QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Promuovere l’occupazione tra i lavoratori che invecchiano: l’insegnamento delle riforme politiche in Finlandia

2.3 La disoccupazione resta un problema serio per i lavoratori anziani

Nel corso della recessione dei primi anni Novanta, il tasso di disoccupazione ha registrato un balzo di 13 punti percentuali nel giro di quattro anni, dal 3,2% del 1990 al 16,6% del 1994. Il fenomeno ha riguardato soprattutto la classe d’età compresa tra i 55 e i 59 anni, diventando un problema persistente anche a livello individuale.
La Finlandia fa parte di quel gruppo di Paesi in cui è possibile ricorrere al sussidio di disoccupazione (assicurazione disoccupazione e relativa pensione) per traghettare il lavoratore fino alla pensione di vecchiaia.12 L’importanza di questa possibilità di uscita dal mercato del lavoro è palesemente aumentata nel corso della severa recessione dei primi anni Novanta. Il pericolo di rimanere disoccupati è cresciuto a dismisura per i lavoratori anziani che avevano diritto al sussidio di disoccupazione, e che hanno sofferto meno delle conseguenze finanziarie dovute alla perdita del lavoro.13

Figura 3: Rapporto disoccupati/popolazione nel 2003
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Fonte: Statistiche del Ministero del Lavoro.

Il permanere della disoccupazione può essere causato anche dai problemi di allocazione delle risorse che hanno caratterizzato il mercato del lavoro negli anni del rimbalzo successivo alla recessione. In quei settori che erano stati maggiormente colpiti dalla disoccupazione, come quello edile, la ripresa è stata lenta in confronto ai settori di nuova espansione, per esempio l’industria elettronica. Di conseguenza, i nuovi posti di lavoro erano radicalmente diversi da quelli andati perduti all’inizio degli anni Novanta, e chi era rimasto disoccupato durante la recessione si trovava a essere in una posizione di relativo svantaggio per svolgere le nuove mansioni richieste durante la ripresa.14 La disoccupazione a lungo termine è diventata un problema grave soprattutto per i lavoratori anziani a bassa scolarità. Oggi gli ultracinquantacinquenni che ricevono il sussidio di disoccupazione da lungo tempo (sia assicurazione disoccupazione che relativa pensione) costituiscono una fetta notevole (oltre un terzo) del totale dei disoccupati (cioè chi è iscritto al collocamento o riceve un sussidio di disoccupazione).
Il carattere endemico della disoccupazione si collega direttamente al tasso di passaggio dalla condizione di senza lavoro a quella di occupato. Pare chiaro che questo indicatore sia legato all’età: per chi si avvicina ai sessant’anni esso risulta infatti insignificante in confronto a chi sta per compiere o ha compiuto da poco i cinquanta.15 I dati sembrano indicare che gli effetti del “tunnel della disoccupazione” non si limitano a far aumentare il rischio di perdere il lavoro: per chi si trova già in questa condizione, l’effetto “tunnel” sembra ridurre le probabilità di riconquistare un impiego.
Ne consegue che negli ultimi dieci anni l’aumento del tasso di occupazione tra i lavoratori anziani è una conseguenza del declino del tasso di passaggio dall’occupazione alla disoccupazione, più che del miglioramento delle prospettive di impiego per gli anziani rimasti senza lavoro. In altre parole, è diminuito il rischio di rimanere disoccupati, ma se questa eventualità si verifica poi è molto difficile trovare un nuovo lavoro. La conclusione è che probabilmente in futuro occorreranno misure diverse da quelle adottate finora.

12 Oggi chi perde il lavoro a 55 anni o più può ricevere un sussidio di disoccupazione correlato allo stipendio fino ai 60 anni, dopo di che è possibile percepire l’assicurazione disoccupazione. In seguito alla riforma del 2005, l’assicurazione disoccupazione sarà eliminata mentre si corrisponderanno sussidi prolungati a chi perde il lavoro dopo aver compiuto 57 anni, fino a quando non avrà diritto alla pensione di vecchiaia.
13 Cfr. Hakola and Uusitalo (2004).
14 Cfr. Koskela and Uusitalo (2004).
15 Rantala and Romppanen (2004).


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