QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Uno sviluppo guidato dall’occupazione può considerare lo svecchiamento una risorsa?

4. Analisi di un caso: la Croazia

Nel 1991 la popolazione della Croazia ammontava a 4,78 milioni di persone, è passata a 4,44 milioni nel 2001 e ci si attende un calo fino a 3,78 milioni nel 2040, quando la percentuale di ultrasessantacinquenni sarà del 21,7%, mentre gli under 15 rappresenteranno appena il 17,6% del totale. Nel 1980, su circa 4,7 milioni di abitanti, la Croazia aveva 450.000 pensionati: oggi il loro numero ha superato il milione di unità, mentre la popolazione è addirittura diminuita leggermente. Il tasso di dipendenza, ovvero la percentuale di pensionati in rapporto al totale degli occupati, è passato dal 23% del 1980 al 75% del 2000. Le pensioni rappresentano addirittura il 14% del Pil, una cifra superiore all’11,3% del 1990. Ciononostante, la pensione media espressa come percentuale del salario medio è diminuita, passando dal 60% del 1980 a circa il 40% del 2000. Nell’anno 2000 il Pil della Croazia ammontava a 157 miliardi di kune (tasso di cambio 1 Euro = 7,6 kune), che in termini di parità del potere d’acquisto equivalgono a circa 6000 Euro pro capite. La spesa sociale rappresenta il 26% del Pil; la parte del leone la fanno le pensioni (51%, cioè il 14% del Pil) e la sanità (32,3%). L’indice GINI che misura la disuguaglianza del reddito è pari a 0,352, uno dei più elevati tra i Paesi in transizione. Né lo stato sociale di Keynes-Beveridge, né i due pilastri aggiuntivi introdotti nel sistema pensionistico croato nel 1999 sono in grado di risolvere il problema.22 È necessario un quarto pilastro: il lavoro a tempo parziale e un passaggio graduale dall’impiego a tempo pieno al pensionamento.

5. Libertà, rischio e creatività

Le caratteristiche fondamentali del mondo contemporaneo sono la globalizzazione e la rapidità dei cambiamenti. Non ci vengono imposti, piuttosto li determiniamo noi esseri umani, e più precisamente è la nostra creatività a generarli. Infatti creo, imparo, dunque cambio.3 Lo sviluppo comprende cambiamenti incrementali, quantitativi, all’incirca dello stesso tipo. Tuttavia, esso comprende cambiamenti rapidi che conducono anche a una trasformazione qualitativa. È a causa di questi rapidi cambiamenti caratterizzati da ricadute qualitative che essere sta diventando ben più importante di avere. Di conseguenza la risorsa fondamentale è rappresentata dal potenziale umano, sfruttato e ridotto in schiavitù dai pregiudizi e dalla mancanza di istruzione,23 ma anche dal timore di fronte al rischio. “Le persone sono la vera ricchezza delle nazioni. Lo scopo principale dello sviluppo è estendere la libertà degli esseri umani…” (nostra traduzione, N.d.T.) – le loro capacità, ampliando lo spettro delle scelte che permettono di condurre un’esistenza piena e creativa. Le persone sono i beneficiari di tale sviluppo e gli agenti del progresso e del cambiamento che lo realizza. Questo processo deve andare a vantaggio di tutti in maniera equa e deve potersi basare sulla partecipazione di tutti.24
Il gruppo di età media — chi ha tra i 25 e i 60 anni, madri e padri — è il meno propenso ad assumersi dei rischi: non può farlo perché ha troppe responsabilità. Tuttavia oggi, per la prima volta nella storia, c’è una fetta considerevole della popolazione — gli ultrasessantenni — che possiede esperienza e titoli, e che in genere non dovrebbe avere la responsabilità di prendersi cura di nessuno e può quindi affrontare dei rischi. Sono queste caratteristiche — esperienza, titoli e disponibilità ad affrontare dei rischi – che fanno degli ultrasessantenni una risorsa particolare nelle strategie di sviluppo. È necessario formulare una politica nuova in cui tutti sono occupati, a prescindere dall’età, ma secondo gradi diversi: part-time; con diverse tipologie di lavoro (ovviamente né minatori né ballerine); una quota ragionevole nelle attività di ricerca, consulenza e di insegnamento; raramente in ruoli guida ma spesso come modelli. Quando potrebbero affrontare dei rischi, e quindi potrebbero contribuire al progresso, gli anziani sono — come tutti noi — prigionieri dei nostri pregiudizi, mentre i loro sono “vecchi pregiudizi”, talvolta incompatibili con i tempi in cui vivono. In passato agli anziani era riconosciuta una particolare autorità. Anche se tale caratteristica sta rapidamente venendo meno, essi potrebbero ancora rappresentare un ostacolo se continuassero a occupare la posizione che avevano prima.
La transizione demografica richiede una formazione permanente, in modo tale da permettere di cambiare professione più volte e di garantire la partecipazione al mercato del lavoro molto prima di quanto non avvenga oggi. Invece di essere un peso e un problema, la transizione demografica che conduce allo svecchiamento si rivela una risorsa e uno stimolo alla creazione di una società basata sulla conoscenza. Ogni cultura può e deve trovare la maniera più adatta per trasformare lo svecchiamento in una risorsa, e in tale processo risulterà modificata.

6. Prospettive e un piano d’azione

La conoscenza e la politica sono due strumenti indispensabili per affrontare i problemi, i pericoli e le minacce che caratterizzano il mondo moderno. Si tratta dell’unico modo per concretizzare le opportunità che ci vengono offerte. La politica non deve risolversi in un gioco di potere, né deve ridursi al tentativo di raggiungere una posizione dominante per occuparla e difenderla. La politica, proprio come le scienze, dovrebbe essere soprattutto l’arte di risolvere i problemi. Aprendo i lavori della conferenza del centro Indira Gandhi intitolata “India — next decade” e tenutasi nel novembre 2004, il Primo ministro indiano Manmohan Singh ha affermato che il processo politico deve trovare il suo vero ruolo, che non consiste nella conquista del potere. Egli ha ribadito che la politica deve riscoprire — o dovremmo dire che deve trovare — la sua dimensione in quanto strumento valido per una gestione sensata, e forse si può aggiungere anche in quanto stimolo per i cambiamenti sociali. Per riuscire a risolvere i problemi, il processo politico deve legarsi indissolubilmente alla conoscenza e alla creatività. Parallelamente alla conferenza del centro Indira Gandhi, a Nuova Dehli si teneva anche l’incontro intitolato “Uncommon opportunities: A Road for Employment, Food and Global Security”. Si trattava di uno degli incontri preparatori che hanno preceduto l’Assemblea generale dell’Accademia mondiale delle arti e delle scienze (WAAS), che si terrà a Zagabria nel novembre 2005. È un appuntamento che riguarda il futuro della conoscenza e che tra l’altro toccherà anche le seguenti questioni: la politica nella società basata sulla conoscenza, incertezza e definizione delle politiche, cambiare idea: modificazioni elettroniche e chimiche delle nostre cognizioni ed emozioni, la rivoluzione delle aspettative crescenti e come fornire risposte costruttive, professioni e occupazione nella società globale, la transizione demografica, lavoro o jihad: una questione di sicurezza, e il nuovo ruolo della scienza e degli scienziati.
L’Assemblea Generale WAAS di Zagabra tratterà in maniera specifica dello svecchiamento. Lo sviluppo sostenibile guidato dalle professioni sembra essere una strategia adatta ad assicurare prosperità, occupazione, salute e felicità alla popolazione a prescindere dall’età, coinvolgendo tutti nelle mansioni che meglio possono svolgere. Lo sviluppo sostenibile implica un ampliamento costante del ventaglio di opzioni aperte all’essere umano. La libertà, come sottolineato da Amartya Sen, rappresenta un ingrediente essenziale dello sviluppo. È necessario che l’economia basata sulla conoscenza riguardi non solo un’élite, e nemmeno solo le classi medie, ma tutta la popolazione. La società basata sulla conoscenza non deve essere un’isola in un mare di mediocrità. Lo spirito della conoscenza deve permeare tutta la società, tutto il Paese, tutta la regione e, naturalmente, tutto il mondo. La conoscenza e la creatività formano sicuramente le basi della nostra evoluzione, ma questo vale anche per la solidarietà e la compassione. Tali peculiarità sono oggi tanto più necessarie nel momento in cui costruiamo una società basata sulla conoscenza. La solidarietà e la compassione permetteranno a ciascuno di trovare il posto più adatto per sé e allo stesso tempo presteranno un aiuto ai bisognosi — i disabili, gli svantaggiati, i malati e chi non ha avuto accesso all’istruzione, tutti coloro i quali sono sfruttati, soprattutto le donne e i bambini, tutte le minoranze oppresse, in modo tale che alla fine tutti potranno contribuire in maniera significativa ad uno sviluppo sostenibile generalizzato.
Lo sviluppo di una strategia mirata a ottenere una crescita guidata dall’occupazione rappresenta uno degli obiettivi principali dell’assemblea generale di Zagabria dell’Accademia mondiale delle arti e delle scienze (WAAS):
“L’occupazione deve essere intesa come diritto umano fondamentale, l’equivalente economico del diritto di voto. L’accesso a un lavoro proficuo costituisce la libertà economica che garantisce la legittimità e il funzionamento a un’economia di mercato”.25
L’occupazione non può essere limitata a una determinata fascia d’età. In effetti, è necessario riuscire a ottenere il primo impiego non molto dopo i vent’anni per riuscire a formare una famiglia e avere dei figli. D’altro canto, come abbiamo avuto modo di sottolineare, anche i più anziani possono trovare occupazioni utili, soprattutto nelle attività che richiedono di assumersi dei rischi sulla base delle credenziali e dell’esperienza possedute. Il Primo ministro Singh ha parlato di circa 100 milioni di nuovi posti di lavoro in India entro il 2010. Fatte le debite proporzioni demografiche, ciò significa che, per esempio, la Croazia dovrebbe creare mezzo milione di nuovi posti di lavoro, il che potrebbe far salire il totale degli occupati nel Paese a circa due milioni di persone, un livello toccato durante il picco dell’industrializzazione alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso.
Per creare occupazione sono necessari spirito di iniziativa, conoscenze e un’azione politica mirata. Tuttavia, i posti di lavoro vengono a sorgere in un mercato globale influenzato da migrazioni e outsourcing, il che implica che ogni Paese e regione dovranno trovare una specifica nicchia di eccellenza e allo stesso tempo garantire l’esportazione dei propri prodotti. Anche se parliamo di un’economia basata sulla conoscenza e sottolineiamo il fatto che istruzione, ricerca e assistenza sanitaria sono settori che necessitano di grandi risorse umane, è necessario creare posti di lavoro in ambiti diversi, ed è qui che la creatività che parte dal basso si manifesta in maniera più evidente e deve essere incoraggiata affinché si sviluppi. Tutti i Paesi devono stabilire e mantenere un clima innovativo, creativo e concorrenziale, ricorrendo a iniziative politiche fondate sulla cultura.
Naturalmente, un unico evento, cioè l’assemblea generale, non può da solo cambiare le cose. È necessario istituire una task force permanente. Abbiamo già sottolineato che né la struttura politica né il processo politico riusciranno da soli a garantire una crescita guidata dall’occupazione, e che il sistema di ricerca accademica da solo non può ottenere tale risultato. In realtà, sin da subito occorre istituire dimensioni internazionali, globali ed europee. Costruire una società basata sulla conoscenza implica un intreccio comprendente l’eccellenza, la formazione permanente generale per tutti, la politica con tutte le sue incertezze e tutti i suoi interessi, e la conoscenza, con la sua caratteristica ricerca della verità. Tutti i Paesi europei, soprattutto quelli SEE, raggiungono un’integrazione internazionale e appartengono a diverse associazioni europee. Le loro accademie e università sono parte di Allea (All European Academies) e dell’Inter-academy panel (associazione di tutte le accademie del mondo), come pure dell’ICSU (International Council of Scientific Unions), un’associazione comprendente la maggior parte delle associazioni scientifiche internazionali, per es. IUPAC — l’unione internazionale per la chimica pura e applicata, e l’equivalente IUPAP per la fisica). A diversi livelli, questi Paesi sono integrati nello Spazio europeo della ricerca a e nello Spazio europeo di istruzione superiore. Inoltre, a titolo individuale gli scienziati e gli studiosi in Europa e negli Stati SEE sono membri dell’Academia Europaea, dell’Accademia europea delle scienze e delle arti e dell’Accademia mondiale. Numerose organizzazioni internazionali non governative, come il movimento Pugwash e il Club di Roma, hanno le loro sedi nazionali in molti Paesi europei e specificamente negli Stati SEE.
Una task force permanente facente parte del sistema internazionale ed europeo darebbe vita a una struttura composita comprendente le rappresentanze nazionali della WAAS, i membri di tutte le accademie europee, possibilmente le rappresentanze nazionali del Club di Roma e del Pugwash. All’interno degli Stati SEE, questa struttura potrebbe basarsi sul Forum Bled, sul centro interuniversitario di Dubrovnik, sull’Università del Mar nero e soprattutto sulla impressionate struttura degli istituti internazionali di Trieste e sulle accademie, sulle università e sugli istituti di ricerca a livello nazionale. Sin dall’inizio tali strutture avrebbero dimensioni internazionali e specificamente europee, godrebbero di credenziali scientifiche notevoli e avrebbero il necessario peso politico — grazie alla partecipazione soprattutto a WAAS, Club di Roma e Pugwash e ai molteplici contatti. Il primo compito specifico di tale struttura a livello SEE sarebbe dare inizio a uno sviluppo sostenibile generalizzato guidato dall’occupazione.

22 Ivo Šlaus (2003): “Knowledge-based society as a solution for unemployment and retirement problems”, (panel 40) SEF 003, Warsaw, 19-21 november, Strategies and reforms for employment, retirement and pensions in an integrated Europe.
23 A. Peccei (1984): intervento congressuale, Senato S 8690, 28 giugno.
24 The State of Human Development (2004): Human Development Indicators, p. 127.
25 Uncommon Opportunities. An Agenda for Peace and Equitable Development, Relazione della Commissione internazionale per la pace e l’alimentazione, seconda edizione, 20 Novembre 2004.


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