Il ruolo delle assicurazioni private in una società di fronte all’allungamento del ciclo di vita
6. La sfida del nuovo welfare: la tutela dei non autosufficienti
Accanto a una previdenza “multipilastro” il prossimo futuro ci porrà un’altra sfida difficile da vincere: quella di fornire assistenza agli anziani non autosufficienti. All’origine di questo problema, che a tutt’oggi interessa direttamente o indirettamente circa il 41% delle famiglie italiane (divisi tra il 21% di chi ha un familiare prossimo non autosufficiente e il 20% di chi ha amici non autosufficienti), ci sono fenomeni come il processo di senilizzazione della popolazione, l’incremento e la crescente diffusione di forme patologiche che comportano la perdita dell’autosufficienza e lo stesso superamento del modello tradizionale di famiglia, presente soprattutto nei grandi centri urbani. Tra i punti elencati, il processo di senilizzazione della popolazione è quello che più di ogni altro pone l’assistenza come problema sociale, dal momento che il tasso di disabilità delle persone è fortemente legato alla classe di età di appartenenza: tra i 65 e i 69 anni l’Italia ha un tasso medio di disabilità del 2,4%, percentuale che sale all’8,5% tra i 75 e i 79 anni, per rimbalzare al 24,9% (cioè uno su quattro) quando si prendono in considerazione gli ottuagenari (figura 3).
Anche prescindendo dal fatto che il giudizio espresso dagli italiani sui servizi per i non autosufficienti è negativo sia sul fronte dell’accesso al servizio (dove il 68% degli intervistati si dichiara insoddisfatto), sia sulla qualità del servizio (giudicato scarso dal 63% del campione), è sufficiente tenere presente i numeri citati per intuire quale sarà la portata del problema in una società che nel 2050 passerà dall’attuale 22% al 41% nella quota di “grandi anziani” tra le persone che superano i 65 anni di età.
La soluzione proposta dalle compagnie assicurative al problema della perdita dell’autonomia è la copertura Long Term Care (LTC), risposta efficace al bisogno di protezione e prestazioni socio-sanitarie di lunga durata. Analogamente a quanto avviene nell’ambito della previdenza pubblica, è possibile articolare la copertura su due livelli: il primo è una copertura “base” rivolta a un individuo inserito all’interno di una collettività in cui trascorre la propria vita lavorativa (il caso tipico è quello dell’azienda); il secondo è una copertura “integrativa” strettamente individuale, modulabile e incrementabile in funzione della propensione al rischio e al bisogno di sicurezza di ciascuno.
7. La “public utility” delle assicurazioni
Avviandomi alle conclusioni, vorrei tirare le fila del nostro percorso rimarcando tre snodi concettuali fondamentali per interpretare al meglio il nostro mestiere di assicuratori nei prossimi anni.
Il primo punto riguarda l’importanza della creazione di una cultura assicurativa nel nostro Paese. Un rapporto trasparente tra compagnia e cliente, infatti, dovrebbe essere impostato su una sorta di codice etico che le parti in causa seguono “istintivamente”. Dal cliente, le compagnie devono aspettarsi una correttezza di comportamento da cui deriverebbe il contenimento del fenomeno delle frodi, che rappresenta un costo improprio del sistema. I clienti, dalle compagnie, devono invece attendersi informazione e assistenza nella selezione e nell’analisi delle offerte, standard elevati di comunicazione e trasparenza, un sistema di risarcimento equo e un’alta qualità del servizio. Quando questo sistema diventerà una regola di comportamento, cliente e impresa assicurativa raggiungeranno l’eccellenza di un equilibrio che porterà alla convenienza reciproca: la giusta protezione al giusto prezzo. La creazione di una cultura assicurativa e il rilancio dell’immagine della funzione sociale dell’impresa assicurativa costituiscono anche le premesse per una maggiore diffusione e fruibilità del servizio assicurativo: è importante rafforzare il ruolo sociale del settore assicurativo, per raggiungere l’obiettivo di trasformare la percezione dell’assicurazione da tariffa a “public utility”.
In secondo luogo, mi preme sottolineare il ruolo che le assicurazioni sono chiamate a interpretare nell’ambito della Sanità, che dovrà essere improntato alla filosofia dell’assistenza gestita o managed care. L’assicuratore non rimborsa semplicemente le spese sostenute, ma garantisce servizi utili alla protezione della salute dei cittadini: seleziona accuratamente i fornitori, analizzando e monitorando gli standard qualitativi, e ottiene per i suoi assistiti prestazioni a costo contenuto, con riflessi positivi sulle tariffe di polizza. La funzione dell’assicuratore, anche alla luce dei mutamenti anagrafici della società in cui viviamo, non è più soltanto la figura che materialmente paga una prestazione sanitaria a titolo di indennizzo, ma ormai è un vero e proprio gestore dell’assistenza sanitaria.
Figura 6: Ruolo delle assicurazioni nell’ambito della sanità e assistenza

I prossimi decenni non dovranno dunque coglierci impreparati a governare l’evoluzione della società, ma anche se la nostra professione è attesa a una svolta culturale decisiva per il futuro dell’impresa assicurativa e della società civile, non dobbiamo pensare che l’attore privato dovrà sostituirsi allo Stato nel rispondere alla domanda sociale della collettività. L’ottica in cui dobbiamo lavorare è quella dell’integrazione e della complementarità armonica tra l’azione pubblica e quella privata.
Tag:assicurazioni e ciclo di vita, sistema previdenziale