QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Fondi pensione: quale prospettiva per i giovani

3. La partecipazione delle generazioni più giovani ai fondi pensione: tendenze e prospettive

Nel contesto descritto, è agevole rilevare come le giovani generazioni dovrebbero risultare quelle potenzialmente più interessate a sottoscrivere piani previdenziali complementari per i già menzionati effetti della riforma del sistema pensionistico obbligatorio.
L’adesione alla previdenza complementare da parte dei giovani si configura infatti assolutamente necessaria nel sistema pensionistico riformato, se essi mirano a disporre nell’età anziana di livelli di reddito comparabili a quelli finora assicurati alle generazioni che li hanno preceduti.
Al riguardo, i dati sulle caratteristiche degli iscritti ai fondi pensione negoziali e a quelli aperti forniscono utili elementi per la valutazione del grado di partecipazione ai fondi da parte delle diverse fasce di età.
Con riferimento ai fondi negoziali, le adesioni risultano prevalentemente concentrate nelle classi di età comprese fra i 30 e i 54 anni (circa l’85% del totale), mentre la percentuale di iscritti con più di 55 anni è pari a circa il 7% (Tabella 3). Nel confronto con i dati degli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti dell’INPS si evidenzia una modesta partecipazione delle fasce giovanili ai fondi pensione negoziali senza distinzione di genere: sia gli uomini sia le donne con meno di 30 anni risultano in percentuale poco presenti fra gli iscritti ai fondi negoziali (meno del 7%). Questi dati confermano una tendenza già emersa negli anni precedenti, ovvero la maggiore partecipazione ai fondi negoziali da parte degli iscritti nelle classi di età “centrali”.
Anche per quanto riguarda i fondi aperti, confrontando le adesioni suddivise per fasce di età con gli iscritti alle gestioni pensionistiche dei lavoratori autonomi e dei professionisti, vengono sostanzialmente confermati i dati riscontrati nei fondi negoziali, con quasi l’80% delle adesioni concentrate fra i 30 e i 54 anni e una limitata partecipazione delle classi più giovani, pari a circa l’8% (Tabella 4).
Al riguardo, l’ormai consolidata esperienza multicomparto dei fondi aperti consente di effettuare anche un’analisi delle preferenze delle diverse classi di età quanto alla scelta della tipologia di comparto (Tabella 5). Alla fine del 2004 è proseguita la tendenza, già evidenziata nelle precedenti Relazioni annuali della COVIP, alla modifica delle preferenze in favore dei comparti obbligazionari, anche per la minore fiducia nei mercati azionari che si è venuta a determinare a seguito dell’andamento negativo registrato nel periodo ottobre 2000/marzo 2003. Tale tendenza è ancor più evidente con riferimento agli aderenti con meno di 30 anni di età, i quali nella fase di crescita dei mercati si erano orientati maggiormente verso le linee di investimento azionarie: dal 53% di iscritti con meno di 30 anni ai comparti azionari riscontrato nel 2001, si è passati al 37% di fine 2004.
Pertanto, le tendenze attuali non mostrano una piena consapevolezza del problema previdenziale da parte delle classi più giovani, ovvero quelle maggiormente interessate in prospettiva da riduzioni anche significative della copertura pensionistica di primo pilastro. Ciò si traduce in livelli di adesione ai fondi pensione ancora non del tutto soddisfacenti.
Sul perché di un siffatto atteggiamento possono essere avanzate diverse ipotesi, quali la miopia circa la necessità di pianificare le esigenze future con largo anticipo, la solidarietà intergenerazionale e la conseguente rete di protezione finora assicurata dai nuclei familiari, la discontinuità nei percorsi occupazionali e i maggiori vincoli di liquidità che contraddistinguono le classi di età che iniziano a inserirsi sul mercato del lavoro.
Al riguardo, due elementi possono, fra gli altri, ritenersi utili al fine di favorire l’adesione alla previdenza complementare da parte delle generazioni più giovani, quali la promozione e la diffusione di una adeguata educazione previdenziale e la previsione di incentivi fiscali.
Così, l’adeguatezza dell’informazione riveste un ruolo fondamentale per la sensibilizzazione delle fasce più giovani della popolazione verso il problema previdenziale. In questo ambito si innesta la prevista attuazione, da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la collaborazione della COVIP, di una campagna informativa sulla riforma della previdenza complementare e, in particolare, sulle modalità di devoluzione delle quote di TFR, intesa a promuovere adesioni consapevoli alle forme pensionistiche complementari.
Va da sé che non solo è importante promuovere la conoscenza delle forme pensionistiche complementari sotto il profilo dei vantaggi e degli svantaggi, ma assume altresì rilevanza la disponibilità di informazioni sui livelli che assumerà in futuro la copertura pensionistica assicurata dal primo pilastro. In tal modo, tutti gli individui, e in particolare i più giovani, potranno più consapevolmente assumere per tempo le più idonee iniziative di previdenza complementare atte colmare le differenze, non coperte dalla componente obbligatoria del sistema, che si verranno a creare rispetto alle proprie aspettative di reddito nell’età anziana.
Anche il tema delle forme di incentivazione fiscale da riconoscere alla previdenza complementare assume, come è naturale, un particolare rilievo ai fini dell’adesione da parte delle classi più giovani, ovvero quelle caratterizzate da più stringenti vincoli di liquidità nelle fasi di iniziale inserimento nel mercato del lavoro. A questo proposito, la normativa di attuazione della Legge delega, in corso di approvazione, prevede un regime tributario più favorevole per le contribuzioni versate dai nuovi iscritti lavoratori di prima occupazione; con riferimento ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, tali lavoratori possono portare in deduzione dal reddito complessivo, nei venti anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, la differenza fra l’importo di 25.822,75 euro, limite massimo deducibile in cinque anni, e i contributi effettivamente versati e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro annui.
In termini più generali, la menzionata normativa interviene in particolare sul trattamento fiscale della fase di erogazione, disponendo condizioni più favorevoli per coloro che hanno un più ampio orizzonte temporale di permanenza nel sistema della previdenza complementare. È previsto, infatti, che sulle quote di prestazione maturate a decorrere dal 1° gennaio 2006, al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati a imposta, sia applicata l’aliquota del 15%, ridotta dello 0,3% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione del 6%.

Tabella 1: Tasso di sostituzione (rapporto pensione/ultima retribuzione)
(Dipendente privato, 60 anni di età, 35 anni di contribuzione; valori percentuali)
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Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2002): Rapporto di strategia nazionale sulle pensioni. Per le ipotesi adottate, cfr. Appendice statistica del Rapporto, pagg. 31-40.

Tabella 2: Tasso di sostituzione generato dalla previdenza complementare
(figura base: 60 anni di età, 35 anni di contribuzione; profilo di carriera piatto; aliquota contributiva: 9%; oneri di gestione della fase di accumulo: 0,5%)

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Ipotesi utilizzate: anno di inizio della contribuzione: 2006; tasso di rendimento reale lordo: 3,5%; tasso di inflazione: 2%; oneri di gestione nella fase di erogazione: 0,5%; caricamento sul premio: 1%.
Tabella 3: Fondi pensione negoziali – Distribuzione degli iscritti per età e confronto con i lavoratori dipendenti* (dati di fine 2004)
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Fonte: Elaborazioni COVIP su dati ISTAT per i lavoratori dipendenti.
* I dati relativi agli iscritti si riferiscono ai fondi pensione negoziali autorizzati all’esercizio dell’attività.

Tabella 4: Fondi pensione aperti
Distribuzione degli iscritti per età e sesso e confronto con i lavoratori autonomi. (dati di fine 2004)

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Fonte: Elaborazioni COVIP su dati ISTAT.

Tabella 5: Fondi pensione aperti
Specializzazione dei comparti e distribuzione degli iscritti per età (dati di fine 2004)

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Fonte: Elaborazioni COVIP su dati ISTAT.


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