QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento del Regno di Mezzo: aspetti demografici ed economici delle politiche pensionistiche in Cina

4. Il “problema 4-2-1”

Per la maggioranza dei cinesi sprovvisti di prestazioni pensionistiche pubbliche i mezzi di sostentamento alternativi sono limitati. Nonostante il prodigioso tasso di risparmio cinese, stimato al 40% del PIL, pochi anziani potranno contare sul proprio patrimonio personale per risolvere il problema. I risparmi delle famiglie rappresentano solo una frazione del risparmio totale, e gran parte di essi sono investiti nell’acquisto della casa. Per quanto riguarda i risparmi finanziari, nonostante il crescente numero di famiglie che stipulano un’assicurazione sulla vita o investono sui giovani mercati azionari cinesi, la gran parte è depositata in conti bancari a scarso rendimento. Inoltre i patrimoni sono di gran lunga meno importanti dei redditi; secondo un’indagine condotta a metà degli anni Novanta, meno di un quarto delle famiglie inurbate comprendenti adulti di 55 anni o più dispone di beni finanziari superiori al proprio reddito annuo, e solo il 5,4% detiene un patrimonio finanziario più che doppio rispetto al reddito, sicuramente insufficiente a finanziare un pensionamento che in media durerà vent’anni (cfr. Figura 10).8

Figura 10: In Cina solo una parte degli anziani può contare sui risparmi individuali per finanziare gli anni della pensione
jackson10.gif
Fonte: Takayama (2002) – * Patrimonio finanziario in percentuale rispetto al reddito annuo.

La maggioranza degli anziani non sarà neppure in grado di contare su pensioni private a integrazione dei vitalizi pubblici. Sebbene esistano dei piani previdenziali sponsorizzati dai datori di lavoro, si tratta ancora di eccezioni. Alla fine degli anni Novanta il governo ha dato agli imprenditori la possibilità di istituire piani di risparmio integrativi destinati alle pensioni, denominati “vitalizi d’impresa”, senza però prevedere alcun incentivo fiscale in questo senso, e in più limitando questa possibilità ai datori di lavoro che già contribuivano al sistema pubblico delle pensioni di base. Alla fine del 2000 solo 6 milioni di lavoratori erano coperti dai nuovi piani, cioè meno dell’1% della forza lavoro cinese.9
Continuare a lavorare è l’alternativa più ovvia alla pensione. Ciononostante, in Cina il tasso di partecipazione alla forza lavoro da parte degli anziani è in calo da decenni e oggi risulta inferiore ai livelli della maggior parte delle nazioni dell’est asiatico. Anche contando gli agricoltori attivi nell’azienda di famiglia, in Cina continua a lavorare solamente il 28% degli uomini che hanno compiuto i 65 anni, mentre nelle Filippine, in presenza di un reddito pro capite quasi identico, si sale al 55% (cfr. Figura 11). anche se molti rappresentanti della generazione del baby boom cinese che sta invecchiando potrebbero voler lavorare più a lungo degli anziani di oggi, troveranno difficile competere contro chi è più giovane, più sano e più preparato. Durante la Rivoluzione culturale, molti giovani baby boomers hanno saltato completamente l’istruzione secondaria e universitaria, e da anziani potrebbero trovarsi a competere con gli adolescenti per compiti di bassa manovalanza.

8 Takayama, N., op.cit.
9 Williamson, J.B. and Bingwen, Z. (2003): “The Applicability of the Notional Defined Contribution Model for China”, China and World Economy, XI, 3 (June).


Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12


Tag:, ,