QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Archivio di luglio, 2006

Quaderno n.5 / Luglio 2006: La politica del welfare fra invecchiamento e svecchiamento

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Editoriale
Orio Giarini e Mara Tagliabue

La sostenibilità finanziaria dei sistemi di protezione sociale (in particolare in relazione alle prestazioni di pensione)

Maite Barea

Le pensioni e il lavoro a tempo parziale in Svezia
Eskil Wadensjö

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TFR e previdenza complementare: si può ragionarne a prescindere dagli sviluppi del sistema di welfare?

1. Introduzione

La promulgazione del D.Lgs 252 del 2005 ha fatto compiere un ulteriore passo in avanti alla definizione del secondo pilastro del sistema previdenziale in Italia. Essa si è accompagnata a vigorose polemiche, sulla posizione più o meno privilegiata da assegnare dapprima ai fondi cosiddetti collettivi e poi sul ritardo della sua effettiva applicazione. Il clamore a esse legato ha però fatto perdere di vista una serie di altri importanti punti, altrettanto controversi e intrinsecamente legati all’opzione fondamentale con quel decreto (e già in precedenza) perseguita.
In questa nota si intende esaminare criticamente i profili di quel decreto, non solo e non tanto per quanto concerne gli aspetti legati al ruolo dei fondi collettivi, bensì partendo dalle ragioni e dai problemi che sottostanno il ricercato sviluppo della previdenza complementare. Si esporranno quindi alcune osservazioni critiche sulle scelte compiute nel decreto per concludere quindi prospettando possibili linee migliorative, che, necessariamente, non possono però prescindere dall’evoluzione dello stesso pilastro di base.
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Il Sistema Salute: esperienze dai Paesi industrializzati e ruolo dell’assicurazione privata

1. Introduzione

Nei paesi avanzati la salute ha assunto una posizione centrale nella scala dei valori individuali. La domanda di qualità della vita è entrata a far parte del vissuto quotidiano, anche grazie al contributo della scienza medica, che ha creato nuove aspettative nella lotta contro il male. I cittadini hanno abbandonato l’atteggiamento passivo di fronte all’ineluttabilità degli eventi morbosi, manifestando un assoluto rifiuto della malattia e del dolore.
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Longevità, modelli sistemici e rischio d’impresa

“È meglio avere un reddito duraturo piuttosto che avere fascino.” Oscar Wilde.

“La specializzazione può essere una tentazione per lo scienziato; per il filosofo è un peccato mortale.” K.R. Popper.

1. Introduzione

La tematica della previdenza in generale e gli aspetti relativi alla previdenza complementare in particolare hanno indubbiamente affollato negli ultimi anni i programmi dei convegni, gli indici delle riviste e le pagine della stampa, quotidiana e settimanale, nazionale e internazionale.
Nonostante questo contesto, il tema dell’erogazione delle prestazioni pensionistiche, ossia del momento finale del sistema previdenziale rispetto alla quale la fase dell’accumulo è mero per quanto essenziale strumento, è rimasto decisamente sullo sfondo nel dibattito pubblico, forse per un effetto di priorità temporale. Ora, in effetti, è il momento della creazione dello stock di risorse previdenziali, un domani — in Italia ancora non vicinissimo — sarà centrale la loro distribuzione ai futuri pensionati.
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Per scelta o per forza: l’innalzamento dell’età di pensionamento in Italia

1. Introduzione

L’andamento demografico dei maggiori paesi industrializzati, e in particolare l’aumento della vita attesa unito ad un calo della natalità, causa problemi di sostenibilità finanziaria ai sistemi pensionistici pubblici finanziati con un meccanismo a ripartizione. A partire dagli anni Novanta, la maggior parte dei paesi europei ha attuato riforme dei sistemi previdenziali pubblici per garantirne la sostenibilità futura: le riforme effettuate contengono mix diversi di misure volte a sanare i bilanci previdenziali, includendo tra queste l’aumento degli oneri contributivi durante la vita attiva, la riduzione dei benefici pensionistici e l’aumento dell’età media di pensionamento.
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La mortalità differenziale: un fattore demografico di cui la riforma del sistema previdenziale non tiene conto adeguatamente

1. Introduzione

Dalla fine dell’Ottocento le popolazioni del mondo occidentale hanno sperimentato una rivoluzione silenziosa che ha consentito ai propri componenti di vivere sempre più a lungo per cui il raggiungimento delle soglie d’età che oggi connotano la vecchiaia è diventato un evento pressoché sicuro.
All’origine di questa evoluzione stanno le grandi trasformazioni innescate dal processo di modernizzazione della società che hanno avviato la diffusione dell’igiene di base, il progressivo adeguamento del quadro sanitario a standard via via più elevati e all’interazione di questi fattori con l’aumento del tenore di vita; questo processo, pur se avviatosi in Italia con un certo ritardo e più lentamente rispetto a quanto avvenuto in altri paesi industrializzati, ha fatto registrare una rapida accelerazione negli ultimi trent’anni ed il nostro paese da tempo ormai è nel gruppo di quelli caratterizzati dalla speranza di vita o vita media più alta: alle soglie degli anni 2000 risultava pari a 76 anni per gli uomini e ad 82 per le donne. Questi risultati si riferiscono alla popolazione nel suo complesso ed evidenziano il livello cui sono giunte attualmente differenze di rischio di morte fra i due sessi, che sono anche le più note, ma la mortalità differenziale (per area geografica, ceto sociale, ecc.) è in realtà un fenomeno molto più generale, articolato e non facile da studiare e con ricadute economico-sociali non trascurabili, in particolare dal punto di vista pensionistico.
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I compiti della COVIP nella riforma della previdenza complementare italiana

1. Introduzione

Il quadro degli ultimi interventi legislativi in materia pensionistica aderisce ad una esigenza particolarmente importante del Paese: lo sviluppo della previdenza complementare quale elemento essenziale per il rafforzamento della tutela nell’età anziana, necessario a favorire un più adeguato soddisfacimento delle esigenze di benessere dei futuri pensionati.
La revisione del sistema pensionistico approvata nel 2004-2005 persegue tale obiettivo mediante la predisposizione di un assetto normativo volto a promuovere l’ampliamento delle adesioni e il rafforzamento del finanziamento delle forme pensionistiche complementari: dal conferimento del TFR alla revisione della disciplina fiscale, alla predisposizione di strumenti in grado di favorire una più consapevole adesione e una maggiore libertà di circolazione nel sistema, per citare alcuni tra i punti più rilevanti dell’intervento.
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L’invecchiamento della popolazione italiana: effetti e politica sociale

1. Evoluzione demografica della popolazione italiana

Negli ultimi cinquant’anni la popolazione italiana ha subito evidenti e rilevanti trasformazioni demografiche, dovute soprattutto a cambiamenti nelle abitudini, negli stili di vita, nei comportamenti e nelle scelte in genere. Dopo gli anni Sessanta, ovvero gli anni del baby boom, si sono registrate in Italia dinamiche demografiche diametralmente opposte agli anni precedenti. I grandi problemi legati alla demografia in Italia sono oggi ormai noti: la caduta della natalità e della fecondità; i nuovi modelli di costituzione e di scioglimento delle coppie e delle famiglie; la durata della vita e l’invecchiamento della popolazione; i problemi delle minoranze, delle etnie e soprattutto quelli legati alle migrazioni; il diverso ruolo, rispetto al passato, della popolazione femminile; le questioni specifiche dell’infanzia, dei giovani, degli anziani (Baldi, S. e Cagiano de Azevedo, R., 1999).
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Invecchiare a casa: il supporto delle tecnologie

1. Introduzione

Ci si attende che i cambiamenti demografici nei paesi sviluppati, che portano alla cosiddetta “inversione del triangolo demografico”, avranno un impatto particolarmente drammatico su queste società. Un numero crescente di cittadini anziani, con ridotta capacità fisica e intellettiva e, spesso, affetti da malattie croniche e degenerative, avranno necessità di aiuto per rimanere autonomi e poter trascorrere la loro “anzianità a domicilio” nelle rispettive abitazioni. La possibilità di vivere autonomamente è un obiettivo importante non solo perchè generalmente rappresenta un desiderio vitale per le persone anziane, che auspicano una buona qualità di vita, ma pure perchè viene a ridursi la responsabilità a carico di ospedali e strutture assistenzialistiche, caratterizzate da costi rilevanti. L’“anzianità a domicilio” costituisce un elemento chiave di un nuovo tipo di strategia volta a accrescere la qualità della salute e, nello stesso tempo, al controllo delle spese: spostandosi cioè dal concetto di assistenza per “l’invecchiamento mainframe”, secondo la definizione di Andy Grove, presidente di Intel Corp., verso un modello più decentrato, ove ogni singola abitazione diviene un sito per prevenire o affrontare i problemi di salute.
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Longevità e BDNF: il ruolo del cervello nella regolazione della durata della vita secondo un punto di vista evolutivo

1. Introduzione

Studi condotti negli ultimi 25 anni hanno dimostrato che la massima durata teorica della vita per una determinata specie, 120 anni per gli esseri umani, è fortemente correlata al rapporto tra le dimensioni del cervello rispetto al corpo (brain/body-size ratio). Questo è particolarmente vero nei mammiferi, con l’eccezione dei pipistrelli che in media vivono tre volte più a lungo di quanto sarebbe prevedibile in base al loro rapporto cervello/corpo.1 Da questi studi anatomici comparativi si è arrivati alla conclusione, inaspettata, che la durata della vita sia largamente controllata dal cervello. Le teorie evoluzionistiche forniscono la chiave per capire come il cervello possa controllare la durata della vita. Secondo queste teorie, durante l’evoluzione il controllo del metabolismo corporeo (incluso il controllo dell’immagazzinamento dell’energia nel grasso corporeo e la ricerca di nuova energia, cioè di cibo) si è localizzato nel cervello che, di conseguenza, ha assunto il controllo della salute dell’intero corpo e della resistenza agli stress della vita. D’altra parte, la salute del cervello stesso è soggetta alla salute generale del corpo. In sostanza, la durata della vita di un individuo appare essere determinata da una reciproca influenza tra cervello e corpo che si instaura grazie a segnali che viaggiano dal corpo al cervello e viceversa. La possibilità in un prossimo futuro di capire come il cervello e il corpo si influenzino a vicenda e quale sia la natura di questi segnali fisiologici avrà un impatto fortissimo sulla nostra attitudine verso la vita e l’invecchiamento.

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