QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

La sostenibilità finanziaria dei sistemi di protezione sociale (in particolare in relazione alle prestazioni di pensione)

Dove Arp rappresenta la pensione di anzianità media; Nº p il numero dei pensionati; As la retribuzione media da cui sono stati prelevati i contributi; Nº w il numero di lavoratori in attività e Sc il tasso di contribuzione sociale.
Le cause dello squilibrio del sistema vanno ricercate nella questione demografica illustrata in precedenza, e nella sua scarsa equità. In altre parole:
1. Il numero dei pensionati aumenta secondo un tasso che risulta superiore rispetto al numero di lavoratori (∆ Nº p >∆ Nº w). Nei casi in cui il sistema evidenzi un tasso di sostituzione dei lavoratori variabile [Arp/As], si riscontra la riduzione della pensione di anzianità media (Arp). In genere il sistema è caratterizzato da un tasso fisso di sostituzione dei lavoratori; di conseguenza, per poter bilanciare l’equazione, o si aumentano i contributi sociali – misura che comporta la perdita di competitività delle imprese nazionali e conduce a una riduzione dell’occupazione – o si aumenta il deficit pubblico. La figura 6 illustra la crescita dello squilibrio tra il numero dei pensionati e quello dei lavoratori in attività tra il 2000 e il 2050.
2. Quando la pensione di anzianità media cresce più rapidamente dei contributi medi sulle retribuzioni (∆ Arp >∆ As) si ha lo stesso risultato: o si aumentano i tassi di contribuzione, o si agisce sul deficit di bilancio.
Al fine di valutare l’equità e il carattere proporzionale del sistema, di norma si ricorre a una serie di indicatori: il tasso di rendimento delle pensioni e quello di sostituzione. Il primo è pari al rapporto tra il valore finale dei contributi versati nel corso della vita attiva dei lavoratori e la pensione di anzianità che riceveranno. Questo indice rispecchia i “rendimenti” ottenuti dal sistema pensionistico e, paradossalmente, in diversi Paesi tende a essere maggiore per chi ha contribuito al regime previdenziale per un numero di anni inferiore. Negli anni Sessanta — in conseguenza della situazione economica effervescente, delle promesse elettorali e di altri fattori — le parti sociali hanno raggiunto una serie di accordi che permettevano ai lavoratori di accedere a pieno titolo alle pensioni pur avendo versato solo pochi anni di contributi; si accettava così l’idea che queste persone avrebbero ricevuto una pensione molto maggiore rispetto all’ammontare dei contributi effettivamente versati, il che ha condotto all’odierna mancanza di proporzionalità in seno ai sistemi pensionistici.

Figura 6: Tasso di dipendenza dei pensionati (oltre 65 anni) rispetto al numero di lavoratori attivi (20-64 anni)
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