QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento del Regno di Mezzo: aspetti demografici ed economici delle politiche pensionistiche in Cina

Oltre alle migrazioni, un’altra sfida è data dalle famiglie sempre più piccole. Gli anziani di oggi, che hanno dato vita alle loro famiglie prima che in Cina venissero introdotte le severe politiche di controllo delle nascite, in genere possono distribuire l’onere del proprio mantenimento tra quattro o cinque figli, ma la diminuzione della fertilità potrebbe cambiare presto le cose. Secondo il demografo cinese Xiaochun Qiao, le donne che vivono in città e che nel prossimo quinquennio compiranno 65 anni in media hanno 3,0 figli, mentre quelle che vivono in campagna ne hanno 3,7. La media dei figli per persona anziana continuerà a diminuire man mano che le generazioni invecchiano. Entro il 2025 le sessantacinquenni inurbate avranno appena 1,3 figli a testa, mentre in campagna la media sarà pari a 2,213. I figli unici di oggi, i viziati “piccoli imperatori”, un giorno potrebbero trovarsi a scoprire che il peso dell’amore filiale è veramente grande.
Infine, la Cina ha il problema della mancanza di bambine. In condizioni demografiche normali nascono circa 105 maschi ogni 100 femmine ma, secondo il censimento del 2000, oggi in Cina il rapporto alla nascita è di 118 maschi ogni 100 femmine. Lo squilibrio, il più accentuato tra tutte le società moderne, è una imprevista conseguenza della politica del figlio unico perseguita in Cina. I dati riflettono in parte la tendenza a non denunciare la nascita di figlie femmine da parte di quelle famiglie che sperano ancora di avere un maschio, ma per lo più sono reali e sono il risultato di aborti selettivi e addirittura infanticidi in base al sesso. Benché illegali, gli aborti a seconda del sesso sono una pratica comune nelle campagne, non solo perché i genitori hanno bisogno di un maschio che li aiuti nei campi, ma perché è il maschio a essere tenuto a occuparsi dei genitori anziani. La disperazione dei genitori che non sono riusciti ad avere subito un maschio diventa evidente se si considera il rapporto tra i sessi in ordine di nascita: per i primogeniti i maschi battono le femmine 107 a 100, mentre per i secondogeniti la proporzione è 152 a 100.
In Cina la mancanza di bambine rappresenta un problema enorme per una società confuciana in cui praticamente tutti si aspettano di sposarsi e, cosa più grave, in cui le donne svolgono praticamente tutti i compiti di assistenza. Già oggi le zone più povere delle province di Shaanxi, Ningxia, e Guangxi sono disseminate di “villaggi di scapoli”, mentre per far fronte alla mancanza di spose ci si rivolge sempre più ai “mercati” stranieri della Corea del Nord e del Vietnam, e sono in aumento anche i rapimenti.
Alcuni osservatori sono preoccupati del fatto che la mancanza di spose possa fomentare lo strisciante risentimento popolare dovuto alla disoccupazione, allo sfaldarsi della rete di sicurezza sociale e alle crescenti disparità tra i redditi. Anche in passato ci sono stati casi in cui lo squilibrio tra i sessi ha dato il via al fermento sociale, in particolare a metà Ottocento, durante la rivolta Nien, quando bande di scapoli in eccesso si convertirono al brigantaggio e all’insurrezione. Ma ancor peggiore della mancanza di mogli di oggi è la mancanza di nuore che si prepara per il futuro: dopotutto le mogli di oggi sarebbero dovute diventare le infermiere di domani, perché se nella cultura cinese è il figlio maschio che ha la responsabilità di assistere i genitori, è poi la nuora che svolge i compiti pratici.

13 Qiao, X. op.cit.


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