Invecchiamento e psicologia: considerazioni sulle prospettive di intervento
3. Invecchiamento e psicologia: considerazioni sulle prospettive di intervento
Nella prospettiva di valorizzare il binomio senilità = cambiamento, la figura professionale dello psicologo dovrebbe abbracciare e garantire diversi livelli di intervento, secondo due obiettivi:
a) un radicale cambio di mentalità rispetto alle problematiche relative alla Terza Età;
b) la messa a punto di interventi diretti specificamente miranti al benessere psicologico dell’anziano.
Il primo obiettivo può essere concretizzato attraverso interventi di informazione e sensibilizzazione su vasta scala, volti a creare una specifica sensibilità e/o una formazione adeguata alle problematiche dell’anziano e alle esigenze connesse con il suo stato. L’importanza di interventi informativi e di sensibilizzazione all’invecchiamento della società trova conferma nella posizione espressa dal Parlamento Europeo che, nell’ambito della “Decisione del consiglio relativa all’organizzazione dell’anno europeo degli anziani e della solidarietà tra le generazioni” (24/06/1992), pose tra gli obiettivi quello di “sensibilizzare la società alla situazione degli anziani, alle sfide che risultano dalle evoluzioni demografiche attuali e future e alle conseguenze dell’invecchiamento della popolazione per l’insieme delle politiche comunitarie”. È proprio a questo specifico richiamo del Parlamento Europeo che la figura professionale dello psicologo può rispondere tramite le proprie conoscenze e competenze. L’Art.3 del Codice Deontologico sancisce infatti che “lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano e utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità (…), opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace (…)”. Lo psicologo potrebbe quindi garantire degli interventi rivolti sia a quanti si occupano quotidianamente della persona anziana (familiari, coniugi, assistenti, etc.) che al personale sanitario che ha in carico l’anziano (medici, infermieri, etc.): tali interventi mirerebbero a promuovere una conoscenza del mondo emotivo e cognitivo dell’anziano, ad aiutare chi gli sta a fianco a cogliere precocemente l’eventuale disagio bio-psichico, agevolando il corretto invio a strutture di supporto di tale disagio, e ad accrescere uno scambio generazionale più proficuo e meno conflittuale.
Il secondo obiettivo, connesso e conseguente a questo intervento di sensibilizzazione su vasta scala, deve essere rivolto a fornire un’assistenza psicologica adeguata al disagio rilevato, attraverso la creazione e il potenziamento di servizi di sostegno e consulenza rivolti all’anziano, alla famiglia, agli operatori delle strutture residenziali e diurne. Rispetto a tale obiettivo l’attività dello psicologo è chiaramente definita dall’Art.1 della legge 56/89 istitutiva dell’Ordine Professionale degli Psicologi che attribuisce alla figura dello psicologo le attività di prevenzione, diagnosi, abilitazione, riabilitazione e sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali ed alle comunità; comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e dibattito in tale ambito. Tramite la teorizzazione e la sperimentazione in campo psicologico, la categoria professionale è chiamata dunque a individuare modalità e strategie operative di intervento a livello del singolo (l’anziano), del gruppo (famiglia o equipe di operatori che si occupano dell’anziano con disagio psico-fisico) e più in generale a livello della collettività.
Tali obiettivi sono conformi alle finalità individuate dalla Legge Regionale Friuli Venezia Giulia 10/1998, che raccoglie le “norme in materia di tutela della salute e di promozione sociale delle persone anziane”:
a) istituzionalizzazione ed organizzazione di un qualificato sistema di servizi atto a rispondere ai bisogni assistenziali delle persone anziane,
b) coordinamento e integrazione di interventi programmatici al fine di favorire la promozione sociale e ridurre il rischio di emarginazione,
c) diffusione di metodologie integrate di valutazione e programmazione assistenziale.
Tali interventi, affiancati da una costante e dinamica attività di ricerca sui processi di invecchiamento e sulla psicologia dell’anziano, favoriranno senza dubbio non solo una maggiore attenzione e partecipazione di tutti all’ambito della senescenza ma anche un significativo miglioramento della qualità della vita di chi vive in questo momento la sua “Terza Età”.
4. Conclusioni
Riteniamo che, da un lato l’attività di ricerca sui processi di invecchiamento e sulla psicologia dell’anziano e, dall’altro l’attuazione di attività capillari di sensibilizzazione a tale tema rivolti al territorio, possano promuovere un cambio di mentalità rispetto al modo di approcciarsi al processo d’invecchiamento. In particolar modo risulta centrale che la società intera “accetti” che l’invecchiamento della popolazione è oggi un dato di fatto e una società invecchiata non è, a priori, né migliore né peggiore di un’altra, è solo una società diversa. Molto spesso le numerose iniziative a contenuto sanitario, psicologico o sociale prese a livello nazionale o locale a favore degli anziani non sono state seguite da risultati concreti perché mancava proprio la cultura di supporto. L’atteggiamento a volte di sospetto o indifferenza con cui sono stati accolti a livello locale alcuni interventi operativi a favore degli anziani dimostra come la collettività non sia attualmente sufficientemente in grado, dal punto di vista psicologico e culturale, di affrontare la grande mutazione demografica dell’invecchiamento. A maggior ragione, ogni cambiamento dovrebbe essere preliminarmente compreso nella logica che lo sottende ed è in questa direzione che la disciplina psicologica potrebbe apportare il proprio contributo. L’obiettivo auspicabile di qualsiasi iniziativa di sensibilizzazione sul tema della Terza Età potrà dirsi realizzato nel momento in cui la comunità e il singolo potranno riconoscere appieno il valore degli anziani all’interno della nostra società.
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