QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento del Regno di Mezzo: aspetti demografici ed economici delle politiche pensionistiche in Cina

2. La trasformazione demografica cinese

La Cina può vantarsi di avere la civiltà più antica al mondo, ma per la maggior parte della sua storia è stata una società giovane dal punto di vista demografico. Solo a metà degli anni Sessanta, quanto Mao Tse Tung faceva appello alla gioventù del Paese per lanciare la Rivoluzione culturale, l’età mediana in Cina era 20 anni, il che significa che metà della popolazione era composta da bambini e adolescenti. Gli anziani rappresentavano appena il 7% della popolazione, un livello stabile da tempi immemorabili.
Tuttavia, negli ultimi decenni, ha preso corpo una trasformazione demografica di grande portata destinata a determinare nel prossimo futuro un drammatico invecchiamento della popolazione cinese. Tale trasformazione è il risultato dell’azione di due fattori fondamentali: il crollo della fertilità e l’aumento della longevità. Il primo sta facendo diminuire il numero relativo dei giovani, mentre il secondo fa crescere quello degli anziani.
Dai tempi delle Guardie Rosse, in Cina il tasso di fertilità è crollato. Nel 1970 era pari a 5,8, che rappresenta il numero di nati per ogni donna. Oggi la media è 1,8, ben inferiore a 2,1, cioè il saggio di riproduttività necessario a mantenere la popolazione stabile nel tempo (cfr. Figura 3). Contestualmente alla diminuzione della natalità, il miglioramento in termini di alimentazione, igiene e sanità ha condotto a un notevole aumento della speranza di vita che, dall’istituzione della Repubblica popolare, è passata da 41 a 70 anni, rendendo la Cina uno dei Paesi a basso reddito più longevi del mondo (cfr. Figura 4).
Il declino della natalità cinese è in parte una conseguenza inevitabile della modernizzazione, e in parte il risultato di politiche di controllo demografico messe scientemente in atto dal governo. Mentre nei decenni scorsi il tenore di vita è cresciuto, il tasso di fertilità è crollato in tutta l’Asia orientale — come d’altronde in tutto il mondo in via di sviluppo. Ma in Cina questa tendenza ha ricevuto un ulteriore impulso dalle severe politiche di controllo demografico adottate dal governo. All’inizio degli anni Settanta, la classe politica, preoccupata che il Paese non fosse in grado di mantenere l’enorme popolazione, ha iniziato a incoraggiare le coppie a limitarsi ad avere due figli. All’inizio degli anni Ottanta è stata annunciata la “politica del figlio unico”, concretizzatasi in un sistema di permessi, obiettivi e sanzioni.
Nelle campagne, dove le autorità locali tradizionalmente permettono alle famiglie con una figlia femmina di cercare di avere un maschio, il tasso di fertilità rimane al di sopra dell’obiettivo ufficiale del figlio unico, sebbene anche qui la popolazione riesca appena a mantenersi stabile. In città, dove solo chi è ricco può permettersi di “comprare” il diritto al secondo figlio, pagando una onerosa penale che può ammontare a diverse volte il reddito annuo della famiglia, la fertilità è scesa a livelli nettamente più bassi: a Pechino e Shanghai, ora si aggira attorno all’1,0.
Alla trasformazione demografica cinese è stato aggiunto un ulteriore tassello dall’invecchiamento della generazione del baby boom postbellico. Nei Paesi sviluppati, e in particolare gli Stati Uniti, dopo la guerra c’è stato un aumento della natalità che oggi produce un momentaneo rallentamento dell’invecchiamento. Anche la Cina ha avuto il suo baby boom, ma questo era dovuto al rapido declino della mortalità infantile piuttosto che a un aumento della fertilità. Mentre l’indice di sopravvivenza infantile è iniziato a migliorare notevolmente negli anni Cinquanta, la natalità non è diminuita fino agli anni Settanta, facendo aumentare le dimensioni delle famiglie.
Con questo esercito di baby boomers oggi trentenni e quarantenni, la sfida demografica cinese è ancora di là da venire. L’età mediana è già notevolmente aumentata rispetto ai tempi delle Guardie Rosse, passando da 20 a 32 anni, ma in genere questo è il segnale di un aumento degli adulti in età lavorativa, piuttosto che degli anziani. In effetti, la percentuale di anziani sul totale della popolazione cinese ha subito un incremento solo modesto, e ora si trova all’11%, contro una media del 20% nei Paesi sviluppati.


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