QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

La sostenibilità finanziaria dei sistemi di protezione sociale (in particolare in relazione alle prestazioni di pensione)

D’altra parte, gli esperti hanno evidenziato un debito pubblico implicito di notevolissima entità contratto dai Governi nei confronti dei pensionati attuali e futuri, debito che ammonta a diverse volte il PIL4 e corrisponde al patrimonio lasciato in eredità dalle generazioni di oggi ai loro discendenti. Lo European System of National Accounts (SEC-95) registra le operazioni dei Governi sulla base del principio dei diritti acquisiti; tuttavia, i sistemi di distribuzione prevedono che solo le pensioni riconosciute e quelle già versate rientrino nella spesa annuale. Il debito implicito della sicurezza sociale deriva dai diritti acquisiti in conseguenza dei contributi versati ma per il momento non riconosciuti, poiché i lavoratori interessati non hanno ancora raggiunto l’età pensionabile. Se il principio dei diritti acquisiti venisse applicato al regime pensionistico, i conti pubblici di tutti gli Stati membri dell’UE presenterebbero disavanzi enormi.
Non ci si può attendere che la situazione attuale possa essere affrontata aumentando le tasse o i contributi sociali, dato che la competitività di ciascun Paese ne verrebbe a soffrire enormemente. I flussi migratori non rappresentano assolutamente una soluzione definitiva: i giovani provenienti da altri Paesi sono indubbiamente nuovi contribuenti ma, a seguito dei ricongiungimenti familiari, si verificano presto aumenti nella spesa sanitaria e per l’istruzione, come negli assegni familiari ecc., per tacere dei risvolti culturali della questione. D’altra parte, le ricerche condotte in Stati membri dell’UE come la Francia e la Germania, caratterizzati da una lunga storia di flussi migratori, rivelano che i nuovi arrivati si conformano alla struttura demografica del Paese ospite a partire dalla seconda generazione.
È quindi essenziale conseguire eccedenze di bilancio in maniera tale da poter rimborsare parte del debito pubblico, sgravandosi di tale fardello, e permettere la creazione di riserve utili ad affrontare il debito implicito dei sistemi previdenziali. A tale scopo, il ritocco delle condizioni del Patto di stabilità da parte dei membri dell’Unione monetaria non fa altro che peggiorare il problema. Tra il 22 e il 23 marzo 2005, in seguito alle forti pressioni esercitate dai governi di Francia e Germania, si è proceduto a rendere meno severe le disposizioni del Patto di stabilità e di crescita. In realtà, nel 2004 questi due Paesi presentavano deficit di bilancio pari al 3,7% del PIL. In virtù del nuovo accordo, il Patto rimane formalmente in vigore, prevedendo il limite del 3% del PIL nel caso del deficit di bilancio, e del 60% del PIL nel caso del debito pubblico. Tuttavia, da quel momento in avanti, il sistema permette di tenere conto di “altri fattori pertinenti” qualora si superi di poco la soglia del 3%. Non esiste alcun riferimento specifico alla natura dei fattori imprescindibili, e ogni decisione viene interamente lasciata agli Stati membri e alle istituzioni. In tal modo i governi, per ragioni strettamente politiche, stanno rimandando a un secondo momento l’ingrato compito di prendere decisioni impopolari che non desiderano prendere oggi – in altre parole, scaricano questa responsabilità sulle generazioni future.
In virtù dello scenario illustrato sopra, risulta evidente che una riforma mirata ad assicurare la sostenibilità del sistema pensionistico dovrebbe rappresentare sia una priorità politica, sia un elemento essenziale per cogliere pienamente la situazione attuale, prendendo in considerazione il numero più ampio possibile di fattori in gioco.
Al fine di comprendere la questione della sostenibilità finanziaria è necessario individuare come segue il sistema distributivo:
Arp x Nº p = As x Nº w x Sc

4- Per esempio, Magnoni d’Intignano, B. (1997), rifacendosi a fonti del INSEE, calcola che a metà degli anni Novanta il debito totale della Francia fosse pari a circa 2,5-3,75 volte il PIL; Barea, J. (1999 e 2004) stima al 217% del PIL il debito totale della Spagna, di cui il 109% rappresenterebbe il debito esplicito — corrispondente agli impegni contratti con gli attuali pensionati — e al 108% il debito implicito, che si riferisce agli impegni verso i contribuenti attivi. Nel tempo, quest’ultimo può solo aumentare (le stime relative alla Spagna indicano che è raddoppiato tra il 1990 e il 1996). La situazione non muta nel caso dei nuovi Stati membri. Secondo l’Ufficio plenipotenziario polacco, nella seconda metà degli anni Novanta il debito implicito relativo alle pensioni si sarebbe aggirato intorno al 200% del PIL annuo (OECD, 1998, p. 83).


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