QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

La partecipazione al lavoro degli anziani in Italia: tendenze, cause e questioni di policy

5. Conclusioni

L’impatto dell’invecchiamento sulla forza lavoro sarà più rilevante in Italia rispetto al resto d’Europa, dal momento che una tendenza demografica avversa è aggravata da un sistema di incentivi che penalizzano l’impiego di persone più anziane.
Il tasso di occupazione degli italiani che superano i 50 anni è sceso gradualmente negli anni Ottanta e agli inizi degli anni Novanta, a causa delle caratteristiche del sistema previdenziale e da una serie di crisi industriali durante le quali le imprese in ristrutturazione hanno fatto ricorso a massicci licenziamenti di lavoratori anziani e meno qualificati. La situazione è migliorata nella seconda metà degli anni Novanta grazie ai mutamenti nella composizione della forza lavoro e ai primi risultati delle riforme pensionistiche. Tuttavia, il divario dei tassi di occupazione con il resto dell’UE è ancora piuttosto ampio, e l’obiettivo della Commissione di raggiungere un tasso del 50% per coloro che sono tra i 55 e i 64 anni non sembra al momento realistico.
Le scelte individuali sull’età di pensionamento dipendono ampiamente dalla generosità del regime pensionistico, sebbene un’analisi econometrica abbia anche rilevato altri fattori rilevanti, quali ad esempio l’appartenenza a una coorte, l’istruzione e la famiglia. Simulazioni basate su queste stime mostrano che, limitando i benefici pensionistici e imponendo più rigidi requisiti di idoneità, si otterrebbe un impatto rilevante sull’età di pensionamento.
In Italia le sole misure che hanno effettivamente innalzato l’età di pensionamento sono state le successive riforme previdenziali. Tra il 1992 e il 2003 il sistema pensionistico è stato praticamente rivoluzionato. I requisiti per l’idoneità sono stati progressivamente resi più severi, sia relativamente all’età sia per gli anni di contribuzione, mentre le nuove regole di calcolo della pensione hanno ridotto il tasso di sostituzione e frenato la crescita della spesa pensionistica nel tempo. Un’ulteriore riforma previdenziale che promuova il ricorso alle pensioni private potrebbe incidere sull’età di pensionamento, oltre al contributo ovvio alla sostenibilità finanziaria della previdenza pubblica.
Comunque, incoraggiare l’uscita tardiva dal lavoro potrebbe richiedere una maggiore quantità di azioni politiche, riguardanti non solo il sistema pensionistico ma anche il mercato del lavoro. Incentivi diretti a combattere la disoccupazione esistono, ma sono quasi esclusivamente rivolti ai giovani e le ultime riforme del mercato del lavoro lo confermano. L’istituzione di incentivi finanziari per l’assunzione di lavoratori anziani o per i disoccupati di lunga durata rappresenterebbe una strategia efficace per allungare la media della vita lavorativa.
Una più graduale transizione dal lavoro al pensionamento potrebbe essere raggiunta attraverso forme di impiego più flessibili, come il part-time. A questo riguardo, l’Italia si situa dietro agli altri Paesi europei. Si dovrebbe prendere in considerazione un ulteriore sviluppo dei piani di previdenza privata, con programmi che adottino un trattamento fiscale favorevole per i lavoratori anziani e adeguino i prodotti previdenziali alle loro esigenze.

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