, per l’alta percentuale di impiego (62,3%). L’Italia, del resto, è caratterizzata da un indice di vecchiaia e dalla presenza di popolazione sopra i 65 anni superiori alla media comunitaria. Segue la funzione cure (pari al 28,2%) in termini di peso sul totale della spesa UE, e al 6,9% rispetto al PIL.
In termini complessivi, tuttavia, nei paesi dell’Unione esiste generalmente una relazione positiva tra il PIL pro capite e la Spesa pro capite (figura 8), ciò a significare che sussiste una sostanziale convergenza12 della maggior parte dei Paesi negli orientamenti di spesa per la protezione sociale, riconoscendo, da un lato, la sua necessità, e, dall’altro, la difficoltà di cambiamenti radicali nei sistemi di welfare a causa dei vincoli istituzionali.

Figura 8: Relazione tra PIL pro capite e spesa per protezione sociale pro capite (pps). UE=100. Anno 2001
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Fonte: proprie elaborazioni su dati da European Social Statistics: Eurostat, 2004.

9 Confronta: Statistics in focus, theme 3, 6/2004 ed Eurostat Yearbook 2004: “Population at risk of poverty in EU-15”.
10 In accordo con la metodologia ESSPROS utilizzata da Eurostat. La metodologia ESSPROS disaggrega la spesa per la protezione sociale in undici componenti o funzioni: Malattia, Invalidità-inabilità, Infortuni sul lavoro e malattie professionali, Vecchiaia, Superstiti, Maternità, famiglia, collocamento, orientamento professionale e mobilità, Disoccupazione, Alloggio, Varie.
11 Tradizionalmente vengono distinti quattro differenti sistemi di protezione sociale: il modello scandinavo, il modello continentale, il modello anglosassone e il mediterraneo. Con l’ingresso dei nuovi membri dell’Unione questa distinzione dovrà necessariamente essere rivista al fine di creare nuovi modelli o inserire tali Paesi in quelli già esistenti.
12 Nel panorama di sostanziale convergenza (sia il coefficiente di correlazione che R2 = 0,79 sono elevati), si delineano le condizioni caratteristiche di alcuni Paesi che si situano al di fuori dei gruppi. In particolare, Lussemburgo, caratterizzato da un PIL molto elevato e da una spesa consistente, che lo pongono molto lontano dagli altri Paesi; Irlanda che, a fronte di un PIL consistente non affianca una spesa adeguata, come anche Spagna, Finlandia e Malta.


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