QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Il problema dell’età pensionabile: un punto di vista sindacale

È auspicabile che il nodo dei fondi complementari venga sciolto quanto prima, affinché si completi la modernizzazione del nostro sistema previdenziale. A questo fine è al contempo necessaria anche una riforma del terzo pilastro, sulla quale l’Italia è ancora molto indietro rispetto alle condizioni del resto d’Europa, pur avendo un tasso di risparmio individuale e delle famiglie superiore a quello di molti Paesi. I nostri risparmiatori sono pressoché indifesi contro le forme di speculazione, il mercato azionario non garantisce parità di condizioni di accesso e certezza di controlli, banche e assicurazioni operano spesso in condizioni cartello che penalizzano il consumatore, il sistema di tassazione premia i grandi investitori e le operazioni speculative.
Queste storture vanno eliminate rapidamente, se si vuole dare vita a un sistema previdenziale al passo con i tempi e con le migliori esperienze internazionali, che possa assicurare un futuro di stabilità e di benessere.
L’accelerazione dell’invecchiamento della popolazione pone infatti già da tempo un interrogativo ulteriore, forse il più affascinante, ovvero cosa possano e debbano fare le persone dopo la pensione, dal momento che l’aspettativa di vita si allunga e l’età pensionabile non può certo essere prolungata oltre un certo limite.
Le politiche previdenziali pubbliche ancora oggi limitano sensibilmente l’accesso o la permanenza nel lavoro delle persone anziane, nella convinzione che possano danneggiare il diritto al lavoro dei più giovani. Per molto tempo anche nel sindacato si è sostenuto l’assioma che un anziano che lavora “porta via il posto” a chi è più giovane.
In realtà la quantità di posti di lavoro disponibili dipende prevalentemente dallo stato di salute dell’economia e dal funzionamento del mercato del lavoro. Viceversa la permanenza anche parziale degli anziani nella vita attiva produce numerosi effetti positivi. Il loro lavoro infatti genera ricchezza, alimentando lo sviluppo, i consumi e il risparmio; produce maggiori introiti previdenziali e fiscali, sostenendo il welfare del quale gli anziani sono i maggiori fruitori; consente agli anziani di affiancare i giovani come formatori, trasferendo loro professionalità che altrimenti andrebbero perdute; rafforza la rete del volontariato e dell’associazionismo sociale, integrando l’offerta pubblica di welfare; sottrae gli anziani al deperimento fisico e mentale, riducendo di conseguenza la spesa sanitaria.
Un anziano attivo invecchia più lentamente e più felicemente, non costituisce un peso ma una risorsa, comunica valori positivi al contesto sociale che lo circonda. Comprendere il senso di questa semplice constatazione significa produrre un grande cambiamento concettuale, affrontando il tema dell’invecchiamento da un punto di vista non difensivo ma propositivo; significa affiancare alla cura la prevenzione, sostituire l’esclusione con l’accoglienza, combattere l’alienazione con la valorizzazione e l’integrazione.
Solo un approccio non conservativo potrà risolvere anche l’esplosivo conflitto tra generazioni che attraversa la nostra società. L’invecchiamento complessivo fa sì che i giovani diventino adulti sempre più tardi e gli anziani detengano tutte le leve del potere, impedendo l’attivazione dei percorsi naturali di avvicendamento che accompagnavano un’ aspettativa di vita più breve.
I parametri interpretativi con i quali siamo ancora abituati ad analizzare i fenomeni appartengono al secolo passato. La civiltà occidentale, e quella italiana in particolare, potranno garantire nel lungo periodo ai propri cittadini l’attuale livello di benessere e una convivenza pacifica e fertile con le civiltà emergenti solo a patto che sappiano produrre al proprio interno un avanzamento culturale radicale.
In Italia, il Friuli Venezia Giulia e Trieste vivono più di altre realtà europee le contraddizioni di questa nuova condizione. Ciò rende più difficile la risoluzione dei problemi, ma può trasformare questo territorio in un fecondo laboratorio per esperimenti innovativi legati al welfare.
Questi possono essere avviati sul versante economico, stimolando la crescita di nuove attività nell’industria (biomedicale, demotica), nei servizi (assistenza domiciliare, case di riposo, privato sociale), nella ricerca (genetica, bio e nanotecnologie). Altrettanto può essere fatto dal lato delle politiche pubbliche per la sanità e per l’assistenza, testando nuovi sistemi di gestione, di cura e prevenzione, di integrazione transfrontaliera, ma anche dando vita a forme di ammortizzatori sociali e di risparmio previdenziale aggiuntivi a quelli nazionali.
Ma forse la prospettiva più importante è quella di promuovere qui occasioni di rilevanza internazionale per lo studio e l’approfondimento delle nuove trasformazioni sociali; ovvero di stimolare in tutti i modi possibili una profonda, indifferibile e duratura consapevolezza culturale.


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