QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Prospettive sul quarto pilastro in Italia alla luce della riforma delle pensioni

di Lucia Vitali
Dipartimento di Scienze Attuariali e Finanziarie, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

1. Gli anziani che lavorano: qualche elemento quantitativo

La partecipazione al lavoro degli anziani costituisce una delle questioni basilari in tutte le economie più avanzate: laddove c’è maggior sviluppo economico, c’è anche una nutrita popolazione anziana in buona salute e longeva. Una ricchezza, per il paese, poter trarre vantaggio da una più lunga vita attiva delle classi di età più elevate, soprattutto perché notoriamente lo sviluppo economico, se da una parte si associa ad una più ampia partecipazione femminile al mondo del lavoro, dall’altra presenta una meno elevata natalità.
Le statistiche italiane confermano che la longevità aumenta, sia per gli uomini che per le donne, anche se mostrano contemporaneamente che la durata della vita risulta essere squilibrata a favore di queste ultime di almeno sei anni; contemporaneamente, le statistiche sanitarie registrano — in media — il miglioramento dello stato di salute di tutti gli anziani. Tale risultato è in gran parte dovuto agli effetti della disponibilità generalizzata di cure mediche specialistiche di alto livello, ottenuta nell’ultimo quarto di secolo attraverso il servizio sanitario nazionale, il che ha fatto cadere ogni precedente ostacolo alla disponibilità di cure sanitarie da parte delle categorie più deboli.
Di fronte a vite mediamente più lunghe e a una diffusa condizione di relativo benessere e di buona salute, la prima conseguenza logica dovrebbe essere l’allungamento dell’attività lavorativa, ma in realtà nel corso degli ultimi decenni si è piuttosto verificato il contrario: mentre la salute degli anziani migliorava, e con essa la loro sopravvivenza, l’età effettiva di pensionamento diminuiva.
Un saggio di Cramer e Pestieau (2003), ha recentemente indicato come nel corso degli ultimi quarant’anni si sia assistito ad un fenomeno estremamente indicativo: in concomitanza con l’allungamento della speranza di vita, specchio del realizzarsi di quelle conquiste sociali che negli anni cinquanta e sessanta sembravano irraggiungibili, la durata della vita attiva si è ridotta e il momento dell’uscita dalla condizione attiva è stato anticipato. In sostanza, mentre la vita si allungava in media di 6-7 anni, nei paesi europei più evoluti l’età della pensione veniva ovunque anticipata, anche di dieci anni (vedi tab. 1.1.).
D’altra parte, non possiamo non notare come nel 1960 c’erano paesi, come l’Irlanda e la Spagna, dove la speranza di vita era rispettivamente pari a 68,4 e 67,9 — età estreme alle quali corrispondevano età effettive di pensionamento più alte (in Irlanda 70,8 e in Spagna 68).
Quasi tutti i paesi indicati nella tabella che segue hanno registrato cambiamenti assolutamente rivoluzionari, sia nella direzione della durata della vita che in quella opposta della durata della vita attiva: mentre la prima saliva, la seconda diminuiva drammaticamente.

Tabella 1.1: Longevità ed età effettiva di pensionamento nell’Unione Europea (1960-1995)
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Fonte: Cramer and Pestieau: “The double dividend of postponing retirement”, International Tax and Public Finance, 10, 419-434, 2003.

È bene inoltre sottolineare come la struttura demografica dei paesi europei appena elencati indichi un andamento tendenzialmente crescente della popolazione dipendente, specialmente della popolazione dipendente anziana, con incrementi molto significativi per tutte le classi di età superiori ai 50 anni, come mostra la tabella 1.2. Risulta evidente che i tassi di dipendenza della popolazione anziana nel nostro paese sono molto più elevati di quelli degli altri paesi, in tutte le classi di età, per il motivo di una troppo bassa natalità associata ad una sopravvivenza tra le più elevate.
Sia nei tempi presenti, sia a maggior ragione nel 2050, la percentuale di popolazione dipendente nella popolazione anziana, a partire dagli ultracinquantenni e più significativamente nelle classi degli ultra ottantenni e ultranovantenni, per l’Italia è sempre più elevato della media, nell’Europa a 15 presa a riferimento nella tabella 1.2. Data la struttura della popolazione dei 10 nuovi paesi ammessi a far parte dell’Unione Europea, se questo esercizio fosse ripetuto per i 25 paesi dell’Unione, la più forte dipendenza della popolazione anziana nel nostro Paese sarebbe ancora più evidente.

Tabella 1.2: Tassi di dipendenza crescenti
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Fonte: Cramer and Pestieau: “The double dividend of postponing retirement”, International Tax and Public Finance, 10, 419-434, 2003.


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