QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Promuovere l’occupazione tra i lavoratori che invecchiano: l’insegnamento delle riforme politiche in Finlandia

2.2 Le pensioni e il lavoro part-time hanno maggiore successo
Tradizionalmente la Finlandia è un Paese in cui solo una minoranza dei dipendenti lavora a tempo parziale: nel 2003 appena il 13% (il 9% degli uomini e il 18% delle donne). Si tratta di livelli ben inferiori alla media dell’Unione europea, anche se la percentuale di lavoratori part-time è andata aumentando negli ultimi dieci anni. Una spiegazione ovvia è fornita dalla maggiore popolarità delle pensioni a tempo parziale (figura 2). Questo tipo di pensione può essere assegnato ai dipendenti che passano dal tempo pieno a quello parziale (in quest’ultimo caso, l’orario di lavoro va da un minimo di 16 a un massimo di 28 ore la settimana) e corrisponde al 50% del divario tra le retribuzioni percepite in base a ognuno dei due regimi. Il programma era già stato introdotto alla fine degli anni Ottanta anche se è diventato veramente popolare solamente alla fine degli anni Novanta, quando l’età minima di accesso è stata temporaneamente ridotta da 58 a 56 anni.

Figura 2: tasso di occupazione e pensioni part-time (classi di età 55-59, 60-64)
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Fonte: Forza lavoro finlandese, Statistiche finlandesi e Statistiche sulle pensioni, Centro finlandese per le pensioni.

Oggi la quota dei pensionati part-time si aggira sul 25% dei dipendenti in età compresa tra i 60 e i 64 anni. Si tratta di un risultato notevole che porta con sé conseguenze significative. L’incremento delle pensioni e dell’occupazione a tempo parziale comporta naturalmente il fatto che le ore lavorate aumentino più lentamente del numero di dipendenti, però si sono anche avuti cambiamenti auspicabili a livello del mercato del lavoro. Il part-time è concentrato soprattutto in certi ambiti, come il commercio, il settore alberghiero e quello della ristorazione, e ha interessato in particolare le donne. Inoltre il successo del tempo parziale ha contribuito a modificare gli assetti tradizionali. Gli uomini hanno quasi la stessa probabilità delle donne di ricorrere al part-time, la cui maggiore popolarità ha flessibilizzato gli orari lavorativi anche in settori in cui prima non era assolutamente usuale.
In paragone alla situazione internazionale, la quota di occupati part-time più per necessità che per scelta in Finlandia risulta molto elevata: un terzo del totale.7 Al contrario, chi è occupato a tempo parziale in base al regime di pensionamento part-time si dichiara soddisfatto degli orari lavorativi.8 È lecito dunque sostenere che l’espansione di questo tipo di pensioni sta contribuendo alla tendenza a optare per il lavoro part-time più per libera scelta che per obbligo imposto.
L’OCSE ha criticato il sistema finlandese delle pensioni part-time perché ridurrebbe l’offerta di lavoro effettiva.9 Tali critiche si basano sui risultati di uno studio di ampio respiro che ha dimostrato che una larga fetta (circa il 50%) dei pensionati a tempo parziale avrebbe continuato a lavorare a tempo pieno se non avesse potuto usufruire della pensione.10 Inoltre, secondo una recente indagine, i pensionati part-time non intendono ritirarsi dalla vita lavorativa più tardi rispetto a chi lavora a tempo pieno.11 Il dibattito dimostra che un regime di questo tipo porta a conseguenze diverse sul mercato del lavoro, e che un’eventuale riforma deve tenere conto sia degli aspetti quantitativi che di quelli qualitativi.

7 Per es., cfr. Corral and Isusi (2004).
8 Takala (2004).
9 OCSE (2004).
10 Hakola (2002); Takala (2002).
11 Takala (2004).


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