QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Promuovere l’occupazione tra i lavoratori che invecchiano: l’insegnamento delle riforme politiche in Finlandia

3.1 Età media del pensionamento e dell’uscita dal mercato del lavoro
3.1.1 Speranza di vita lavorativa

Sebbene la causa principale della cessazione della vita lavorativa sia il pensionamento, nella prospettiva di un prolungamento delle carriere è necessario prestare attenzione all’età pensionabile oltre che all’età a cui risulta possibile smettere di lavorare. Per calcolare quest’ultima, Hytti e Nio26 hanno adottato un indicatore basato sul “modello del ciclo di vita”,27 il quale permette di differenziare, dalla prospettiva del ciclo vitale, tra l’approccio alla vita lavorativa e quello all’invecchiamento della popolazione, misurando quindi il diverso impatto di questi due fattori sulla variazione del tasso di occupazione.
Questo indicatore tiene conto del fatto che la vita lavorativa sta diventando sempre più flessibile e si verifica una ridistribuzione del lavoro nel corso del ciclo di vita dell’individuo. Gli esempi comprendono la flessibilizzazione dell’età pensionabile, la crescente necessità di armonizzare vita professionale e vita in famiglia e il concetto di formazione permanente.
I calcoli basati su questo modello dimostrano che negli ultimi dieci anni la speranza di partecipazione alla forza lavoro e la speranza di vita lavorativa sono aumentate notevolmente per la popolazione in età compresa tra i 15 e i 50 anni. Rispetto al 1994, per gli ultracinquantenni la speranza di partecipazione alla forza lavoro è aumentata di un anno, e la speranza di vita lavorativa di 1,7 anni. Entrambi i dati risultano già superiori ai livelli raggiunti prima della recessione degli anni Novanta. Nel 2003 la speranza di vita di un cinquantenne era pari a 30,7 anni (28,0 per gli uomini, 33,3 per le donne), quella di partecipazione alla forza lavoro raggiungeva i 9,3 anni (9,5 per gli uomini e 9,1 per le donne), mentre la speranza di vita lavorativa toccava gli 8,7 anni (8,8 per gli uomini, 8,5 per le donne).28

3.1.2 Età prevista per il pensionamento effettivo

L’andamento dell’età pensionabile può essere illustrato dall’età prevista per il pensionamento effettivo, che si basa sul rischio di pensionamento. In questo modo, l’età del pensionamento effettivo non reagisce ai cambiamenti nella struttura delle età della popolazione, risultando un indicatore utile nell’immediato futuro, mentre la generazione del baby boom si appresta ad abbandonare il lavoro.29 In Finlandia il dato viene rilevato per i cittadini di 25 e 50 anni d’età.
Negli ultimi 20 anni c’è stato un chiaro aumento dell’età prevista per il pensionamento effettivo (Figura 6). Il dato ha toccato i livelli minimi nel 1986, quando molti sono andati in pensione anticipata. Da allora si è verificato un aumento di quasi tre anni, più marcato per i cinquantenni che per i venticinquenni. Nel primo caso l’incremento è in gran parte dovuto al fatto che gli ultrasessantenni vanno in pensione più tardi: nel 2004 l’età prevista per il pensionamento effettivo di un cinquantenne era 61,1 anni, senza che vi fossero differenze apprezzabili tra uomini e donne (rispettivamente 61,1 e 60,0 anni).30

Figura 6: Età prevista per il pensionamento effettivo nel periodo 1983-2003, settore privato*
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Fonte: Statistiche sulle pensioni, Centro finlandese per le pensioni.
* Nota: Poiché le pensioni part-time prevedono l’attività lavorativa, chi ne usufruisce viene considerato parte della popolazione attiva e non di quella in pensione, contribuendo in parte all’incremento del dato che si interessa.

26 Hytti and Nio (2004).
27 In termini tecnici, la misurazione si fonda sui metodi delle tavole di mortalità basate sulla prevalenza (metodo Sullivan).28 Hytti and Nio (2004).
29 Per ulteriori informazioni sul calcolo delle speranza di pensionamento, cfr. Kannisto (2004).
30 Eläketurvakeskus (2005).


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