QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

La riforma del Welfare: una sfida europea

Per molti governi europei, che devono affrontare una situazione globalizzata e sempre più permeata da una grande insicurezza economica, il modello sociale è diventato sempre più fonte di preoccupazione e questione di grande rilievo, poiché coinvolge direttamente il progetto di vita di milioni di cittadini. Condizione che impone all’Europa l’urgenza di introdurre “dosi massicce” di riforme per salvare il welfare e nello stesso tempo non pregiudicare il processo di integrazione europea. Per questa ragione non stupisce che vi siano state diverse proposte, e certamente altre ve ne saranno, non solo da parte dei governi, sulla riforma del sistema di sicurezza sociale.

Proposte di ridisegno del welfare che riguardano in primo luogo la necessità di effettuare interventi legislativi sul mercato del lavoro e sul sistema previdenziale. Due azioni parallele che sono determinanti per il funzionamento del sistema di welfare. Nel nostro Paese il dibattito è molto acceso e muove dalla necessità di effettuare interventi articolati su due grandi direttrici. La prima è quella di individuare le riforme da realizzare per creare un mercato del lavoro più organico e coerente con le nuove necessità, in modo particolare tenendo conto delle dinamiche demografiche in un’ottica attiva per le persone in età avanzata, che in Europa aumenteranno in modo esponenziale. Infatti nei prossimi anni l’aumento della popolazione in età pensionabile nei Paesi UE sarà tale che, nonostante la crescita economica e l’aumento dell’occupazione, saranno necessarie grandi riforme per i sistemi previdenziali pubblici. Le misure da adottare per tenere il passo con quello che gli esperti definiscono un vero e proprio “old-age time bomb”, sono svariate. La priorità va data all’innalzamento dell’età pensionabile e alla limitazione di schemi pensionistici che consentono l’uscita anticipata dal mercato del lavoro. Occorre inoltre realizzare rapporti più equilibrati “fra contributi versati e benefici previdenziali” e misure per aumentare la forza lavoro attiva, soprattutto fra le donne.

Il messaggio centrale della riflessione è che non possiamo permetterci di sottovalutare le conseguenze del boom dei pensionati in arrivo, poichè in assenza di riforme adeguate gli effetti sul debito pubblico saranno sempre più pesanti e la pressione sui bilanci potrebbe essere ancora maggiore se si considerasse anche la spesa per la sanità.

Un paese ad alto debito come l’Italia soffre di un ulteriore elemento di vulnerabilità: è dunque importante che la spesa per interessi si riduca per creare più spazi di manovra a fronte dell’aumento della spesa pensionistica.

Il rigore nei conti pubblici e la riduzione del debito in Italia restano comunque le questioni chiave nei prossimi anni per prepararsi nel modo migliore alla sfida dell’invecchiamento. Nell’Unione Europea, infatti, la quota di ultrasessantacinquenni rispetto alla popolazione in età lavorativa è destinata a esplodere, passando dal 26,7% del 2000 al 53,4% del 2050. In Italia, l’effetto sarà ancora più marcato, con valori nettamente superiori a tutti gli altri paesi: dal 28,8% del 2000 al 66,8% del 2050.

È quindi imprescindibile introdurre riforme per proteggere il modello sociale, basate su due grandi direttive. La prima grande attenzione deve essere posta nel realizzare interventi nel mercato del lavoro, nell’ambito di una strategia complessiva per combattere l’esclusione sociale, che è scritta nei testi europei e che è stata attuata nei Paesi scandinavi. Ciò implica realizzare politiche attive del lavoro per migliorare i livelli effettivi di tutela, nell’ambito di una strategia complessiva per sostenere la formazione, l’assistenza all’infanzia e agli anziani e ammortizzatori sociali per combattere l’esclusione sociale. Quindi individuare e realizzare riforme in grado di facilitare sia il passaggio dall’assistenza sociale al lavoro (welfare-towork) sia il sostegno sociale a chi già lavora (welfare-in-work).


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