QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Dalla trappola delle pensioni di Bismarck ai lavoratori d’argento di domani: riflessioni sul problema pensionistico in Germania

1. Introduzione

Nonostante i grandi progressi in quasi tutti gli ambiti della nostra vita, il mondo moderno ha generato un sorprendente rompicapo: la trappola delle pensioni di Bismarck. Un sistema atto a garantire la sicurezza nella vecchiaia che si basa su un criterio inadeguato, per non dire sempre più insignificante, e cioè l’età cronologica dell’individuo. E per peggiorare le cose, questo sistema è rimasto immutato per oltre un secolo.
Quel che è strano è che, evidentemente, in questa trappola ci stiamo piuttosto comodi, almeno fino a quando non ci troviamo a dover sostenere l’intero costo del nostro folle progetto di un sistema che spinge la gente a comportarsi proprio in modo tale da minare alle basi i principi che ne regolano il funzionamento: si va in pensione presto per sottrarre risorse umane produttive al sistema economico; si fanno meno figli, o non se ne fanno affatto, che possano formare la prossima generazione di contribuenti, ecc. Non solo sembriamo avere grandi difficoltà a tirarci fuori dall’imbroglio in cui noi stessi siamo andati a cacciarci, ma quel che è peggio è che abbiamo dato il via a un processo dotato di una fortissima inerzia e che non è semplice arrestare, a meno che non ripensiamo i principi stessi alla base del nostro modo di affrontare il ciclo vitale. Nel corso del presente contributo scenderò nei dettagli della questione, ma prima di addentrarmi nell’analisi proporrei una serie di domande che possano stimolare una riflessione:
1. perché Bismarck ha stabilito l’età pensionabile a 65 anni e per un secolo nessuno ha pensato di aumentarla?
2. Perché ogni incremento della speranza di vita registrato negli ultimi cento anni è stato considerato un prolungamento del periodo inattivo al termine del nostro ciclo vitale?
3. Perché disponiamo di un modello pensionistico pubblico comprendente tre generazioni per quanto riguarda l’offerta, ma solamente due per quanto concerne la domanda?
4. Perché sembriamo pensare che la pensione sia come vivere la domenica sette giorni la settimana?
5. Perché la società moderna non è riuscita a integrare gli anziani offrendo condizioni adeguate sul mercato del lavoro?
6. E dove sono finiti i bambini nelle nostre economie avanzate?

2. Ripensare alla trappola delle pensioni di Bismarck

La prima delle domande poste sopra riveste un’importanza fondamentale per questo articolo. Perché Bismarck ha stabilito l’età pensionabile a 65 anni e per un secolo nessuno ha pensato di aumentarla? L’amministrazione americana per la previdenza sociale (American Social Security Administration) ha fornito una risposta parziale rifacendosi alla leggenda associata all’introduzione dell’età pensionabile da parte di Bismarck in Germania:1
“Una leggenda che resiste a proposito del programma tedesco è che si è stabilito che l’età pensionabile normale fosse di 65 anni perché questa era l’età di Bismarck. Si tratta di un aspetto importante perché la Germania ha rappresentato uno dei modelli cui si è rifatta l’America nel progettare il proprio programma di previdenza sociale, e la leggenda vuole che l’America abbia stabilito l’età del pensionamento a 65 anni perché questo era il limite definito in Germania quando hanno sviluppato il programma. In realtà questa soglia in Germania era stata inizialmente fissata a 70 anni (e Bismarck stesso al tempo aveva 74 anni), mentre la riduzione a 65 anni avvenne solo 27 anni dopo (nel 1916). A quel punto Bismarck era morto da 18 anni.”


Patrick M. Liedtke: Segretario Generale e Direttore Generale dell’Associazione di Ginevra. L’Associazione di Ginevra è il principale centro di ricerca sulle assicurazioni appoggiato dal settore privato, e da trent’anni svolge un ruolo pionieristico nell’incoraggiare la riflessione sulla riforma delle pensioni. Per ulteriori informazioni, è possibile visitare il sito www.genevaassociation.org.
1 Cfr. la base dati storica della Social Security Administration statunitense, disponibile all’indirizzo www.ssa.org. (Nostra traduzione [N.d.T]).


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