QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Allungamento della vita e modificazioni dei tipi di patologia

3. Biologia dei tumori e invecchiamento

La cancerogenesi è un processo a più stadi. Una singola alterazione del genoma nella cellula di solito non è sufficiente nel determinare lo sviluppo di un tumore. Il primo danno di solito conferisce alla cellula un vantaggio nei confronti delle altre cellule, perciò la replicazione è più veloce con selezione clonale. Altre lesioni molecolari danno ulteriori vantaggi a quel clone di cellule fino allo sviluppo di un tumore.
La frequenza dei tumori è strettamente connessa con l’invecchiamento. Questo legame è dimostrato da un ristretto gruppo di sindromi causate da mutazioni autosomiche recessive caratterizzate da difetti nella riparazione del DNA. Mutazioni a carico di questi geni portano all’accumulo di danni al DNA, come quelli che possono essere trovati nel DNA di un anziano. L’accumulo rapido di questi danni porta al tumore e anche a segni di invecchiamento precoce. Una di queste sindromi risulta infatti essere una progeria (sindrome di Werner). L’accumulo di danni a carico del DNA è un processo comune legato all’invecchiamento e allo sviluppo di tumori. Questo fatto solleva la questione sul perché i tumori diminuiscono nell’età estrema della vita, quando il numero di danni al DNA dovrebbe essere il più elevato. Ci possono essere almeno due spiegazioni: la prima è che l’organismo umano nell’età estrema ha meno possibilità di far crescere un tumore; la seconda può essere collegata alla specifica predisposizione a raggiungere età avanzate che si collega a un minore rischio di sviluppare il cancro.
Capire la predisposizione individuale al cancro può essere importante per spiegare la predisposizione alla longevità. Ponder6 ha ipotizzato che c’è una predisposizione individuale al cancro. Questa è collegata al fatto che il genoma di ogni individuo è diverso in molti singoli nucleotidi all’interno di molte sequenze del genoma. Questo è il cosiddetto “single nucleotide polymorphism” (SNP) ed è legato non solo a gran parte delle caratteristiche fisiche ma anche alla predisposizione a specifiche malattie. In questo modo vari SNP possono definire differenti livelli di rischio nello sviluppare una malattia come un tumore. In base a questa ipotesi, Pharoah e colleghi7 affermano che “una sostanziale frazione di cancri sporadici (cioè non familiari) possono insorgere in una popolazione predisposta”.
Lo stesso discorso può essere fatto relativamente alla capacità di raggiungere un’età avanzata. Noi sappiamo che i fratelli/sorelle dei centenari tendono a vivere più a lungo dei fratelli/sorelle di soggetti non-centenari. Essi hanno una probabilità 3-4 volte maggiore di raggiungere gli 80-90 anni di età.8 Uno studio simile condotto a Trieste su famiglie di soggetti deceduti in età 85 anni e più ha mostrato risultati simili (Figura 5).9

Figura 5: I fratelli/sorelle dei centenari e dei nonagenari vivono più a lungo
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Fonte: Barbone, F., Bovenzi, M., Cavallieri, F. and Stanta, G. (1995): “Air pollution and lung cancer in Trieste, Italy”, Am J Epidemiol, 141, pp. 1-9.

Nello studio sulla longevità condotto a Trieste, il paragone tra le cause di morte tra i fratelli/sorelle dei longevi rispetto a quelli dei non longevi non ha mostrato alcuna differenza tra le maggiori cause di morte tranne che per le morti da condizioni perinatali (Figura 6). Questo porta a considerare che fattori connessi con il periodo perinatale potrebbero essere legati ai fenomeni dell’invecchiamento. Tuttavia attualmente la mortalità perinatale è bassa, pertanto il meccanismo della selezione naturale collegato in qualche modo con l’invecchiamento non è più in azione. Per queste ragioni un maggior numero di caratteristiche avverse all’invecchiamento potrebbero essere trasmesse alle generazioni successive. Questo fatto porta all’idea provocatoria che non possiamo essere sicuri che le proiezioni ottimistiche sulla longevità per il futuro siano realmente tali.

Figura 6: Cause di morte nei fratelli/sorelle dei longevi e dei non-longevi

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6 Ponder, B.A. (2001): “Cancer Genetics”, Nature, 411, pp. 336-341.
7 Pharoah, P.D., Antoniou, A., Bobrow, M., Zimmern, R.L., Easton, D.F. and Ponder, B.A. (2002): “Polygenic susceptibility to breast cancer and implications for prevention”, Nat. Genet., 31, pp. 33-36.
8 Perls, T.T., Bubrick, E., Wager, C.G., Vijg, J. and Kruglyak, L. (1998): “Siblings of centenarians live longer”, Lancet, 351, p. 1560.
9 Dati del “Trieste Longevity Study” in collaborazione con R. Havlik (NIA/NIH USA).


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