QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Aging society e sistemi pensionistici: pensioni degli over 70 in Italia

4. Sistema previdenziale e contrasto della povertà economica

Le informazioni sui pensionati esaminate nelle pagine precedenti documentano in modo eloquente l’elevata frammentazione del sistema previdenziale italiano, emerso attraverso una serie di provvedimenti di natura categoriale che, mentre hanno avuto l’effetto di amplificare la platea dei beneficiari, non sono però riusciti a introdurre elementi di maggiore equità nel rapporto costi-benefici sia a livello di adeguatezza dei trattamenti pensionistici individuali, sia di sostenibilità della spesa complessiva. A queste esigenze ha in effetti posto mano la riforma del sistema previdenziale varata con la legge n. 335/1995, ma i tempi necessariamente lunghi della transizione dal vecchio meccanismo retributivo a quello contributivo non hanno finora corretto le antiche distorsioni. Ai problemi connessi con le pensioni propriamente previdenziali — collegate cioè, in qualche misura, a forme di contribuzione — si aggiungono quelli delle pensioni propriamente assistenziali, idealmente collegate allo stato di bisogno di milioni di cittadini anziani e all’intento di fornire loro un reddito minimo di sussistenza (RMS).
In questo caso è però prevalsa la distribuzione a pioggia piuttosto che una logica selettiva basata su attendibili prove dei mezzi, con il duplice risultato di aiutare in misura insufficiente i più bisognosi e di disperdere una crescente quantità di risorse. Le notevoli disparità esistenti tra le diverse categorie di pensioni previdenziali (vecchiaia, anzianità, invalidità, superstiti) e assistenziali (pensioni ed assegni sociali) e, all’interno di queste, tra i diversi fondi di afferenza, emergono in modo evidente dall’analisi degli importi medi mensili lordi percepiti dai singoli, importi che, rapportati ad un numero indice di base (619,42 euro = 100), oscillano tra un valore massimo di 240 e un valore minimo di 36 punti (Tabella 15). La categoria professionale con la rendita complessivamente più bassa è quella dei coltivatori diretti (N.I. = 71), mentre quella con la rendita più elevata è formata dal composito mondo degli appartenenti ai fondi speciali (N.I. = 239).

Tabella 15: Importi medi mensili lordi delle pensioni per categoria e fondo di afferenza (Numeri Indice: media generale=100)
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Una caratteristica paradossale del nostro sistema previdenziale — che deriva sia dalla storia contributiva delle generazioni più anziane sia di una serie di disposizioni normative — è che i trattamenti medi dei pensionati per vecchiaia (pari a 598,93 euro) sono sistematicamente più bassi di quelli praticati per le pensioni di anzianità (media generale di 1.165,90 euro). In pratica, fino a questo momento, è risultato più conveniente andare in pensione con i requisiti d’età previsti per la pensione di anzianità, piuttosto che con quelli più impegnativi previsti per la pensione di vecchiaia. Un esempio eloquente di questa situazione è fornito dal fatto che quanti godono di una pensione di vecchiaia per effetto di provvedimenti di prepensionamento (376.368 individui) hanno una rendita quasi doppia (1.216,29 euro, con N.I. = 196) rispetto all’intero gruppo di riferimento (635,32 euro, con N.I. = 103); la rendita è inoltre ancora più elevata (1.461,97 euro, con N.I. = 236) per il sottogruppo di chi è stato prepensionato in età inferiore all’età di vecchiaia (92.454 individui).
Nell’ambito dei trattamenti propriamente previdenziali va segnalata la condizione assai precaria dei 3.683.551 superstiti (che da soli rappresentano più di 1/5 di tutti i pensionati) che mediamente ricevono meno di 445 euro lordi al mese, cioè un cifra di per sé inferiore alla soglia di povertà relativa per le famiglie di una componente fissata dall’Istat a 521,70 euro di spesa pro-capite mensile nel 2003. A essere in situazioni più critiche sono sistematicamente le donne che nel loro insieme ricevono importi mensili medi di circa 469 euro a fronte degli 836 euro percepiti dagli uomini, mentre la media complessiva è attestata sui 620 euro. Entrambi questi trattamenti medi si riducono al crescere dell’età dei pensionati come dimostrano coloro che hanno un’età uguale o superiore a 70 anni. La rendita media complessiva di questo sottoinsieme di oltre 9 milioni di pensionati (pari al 57% dell’universo) è infatti di 532 euro, con oscillazioni che vanno dai 688 euro degli uomini ai 448 euro delle donne. Con la sola eccezione dell’esiguo numero di donne ultrasettantenni che usufruiscono di una pensione di anzianità (circa 74.000) la rimanente parte, formata da circa 5.800.000 unità, non raggiunge mai la soglia media dei fatidici 516 euro mensili (cioè 1 milione di lire) e potrebbe dunque, teoricamente, rientrare nella potenziale platea di beneficiari della maggiorazione sociale. Se a questo numero, di per sé già cospicuo, si aggiungono i circa 400mila uomini (esattamente 424.712) che percepiscono trattamenti medi inferiori ai 516 euro, i potenziali beneficiari salirebbero a circa 6.200.000 unità.
Se a titolo esemplificativo prendiamo come riferimento la soglia di povertà del 2003 di un individuo che vive da solo (pari a 521,70 euro di spesa pro-capite mensile) si osserva che 6.229.959 pensionati con 70 anni e più potrebbero teoricamente essere a rischio di povertà relativa. Di questo vasto gruppo fanno parte anche 856.978 anziani (uomini e donne) che percepiscono una rendita di importo inferiore alla soglia di povertà assoluta (393 euro di spesa media mensile nel 2003). In questo caso, però, le verifiche reddituali adottate per concedere la maggiorazione sociale agli aventi diritto consente di operare una stima puntuale dei settantenni in stato di indigenza (relativa o assoluta). È bene comunque notare che a una pensione bassa non corrisponde necessariamente una condizione di indigenza, sia perché la pensione non è in molti casi l’unica fonte di reddito, sia perché attraverso i dati individuali non è dato di sapere quale sia lo status economico del nucleo familiare a cui si appartiene. Una conferma di questa non meccanica coincidenza è fornita per l’appunto dalle verifiche adottate per riconoscere la maggiorazione sociale.


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