QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Promuovere l’occupazione tra i lavoratori che invecchiano: l’insegnamento delle riforme politiche in Finlandia

3. L’uscita anticipata dal mercato del lavoro
Per quanto concerne le politiche pensionistiche, in Finlandia ci si trova concordi nel ritenere che per garantire la sostenibilità finanziaria in futuro è necessario prolungare la vita lavorativa. Ciò non significa solamente cominciare a lavorare prima, ma soprattutto aiutare gli anziani a rimanere attivi, limitando i prepensionamenti.
In Finlandia, quando gli anziani escono dal mercato del lavoro, in genere vanno in pensione e lasciano definitivamente la loro professione. È difficile che chi perde il lavoro in età avanzata riesca a trovarne un altro, come è anche poco probabile che chi va in pensione anticipatamente riesca a riprendere a lavorare.16
In seguito alla recessione dei primi anni Novanta la disoccupazione in Finlandia ha toccato livelli mai visti prima, e per gli anziani disoccupati le opportunità di reinserimento sono diventate molto scarse. Al tempo, per gli anziani il sussidio di disoccupazione era diventato la principale via d’uscita dalla vita lavorativa,17 trasformandosi da strumento molto marginale in uno dei principali sistemi di pensionamento.18
In seno al regime pensionistico non si era tenuto alcun dibattito aperto a proposito del sussidio di disoccupazione. Nel 1991 una relazione della commissione per l’età pensionabile propose di abolirlo, ma poi le preoccupazioni circa la sussistenza degli anziani disoccupati durante la recessione condusse alla decisione di mantenerlo. All’inizio degli anni Novanta fu creato un sistema comprendente sussidi di disoccupazione giornalieri e relativi assegni, noto come “passerella verso la pensione di disoccupazione”.19 Secondo Lundqvist,20 questa mossa, parallelamente alle maggiori opportunità di prepensionamento offerte negli anni Ottanta, è stato il fattore scatenante dello sconvolgimento del mercato del lavoro degli over 50.
Gli studi condotti in Finlandia21 hanno dimostrato che negli anni Novanta l’esistenza stessa della “passerella” è bastata a incrementare la disoccupazione tra gli anziani. A prescindere dal periodo considerato, il rischio di rimanere disoccupati è sempre maggiore per i lavoratori in età avanzata se questi hanno raggiunto la soglia inferiore del percorso pensionistico. Nel 1993, il limite minimo per accedere al sistema era 53 anni, proprio la fascia d’età che fu maggiormente colpita dalla disoccupazione. Quando nel 1997 il limite passò a 55 anni, i senza lavoro iniziarono ad aumentare da questa età in su. Tuttavia, la correlazione tra il pericolo di rimanere disoccupati e la soglia inferiore di accesso alla pensione disoccupazione è andata scemando a partire dal 1998.

Figura 4: Nuove pensioni del settore privato nella classe d’età 55-64 nel periodo 1990-2004, in base alla tipologia
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Fonte: Statistiche sulle pensioni, Centro finlandese per le pensioni.

16 Ibid.
17 Gould (1999); Hytti (2002).
18 Gould and Saurama (2004).
19 La “passerella verso la pensione di disoccupazione” si riferisce a una situazione in cui gli anziani disoccupati continuano ad avere diritto al sussidio di disoccupazione giornaliero fino a quando non raggiungono l’età in cui possono riscuotere l’assicurazione disoccupazione, per poi passare alla pensione di vecchiaia.
20 Lundqvist (1996).
21 Cfr. Hytti (2001).


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