QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

La partecipazione al lavoro degli anziani in Italia: tendenze, cause e questioni di policy

2. Motivazioni

L’Italia ha uno dei tassi di dipendenza degli anziani più alti al mondo (il rapporto tra la popolazione di età superiore a 65 anni e quella tra i 16 e i 64); inoltre, il tasso di dipendenza cresce più velocemente che altrove (Tabella 1). I fattori che causano questa tendenza sono ben noti: il prolungamento della speranza di vita, le conseguenze del baby-boom, avvenuto tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, sulla distribuzione dell’età della popolazione attiva e, infine, il forte calo del tasso di fertilità.

Tabella 1: Tasso di dipendenza degli anziani in alcuni Paesi europei
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*media semplice dei cinque Paesi.

La fascia d’età della popolazione tra i 15 e i 24 anni, ossia la nuova forza lavoro, si è considerevolmente ridotta tra il 1991 e il 2001, mentre i gruppi più anziani sono in aumento come illustrato nella Tabella 2. Tra il 2002 e il 2050 si prevede che aumenterà di quattro anni la speranza di vita di un neo-pensionato e in misura ancor più rilevante quella delle donne.

Tabella 2: Italia, distribuzione per età della popolazione
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Fonte: Eurostat.

L’effetto di questi fattori sull’offerta di lavoro dipende dall’andamento dei tassi di partecipazione delle diverse classi di età. Se questi tassi si manterranno costanti nel tempo, il totale della forza lavoro si ridurrà drasticamente nel prossimo decennio. Tuttavia, negli ultimi dieci anni il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani ha avuto un andamento a U (Tabella 3). La crescita di questi ultimi anni dipende dalle riforme delle pensioni che si sono susseguite e dall’aumento del livello di istruzione, che ha ritardato l’ingresso nella forza lavoro e conseguentemente anche il pensionamento.

Tabella 3: Italia: tasso di occupazione degli over 50
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Fonte: Eurostat.

La riduzione del tasso di partecipazione in Italia prevista nel 2050 è inferiore a quella stimata per le altre economie dell’UE. Secondo Burniaux, Duval e Jaumotte (2004), le proiezioni relative agli sviluppi demografici indicano un calo superiore al 6% del tasso di partecipazione complessivo europeo, ma ciò sarà in parte compensato dalle riforme pensionistiche già messe in atto, che si prevede accresceranno il tasso di partecipazione di 2,5 punti percentuali, e dal cosiddetto “effetto coorte” definito come “una crescita indipendente della partecipazione femminile corrispondente alla graduale sostituzione delle attuali donne anziane da parte delle più giovani, che porterà, nel lungo periodo, a una popolazione femminile omogenea con le stesse caratteristiche individuali delle donne che entrarono a far parte della forza lavoro nel 2000”. I risultati sono riportati in dettaglio nella Tabella 4.

Tabella 4: Evoluzione del tasso di partecipazione in alcuni Paesi europei
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Fonte:Burniaux et al. (2003). – *Media semplice dei cinque Paesi.

Sulla base di queste proiezioni, il tasso di partecipazione italiano scenderebbe dal 60,3% nel 2000 al 59,3% nel 2025. La diminuzione di un punto è quasi quattro volte inferiore rispetto a quella prevista per gli altri quattro grandi Paesi (3,9 punti). Non si tratta però di una prospettiva rassicurante, dal momento che il tasso di partecipazione rimarrebbe di almeno 8 punti percentuali al di sotto di quello atteso per gli altri quattro principali Paesi dell’UE.
Ciò è particolarmente importante soprattutto se si considerano gli obiettivi stabiliti dal Summit europeo tenutosi a Lisbona nel 2000 e definiti nei successivi incontri di Stoccolma e Barcellona. In particolare, il Consiglio di Stoccolma del marzo 2001 ha fissato, tra gli altri, due obiettivi ambiziosi: almeno il 70% della popolazione dell’UE dovrebbe essere occupato entro il 2010 e il tasso di partecipazione dei lavoratori più anziani dovrebbe salire al 50% prima del 2010, 12 punti percentuali in più del valore allora rilevato.
Entrambi gli obiettivi sembrano al momento difficilmente realizzabili, specialmente per l’Italia. Un pensionamento ritardato e graduale è perciò in testa alla lista delle misure necessarie all’accrescimento del tasso di partecipazione dei lavoratori più anziani. Inizieremo dunque con un’analisi dei risultati empirici delle ragioni per cui i lavoratori scelgono di andare in pensione.


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