QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Promuovere l’occupazione tra i lavoratori che invecchiano: l’insegnamento delle riforme politiche in Finlandia

La pensione di invalidità in Finlandia ha rappresentato un’altra delle maggiori vie d’uscita dal mercato del lavoro. Disoccupazione e disabilità si sono alternate nel ruolo di causa principale della cessazione dell’attività lavorativa da parte degli anziani. Le pensioni di invalidità hanno raggiunto l’apice della loro popolarità nel corso dei cambiamenti strutturali che hanno investito le industrie rurali alla fine degli anni Sessanta e Settanta, e durante il periodo di piena occupazione al termine degli anni Ottanta.22
Il numero di anziani beneficiari delle pensioni di invalidità crebbe notevolmente alla fine degli anni Ottanta, quando si passò a un sistema con criteri più rigidi (pensioni di anzianità individuali anticipate) mirato alle persone con oltre 55 anni, la cui capacità lavorativa era valutata in base alle condizioni di salute, all’età e al carico di lavoro.
All’inizio degli anni Novanta, si verificò una brusca diminuzione dei nuovi accessi alle pensioni di invalidità, soprattutto tra i più anziani: la classe d’età compresa tra i 60 e i 64 anni risultò dimezzata rispetto al picco degli anni Ottanta. Secondo Gould e Nyman,23 la causa principale di questo fenomeno è da ricercare nel miglioramento delle condizioni di salute e delle capacità lavorative della popolazione, nei mutati criteri per l’assegnazione delle pensioni, nella maggiore importanza assunta dalla riabilitazione e nella ripresa fatta segnare in termini occupazionali.
Dal 2000 in poi le nuove pensioni di invalidità hanno ricominciato a far segnare un certo incremento, in parte spiegabile con l’invecchiamento della popolazione, dal momento che la generazione del baby boom ha raggiunto l’età in cui il rischio di invalidità risulta maggiore. Tuttavia, la mutata struttura delle età riesce a spiegare solo in parte questo aumento, dato che esso risulta evidente anche dai dati distribuiti in base all’età relativi ai nuovi accessi alle pensioni di invalidità (cfr. Figura 5).24

Figura 5: Nuove pensioni subordinate ai redditi, ordinate in base all’età nella classe compresa tra i 55 e i 64 anni – periodo 1996-2004
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Fonte: Statistiche sulle pensioni, Centro finlandese per le pensioni.

La terza possibilità di prepensionamento è data dalle pensioni part-time, che sono state popolari negli ultimi anni anche se differiscono dalle altre per il fatto che si continua a lavorare a tempo parziale. Da quando sono state introdotte, le pensioni part-time hanno subito diverse riforme, dovute alla necessità di gestire la disponibilità di manodopera: in certi periodi erano necessari meno, in altri più lavoratori anziani.25 Il medesimo sviluppo emerge anche dalle variazioni che hanno riguardato le pensioni a tempo parziale.
Nel 1998, quando la soglia minima è stata momentaneamente portata da 58 a 56 anni, si è verificata una chiara escalation delle pensioni part-time. Chi ne aveva maturato il diritto da poco aveva dimostrato particolare entusiasmo nello sfruttare la possibilità di lavorare a tempo parziale, un requisito delle pensioni part-time, le quali risultavano più popolari di prima anche tra chi aveva compiuto i 60 anni.
I pensionati a tempo parziale aumentarono nel 2002, un anno prima della riforma. Probabilmente i lavoratori anziani temevano che questo regime non potesse essere mantenuto, o che si verificasse un peggioramento delle condizioni che offriva. Nel 2003-2004 le pensioni part-time non sono state estese ad altre classi d’età, come risulta dalla battuta d’arresto che emerge dai dati (cfr. figura 5).
Oltre ai regimi analizzati sopra, anche il settore agricolo dispone di sistemi propri, benché negli ultimi anni la loro importanza sia diminuita a causa dell’innalzamento dei limiti d’età e del declino della popolazione attiva in questo settore. Negli ultimi anni le pensioni fornite dal comparto agricolo hanno riguardato in media il 2% della popolazione tra i 60 e i 62 anni (pensione per la cessazione delle attività agricole).
Tra tutti quelli che hanno compiuto 60 anni c’è chi sceglie la pensione di anzianità ed esce realmente dal mercato del lavoro ancor prima di aver raggiunto l’età pensionabile standard. Al termine del 2003, un pensionato su quattro di età compresa tra i 60 e i 64 anni si trovava in pensione di vecchiaia, avendo beneficiato di una diminuzione dell’età pensionabile o avendo contribuito al vitalizio anticipato con risorse personali.

22 Hytti (2001).
23 Gould and Nyman (2002).
24 Gould and Nyman (2004).
25 Takala (1999).


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