QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

La sostenibilità finanziaria dei sistemi di protezione sociale (in particolare in relazione alle prestazioni di pensione)

Il Segretariato OCSE5 ha sviluppato un modello che, in relazione al numero di percipienti e al totale dei servizi pensionistici, permette di stimare i cambiamenti necessari tra il 2005 e il 2025 affinché un Paese “standard”6 riesca a contenere il livello del debito pubblico entro il limite del 55% del PIL.

Tabella 1
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Sebbene questi dati non forniscano altro che una stima approssimativa, è lecito prevedere che più a lungo i singoli Paesi aspettano prima di introdurre le disposizioni relative alle pensioni di anzianità, più cresce la possibilità che le riforme previste si rivelino tanto fondamentali quanto drammatiche. L’esperienza insegna che quando i sistemi pensionistici vengono riformati è necessario un lungo periodo di transizione affinché i cittadini accettino la nuova situazione e modifichino i propri comportamenti in termini di risparmio. A partire dagli anni Novanta, la maggior parte degli Stati membri dell’UE ha cercato di introdurre riforme dei sistemi pensionistici volte a renderli più equi, efficienti e sostenibili dal punto di vista finanziario. La Commissione e il Consiglio dell’UE si dimostrano fortemente favorevoli a tale processo.7

5 -Cfr. Dang, T.T. et al. (2001): “The fiscal implications of ageing: projections of age-related spending”, OECD Economics Department Working Papers, No. 305, Paris.
6 – Tra tutti i modelli di stima per Paese, sono gli U.S.A. e il Giappone i membri OCSE la cui spesa pubblica per le pensioni di anzianità risulta inferiore rispetto alla spesa degli Stati europei. Ciò significa che il modello medio in Europa risulterebbe superiore ai dati provenienti dall’OCSE. Inoltre questo valore medio non dice nulla sulle differenze tra i Paesi europei stessi.
7 – v. Consiglio dell’Unione europea (2003).


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