QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

La riforma del Welfare: una sfida europea

La seconda priorità è quella di conciliare la sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici con maggiori opportunità di lavoro e partecipazione attiva degli anziani. Che esista un problema di equilibrio dei conti previdenziali a causa di un andamento demografico particolarmente favorevole al prolungamento delle speranze di vita è ormai un fatto chiaro e certo. Che in prospettiva, come detto precedentemente, l’innalzamento dell’età pensionabile possa essere una fra le più logiche vie d’uscita per evitare il collasso del sistema previdenziale è un’altro fatto. Proprio per questo le politiche per riformare il Welfare non possono non prescindere dalle precedenti riflessioni.

Probabilmente nessuno in Italia e in Europa ha la ricetta giusta per risolvere una questione di tale portata. Anche se l’Italia si è più o meno attrezzata per il lungo periodo, l’impatto sul breve delle riforme varate è di entità troppo limitata e ancora una volta scarica tutti gli oneri sulle generazioni future. Ma nonostante ciò il ridisegno del Welfare è necessario per permettere la riallocazione di risorse della spesa pubblica sulle altre voci della protezione sociale, destinate all’assistenza dei cittadini come i servizi domiciliari e le strutture residenziali.

È inoltre necessario effettuare investimenti per comunicare ai cittadini, in particolare ai lavoratori, la loro posizione pensionistica. Infatti più del 50% dei lavoratori dipendenti in Italia ignora quale percentuale del proprio salario vada ogni mese alle casse dell’Inps come contributo previdenziale. Un altro 15% sottostima abbondantemente (di almeno un quarto) l’entità di questo prelievo. Un lavoratore su due crede che i contributi versati all’Inps alimentino un suo fondo personale, cui potrà attingere all’atto del pensionamento. I giovani coinvolti dalle riforme Dini, Amato e Prodi sovrastimano le loro pensioni future e non di poco: pensano di avere diritto tra il 10 e il 20% cento in più del loro ultimo salario. Va dunque fatta informazione, inviando a tutti i contribuenti un rendiconto di quanto hanno versato e di quanto realisticamente potranno ottenere, proprio come avviene in Svezia, un paese che ha adottato un sistema pensionistico molto simile al nostro.

Il tema aperto è vastissimo e merita alcune riflessioni che verranno riprese successivamente negli articoli di questo numero dei Quaderni Europei.

Un’altra importante riflessione riguarda gli “anziani”, il cui basso tasso di occupazione riflette ovviamente i privilegi concessi dal sistema pensionistico a una generazione di lavoratori, a scapito delle generazioni future. Donne e giovani, invece, sono stati per anni scientemente tenuti fuori dal mercato del lavoro per allentare le pressioni competitive che il loro ingresso sul mercato avrebbe potuto esercitare sui lavoratori in fasce di età matura. A ragion del vero, in Italia negli ultimi anni vi è stata una creazione di posti di lavoro per i giovani e le donne. Ma questa è stata spesso incanalata su binari separati, su contratti di lavoro e percorsi professionali con maggiore precarietà, diversi da quelli dei lavoratori in fasce di età matura. Ciò dimostra che aumentare il tasso di occupazione “non è neutrale” dal punto di vista redistributivo: occorre tagliare i privilegi di cui alcuni lavoratori hanno goduto, per consentire anche agli altri di lavorare. Se lo si fosse ammesso anche durante le recenti riforme del lavoro, forse avremmo fatto qualche passo in più nel tradurre i sogni occupazionali in realtà.

Bisogna comunque rimuovere le barriere che oggi impediscono alle persone “anziane” di continuare l’attività lavorativa come anche alle donne e ai giovani di entrare nel mercato del lavoro. Ma soprattutto un fatto è evidente: la scelta di lavorare deve essere una questione di scelta individuale. Aumentare il tasso di occupazione nelle fasce di età avanzate è un obiettivo importante non solo per ridurre la spesa pensionistica, ma anche per evitare che le riduzioni delle prestazioni si traducano domani in un aumento di rischio di povertà tra gli anziani, in particolare tra chi ha avuto carriere discontinue o è rimasto a lungo in lavori poco protetti.


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