QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’opportunità della finestra demografica in italia: perché non sfruttarla?

L’inizio del periodo definito del “baby boom” è stato fatto, storicamente, coincidere intorno all’anno 1964; coloro che sono nati in quel periodo, quindi, oggi hanno un’età compresa tra 41 e 46 anni circa. Ciò significa che l’Italia si trova in questo momento a beneficiare, soprattutto a livello previdenziale, di una quota di contribuenti rilevante; vi è, cioè, una finestra demografica nel senso che il baby boom ha permesso, in questa fase storica, di avere a disposizione una percentuale elevata di popolazione attiva, la quale, al contrario, sarà seguita da un periodo di crisi previdenziale, eredità di una riduzione sostanziale del tasso di fecondità, iniziata alla fine del baby boom, e che prosegue tuttora. Se non si cercherà quindi di protrarre nel tempo i benefici che derivano da questa quota elevata di popolazione attiva la nostra finestra demografica sarà destinata a chiudersi nel momento in cui gli ultimi nati nel periodo del baby boom supereranno la soglia dei 65 anni e faranno aumentare in misura sproporzionata il carico sociale delle giovani generazioni. Sarebbe quindi auspicabile, se non addirittura necessario, rinviare i benefici previdenziali che derivano da tale finestra anche negli anni a venire, promuovendo sin d’ora un processo di invecchiamento attivo, ovvero di partecipazione al mondo del lavoro, pure se in forma graduale, degli ultrasessantacinquenni.

“D’altra parte, la transizione demografica fa sì che il nostro Paese si trovi oggi in una fase espansiva, demograficamente parlando, della popolazione molto adulta dando così ancora alcuni anni di respiro per finanziare un tradizionale sistema previdenziale; ma nel prossimo futuro e ancor di più con l’entrata dei baby boomers nell’età anziana, le pensioni convenzionali non potranno più essere garantite dal forte patto di solidarietà intergenerazionale. Un sistema a ripartizione, nonostante le diverse forme che può assumere, si fonda su un rapporto equilibrato tra contributi versati dalla popolazione attiva e le rendite erogate ai pensionati. Il primo passo per raggiungere un più sano e adeguato sviluppo impone quindi la sostituzione delle ormai inadeguate definizioni della condizione anziana. In altre parole, il processo d’invecchiamento e lo status delle persone anziane dovranno essere ripensati e re-interpretati, sottolineandone gli aspetti positivi e desiderabili; di pari passo, le politiche sociali ed economiche dovranno tenere conto della situazione demografica che presto sarà profondamente diversa da quella conosciuta oggi e nel passato. Se è vero che l’invecchiamento biologico si configura come processo del tutto soggettivo, è anche vero che sussiste la necessità di identificare una soglia oggettiva d’ingresso nella condizione anziana.”
(Cagiano de Azevedo e Cassani, 2005).

Dalla figura 2 possiamo facilmente vedere la presenza della finestra demografica che va chiudendosi con l’approssimarsi delle generazioni del baby boom al compimento dei 65 anni di età. Le tre curve rappresentano l’evoluzione dell’ammontare della popolazione residente in Italia al censimento 1981 e 2001, e le previsioni di popolazione al 2021 (dati Istat). In tutte e tre le curve si notano dei picchi che corrispondono al boom di nascite verificatosi negli anni sessanta (ovvero durante il baby boom). Sono queste generazioni che consentono oggi di alimentare il sistema finanziario-pensionistico; sarebbe quindi utile, se non necessario, rinviare il più possibile l’uscita di questa parte di popolazione dal mondo del lavoro, dal momento che le generazioni successive, essendo numericamente più ridotte, non potranno sostenere il crescente carico pensionistico, provocando un inevitabile tracollo economico.

Figura 2: Percentuale di popolazione in età 0-79 anni ai Censimenti 1981-2001 e previsioni 2021, Italia
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Nel nostro Paese, la finestra demografica riguarda pertanto la classe di popolazione che si sta avvicinando alla soglia di anzianità: diversamente dai PVS che ottengono benefici da un iniziale miglioramento dei tassi di mortalità e da una flessione di quelli di fecondità, in Italia è l’aumento considerevole della fascia di popolazione appartenente alla classe di età 40-50 anni (i baby boomers) che produrrà, tra 15-20 anni un aumento considerevole della classe degli anziani la quale, se impiegata nel sistema produttivo anche dopo tale soglia, permetterebbe di ottenere benefici nel sistema economico e produttivo.


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