QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

La doppia elica della formazione e del lavoro

All’età di 18 anni torna a scuola per completare l’istruzione secondaria, quindi frequenta un breve corso di formazione superiore sulla pesca. Dopo tre anni viene assunto in un’azienda di acquacoltura dove passa un altro triennio. Ha 24 anni quando di iscrive a un secondo corso universitario di biologia marina per il biennio successivo. Tra i 26 e i 30 anni lavora per un centro di osservazione sull’ecologia marina, quindi completa l’istruzione universitaria, che gli permette di lavorare per cinque anni in un istituto di ricerca, e l’esperienza che acquisisce gli vale due anni di dottorato. A 40 anni inizia a insegnare in un college in cui il corso di studi consiglia un anno di formazione nell’industria ittica. Durante i cinque anni seguenti lavora come consulente per una società di prodotti marini. Lascia questa remunerativa occupazione per aprire una piccola ditta di consulenza a conduzione familiare. Ora ha 54 anni e la sua grande passione per l’ittiologia lo induce a prendere un anno sabbatico per studiare museografia. Così, tra i 55 e i 60 anni, diventa direttore di un grande acquario. A seguito delle insistenti richieste provenienti da un Paese lontano in un altro continente, si trasferisce in un’istituzione analoga e la dirige per due anni. La realtà che lo ospita lo spinge a studiare per un anno l’economia dei Paesi in via di sviluppo. A 65 anni d’età passa un altro biennio in qualità di professore associato nella locale università centrale, dopodiché torna a casa per lavorare un altro anno come volontario per una ONG che si occupa dei problemi specifici dei Paesi in via di sviluppo. Tra i 71 e i 76 anni presiede una fondazione che si occupa delle medesime questioni. Dopo 60 anni di vita attiva diventa presidente di dipartimento all’Accademia oceanografica. Ora è difficile sapere dove sia, dato che è sempre invitato a convegni internazionali o gira il mondo per tenere conferenze.
Che cosa dimostra questa storia? Dimostra come il carattere di John abbia modificato il tipo di attività che ha svolto negli ultimi vent’anni. È sorprendente? Non se si tiene conto del fatto che John ha continuato a disegnare con coerenza un’ellissi. Tutti i suoi passi avanti nella formazione (sette in tutto, per un totale di dodici anni) avevano a che fare con il suo interesse per la biologia, che si è ampliato grazie a corsi relativi all’industria ittica, alle scienze museali, all’economia, allo sviluppo sostenibile e agli studi sull’ambiente. I passi avanti dal punto di vista lavorativo (tredici in tutto, per un totale di quarantotto anni) sono stati alternati con periodi di formazione mirati alle attività che sono rimaste coerenti con gli interessi di fondo di John. se ci guardiamo attorno, casi simili non sono rari. Forse non sono abbastanza frequenti da essere considerati emblematici, ma i dati statistici continuano a confermare che la mobilità della forza lavoro va sempre più aumentando.
Dove sta la novità del caso di John? A quanto pare la durata dei suoi studi (dieci anni di scuola dell’obbligo più altri dodici) non supera di molto il periodo di tempo necessario oggi a formare un Dottore di ricerca in Scienze. Il vantaggio inedito e fondamentale del percorso di John è che la sua formazione ha attraversato l’intera vita e ha potuto essere riorientata in direzione di diverse mete interessanti e utili che riguardavano la sua unica vocazione fondamentale.
Anche la durata dei periodi di lavoro di John rappresenta una novità assoluta. La sua esperienza conferma la tendenza a una vita attiva sessantennale che abbraccia l’intera società. La vita attiva media cresce di vent’anni. Le tendenze demografiche e il balzo in avanti della speranza di vita da 55 a 75 anni alla fine vanno a riflettersi sull’organizzazione del tessuto sociale. Il prolungamento della vita umana non è più percepito come una falla nei bilanci nazionali, e lo spettro della “società che invecchia” non appare più così temibile.
La transizione dalla formazione al lavoro e viceversa non è un obbligo assoluto. È possibile che a un impiego ne segua un altro. Un tale scenario indica che una successione di attività può significare il passaggio dal lavoro dipendente all’interno di un’impresa a un’attività autonoma, ad attività di volontariato, alla creazione di una fondazione no-profit o di un servizio di consulenza, che può anche significare condurre un’attività individuale, essere assunti in una grande azienda, o lavorare per un’organizzazione internazionale.
Questo libro ha cinque capitoli. Il capitolo 1 inizia con un’affermazione cartesiana: Imparo, dunque cambio.
Durante le prime fasi dell’istruzione istituzionalizzata, il sistema si è chiaramente opposto al cambiamento: i giovani venivano istruiti a mantenere e continuare quello che i genitori avevano iniziato. Nei tempi moderni è sorta l’idea che il sistema d’istruzione dovesse sviluppare la capacità di adattarsi a nuove situazioni, ma nel corso degli ultimi vent’anni adattarsi ha significato tenere il passo con gli sviluppi sociali, che nel frattempo si sono susseguiti sempre più rapidamente. L’istruzione oggi deve affrontare una nuova sfida — quella di anticipare il cambiamento.
La ragione per cui la riforma dell’istruzione ha segnato il passo emerge in tutta la sua chiarezza se si analizzano più da vicino i requisiti principali imposti dalla velocizzazione cui oggi è sottoposta la storia: formazione permanente o continua e interdisciplinarietà. Il problema risiede nella rigida classificazione del sapere umano, che prevede confini netti tra le discipline. La conoscenza continua a essere immagazzinata e distribuita in grandi blocchi che sembrano essere composti di cemento. Insegnanti, discipline, curricula, esami, certificati: tutto funziona all’interno di un modello statico, incapace di lasciarsi alle spalle secoli di inerzia. Sotto la pressione dei nuovi saperi, la rigida struttura delle discipline mostra le prime crepe, e i confini si fanno qua e là confusi. Ma come affronterà il nuovo secolo le tendenze che vanno delineandosi?
Il capitolo 2 è dedicato a un’innovazione che può portare a una vera rivoluzione antidisciplinare nel campo del sapere. Se solo la conoscenza potesse essere liberata dalla tirannia delle discipline, queste potrebbero seguire liberamente le loro inclinazioni naturali in un gioco analogico e combinatorio, così producendo nuove conoscenze. La demolizione delle discipline farà spazio alle nuove realtà del sapere, chiamate moduli, che comprenderanno informazioni e metodi di validazione coerenti. I moduli saranno definiti attraverso le valenze che li legano ai moduli preliminari e a quelli eventualmente successivi.
Non esiste singola mente umana che possa contenere tutti i moduli del sapere, né disegnare una mappa della loro disposizione, poiché essi sono centinaia di migliaia. Può farlo un programma informatico. È il computer che offrirà una panoramica dei moduli a coloro i quali intendono definire itinerari di studio personalizzati.
Le conseguenze sono potenzialmente enormi. Tutte le parole classiche a cui siamo abituati cambieranno significato: università, scuola, classe, insegnante, materia, disciplina, cattedra, certificato o diploma, ecc. Cambierà persino la struttura dei dieci anni obbligatori del ciclo primario e secondario. L’insegnante insegnerà poco, mentre si dedicherà a supervisionare, monitorare, chiarire, e anche ad assistere lo studente nella scelta dei moduli. Il profilo di una scuola potrà essere determinato principalmente dalla natura dei suoi laboratori e gruppi di lavoro sperimentali di biologia, fisica, chimica, scienze naturali o agrarie, ecc.
Dopo il lungo predominio del sapere teorico, nel nuovo secolo ci si attende che l’attenzione si concentri sulla sperimentazione. La ricerca di nuovi percorsi è una dimensione dell’apprendimento che non può essere replicata dai computer. Dalla medesima ricerca dipende anche l’acquisizione delle competenze più pratiche.
Il capitolo 3 si apre con un altro riferimento a Cartesio: “Lavoro, dunque sono”. L’intera storia del lavoro ne dimostra la dipendenza dagli attrezzi. L’ultima rivoluzione in questo campo, determinata dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ha avuto un effetto paragonabile a quello di un fortissimo terremoto, anche se le conseguenze di tale rivoluzione non dipendono tutte da un’unica causa. La società cambia sotto l’influenza anche di altri fattori. L’economia dei servizi è diventata un dato di fatto. Si è verificato uno spostamento dei valori sociali, ponendo l’accento sui diritti universali. Si inneggia alla diversità, la flessibilità è divenuta una virtù essenziale. Il computer, uno strumento che valorizza l’intelletto piuttosto che i muscoli dell’uomo, ha facilitato questi processi, risultando presente a ogni svolta, velocizzando il cambiamento e ampliandone la portata. Per questo motivo le discussioni sul futuro dell’accoppiata formazione-lavoro dovrebbero partire dall’avvento del computer e delle sue applicazioni.
Il capitolo 4 si concentra sulle conseguenze più importanti e significative dell’attuale rivoluzione tecnologica. In seno all’economia dei servizi, l’intelletto umano, aiutato dal computer, è diventato l’ingrediente più prezioso nella produzione materiale. Il fatto è stato annunciato con slogan altisonanti: “la de-materializzazione della produzione”, “l’economia della conoscenza” o “l’innovazione come fattore decisivo”. Per far funzionare un simile sistema occorrono qualifiche sempre maggiori; finalmente alla formazione si riserva un ruolo di primo piano, ponendola al centro delle pratiche sociali. Oggi sempre più occupazioni richiedono un livello di istruzione e formazione più alto e tale requisito non rimane solamente un auspicio teorico. Il processo delle globalizzazione, con la crescente concorrenza sui mercati internazionali integrati, richiede qualifiche superiori per poter sopravvivere e capacità di innovazione per avere successo.
È stato detto che tutto ciò di cui si ha bisogno per entrare a far parte della civiltà globale sono un computer e un modem. Un solo strumento permette agli esseri umani di condurre le due attività che compongono l’elica, imparare e lavorare, in tempo reale e a prescindere dalla distanza. Per esempio, gli attuali programmi di modernizzazione dell’Europa unita prevedono il telelavoro e altri elementi della società dell’informazione. I progressi della privatizzazione e il predominio dei servizi comportano differenze sempre maggiori nella remunerazione. I lavori part-time, occasionali e su base volontaria sono il segno della nascita di una società civile attiva e vitale.
La relativa rivoluzione nei campi gemelli del lavoro e della formazione comporta l’istituzionalizzazione di diverse tipologie al loro interno, che probabilmente si dimostreranno sia necessarie che possibili. In conclusione, definiamo il percorso nella vita di ciascuno come un continuum di momenti dedicati alla formazione e al lavoro e incoraggiamo ulteriori riflessioni e discussioni sui vantaggi di un approccio istituzionalizzato al concetto della doppia elica.
Perché non fondere i ministeri dell’istruzione e del lavoro in un’unica entità, dato che le loro attività risultano organicamente intrecciate? Perché non avere un unico bilancio per la previdenza sociale che copra gli anni della formazione e del lavoro basandosi su un sistema di crediti individuali globali? Perché preoccuparci della disoccupazione invece di contribuire allo sviluppo di itinerari personalizzati secondo i quali gli sforzi individuali e l’assistenza della società potrebbero unire le forze per sostenere le due attività fondamentali dell’istruzione e del lavoro? Nell’approccio basato sulla doppia elica, la disoccupazione smette di essere un’ossessione per i giovani e una rovina per gli adulti. I governi, di concerto con la comunità imprenditoriale e la società civile, avrebbero a disposizione uno strumento potente per affrontare i problemi legati alla previdenza sociale in maniera efficace e razionale.
Auspichiamo che questa pubblicazione sia fonte di ispirazione per ulteriori ricerche nel vasto settore della formazione e/o del lavoro permanente allo scopo di guardare con occhi nuovi ai problemi globali ed esplorare soluzioni per una vita migliore nel ventunesimo secolo.


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