QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Perché il tasso di occupazione degli anziani in Svizzera è così alto? un’analisi del sistema di previdenza sociale

1. Introduzione

In un prossimo futuro, l’invecchiamento della popolazione, il miglioramento delle condizioni di salute degli anziani e la diminuzione dei tassi di natalità avranno un impatto significativo sul funzionamento del mercato del lavoro praticamente in tutti i Paesi industrializzati. A una simile conclusione si giunge in virtù di tre ragioni. Innanzitutto, tali sviluppi modificheranno inevitabilmente la distribuzione di età dell’offerta di manodopera: la percentuale di lavoratori anziani sul mercato è destinata a salire. Una seconda conseguenza della variazione della struttura demografica è data dalle ripercussioni negative che essa comporta per i sistemi pensionistici pubblici (per lo più a ripartizione). In molti Paesi industrializzati, la gran parte dei fondi pensione si trova già ad affrontare difficoltà finanziarie, dunque sorge la necessità di soluzioni innovative per garantire le pensioni in futuro. Infine, con l’attuale età pensionabile, il cambiamento demografico in atto ridurrà sensibilmente l’offerta di manodopera, e tale riduzione non può essere controbilanciata dalla raccolta di capitali (cfr. Börsch-Supan, 2001).
La diversa composizione della forza lavoro, i problemi finanziari dei sistemi pensionistici a ripartizione e la riduzione dell’offerta di manodopera comporteranno giocoforza due conseguenze correlate. La prima è che verrà richiesto con una certa insistenza di innalzare l’età pensionabile ufficiale. Così l’OCSE raccomanda alla Svizzera di portare gradualmente la soglia della pensione a 67 anni sia per gli uomini che per le donne. La seconda conseguenza è che aumenterà l’importanza dell’aggiornamento dei lavoratori anziani, cioè il miglioramento delle loro competenze professionali e l’ampliamento dell’offerta di formazione professionale e sul luogo di lavoro (cfr. OECD, 1998). In effetti, a causa dei cambiamenti nella composizione della forza lavoro, probabilmente questo ultimo aspetto guadagnerà di importanza a prescindere dal fatto che l’età pensionabile ufficiale venga innalzata o meno. Secondo l’OCSE, in futuro la formazione di lavoratori adulti svolgerà un ruolo importante nel garantire una crescita economica sostenuta.
Nonostante la necessità di far aumentare il tasso di occupazione degli anziani, in Svizzera (come nella maggioranza dei Paesi europei), le politiche pubbliche hanno sempre cercato invece di incoraggiare il pensionamento anticipato. Questo fatto può essere spiegato in diversi modi. In primis, la sovraofferta lavorativa in Svizzera è, a differenza di altri Paesi europei, notevolmente alta tra gli anziani (Sousa-Poza e Henneberger, 2002a).
Si potrebbe trattare di una conseguenza della relativa lunghezza dell’orario lavorativo o dell’alto PIL pro capite in Svizzera. Qualunque sia la ragione, i tassi di sovraofferta lavorativa sono cresciuti sensibilmente negli anni Novanta, il che probabilmente ha portato all’aumento (parzialmente non voluto) dei prepensionamenti. Una terza possibile spiegazione è da ricercarsi nel fatto che, rispetto agli altri Paesi industrializzati, l’età pensionabile attuale è elevata. Alcuni esponenti politici hanno affermato che dovrebbe essere possibile far collimare la soglia della pensione effettiva con quella delle nazioni vicine.
A differenza degli altri Paesi europei, in Svizzera la tendenza al prepensionamento è emersa veramente solo durante il decennio scorso. Tuttavia i risultati sono piuttosto notevoli: mentre nel 1991 è andato in pensione anticipatamente circa il 20% di tutti gli uomini tra i 62 e i 64 anni e di tutte le donne in età compresa tra 59 e i 61 anni, nel 2000 questo dato è passato a circa il 30%.
Al momento, quindi, quasi un terzo dei lavoratori va in pensione anticipatamente. Ciononostante, la Svizzera è ancora caratterizzata da un alto tasso di occupazione tra i lavoratori anziani: mentre in questo Paese oltre il 70% di tutti gli individui in età compresa tra i 55 e i 65 anni continua a lavorare, il dato corrispondente in Germania fa segnare appena il 38%. Per gli altri Paesi che confinano con la Svizzera le percentuali sono addirittura inferiori (Figura 1).

Figura 1: Tasso di occupazione in età compresa tra i 55 e i 64 anni: valore medio degli anni 1996-2000
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Fonte: OECD, Employment Outlook, diverse annate.

In genere si dà per scontato che il quadro istituzionale svolga un ruolo fondamentale nel determinare il tasso di occupazione tra i lavoratori anziani. Più in particolare, i sistemi di previdenza sociale, come per esempio i regimi pensionistici, l’assicurazione disoccupazione e l’assicurazione invalidità, in molti Paesi sono diventati istituzioni che influenzano fortemente le decisioni relative al pensionamento. Anche se entrano in gioco altri fattori, come i costumi e le condizioni economiche, è possibile affermare senza troppo timore di sbagliare che la tendenza al prepensionamento in molte nazioni europee è principalmente il risultato di cambiamenti del quadro istituzionale.
Lo scopo del presente contributo è cercare di fornire una spiegazione per l’alto tasso di occupazione degli anziani in Svizzera analizzando in dettaglio le istituzioni che principalmente (o potenzialmente) potrebbero influenzare la decisione di andare in pensione. L’articolo si struttura come segue: la seconda sezione offre una panoramica generale sul sistema di previdenza sociale svizzero. Nella terza sezione si illustrano i principali fattori che potrebbero avere un peso sulla decisione di andare in pensione: si tratta dell’assicurazione pensione, del regime pensionistico professionale, delle assicurazioni contro invalidità e disoccupazione; si descrivono inoltre le prestazioni, il finanziamento e gli aspetti legati all’età in ognuno di questi regimi. Anche se la strutturazione del sistema previdenziale svizzero è essenziale per assicurare l’attuale alto tasso di occupazione tra gli anziani, si possono individuare altre cause del fenomeno, discusse nella quarta sezione. Infine, la quinta sezione presenta le conclusioni.

David Dorn e Alfonso Sousa-Poza: Istituto di ricerca su economia e diritto del lavoro, Università di San Gallo, Svizzera (contatti: A.Sousa-Poza, email: alfonso.sousa-poza@unisg.ch). Pubblicato per la prima volta in Geneva Papers on Risk and Insurance, Vol. 28 no. 4 (October 2003) 652-672. Alcune parti di questo contributo sono state presentate alla conferenza “Il lavoro oltre i 60 anni: aspettando lo shock demografico”, tenuta a Vienna il 6-7 marzo 2003 e organizzata dall’Associazione di Ginevra, il Club di Roma e l’Istituto del Rischio, alla conferenza della Fondazione Bertelsmann “Strategien gegen den Fackräftenmengel” tenuta a Berlino il 2 Luglio 2002 e anche alla conferenza “Reformen zur Steigerung der Beschäftigungsfähigkeiten älterer Arbeitskräfte” tenuta il 26 ottobre 2001 sempre a Berlino dalla Fondazione Bertelsmann. Gli autori desiderano ringraziare i partecipanti, insieme a Jaap van Dam, Thomas Liebig, Fred Hennebeger e Genenviève Reday-Mulvey per gli inestimabili contributi alla discussione. Per l’appoggio finanziario Alfonso Sousa-Poza desidera ringraziare la Fondazione nazionale per la scienza svizzera.


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