QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Longevità: un diritto da conquistare

3. Fattori psichici

Lo studio dello stato psicologico con la GDS (scala della depressione geriatrica), nel nostro campione di centenari, ha rilevato un punteggio medio di 9. Solo il 12,8% dei casi presenta un punteggio patologico.
Nei nostri centenari, la presenza di ansia è stata indagata utilizzando la State-Trait Anxiety Inventory (STAI) (10). I nostri dati descrivono i longevi con una bassa ansia di tratto, ovvero essi presentano una tendenza emozionale a reagire agli eventi stressanti con una bassa intensità di ansia e punteggio medio di 49±11,9 (range 20-80).
Quali sono gli elementi che determinano questa bassa propensione all’ansia e alla depressione nei centenari? Potrebbe essere una ovvia conseguenza dovuta all’assenza di stressor nella vita di chi ha raggiunto l’estrema longevità?

4. Stressor e longevità

Secondo alcuni autori la relazione tra età e stress è descrivibile come una parabola con gli estremi in corrispondenza dei giovani adulti (30-40 anni) e dei grandi vecchi (<85 anni) (11). I giovani adulti vivono una vita più stressante dal punto di vista socioeconomico e lavorativo, sono soggetti a un maggior numero di eventi acuti stressanti positivi e negativi (matrimoni, divorzi, nascite, ecc.) che tendono a diminuire con l’età fino al pensionamento; al contrario i giovani anziani sono sottoposti a stress in crescendo perché aumentano gli eventi luttuosi che riguardano amici e familiari, aumenta la suscettibilità alle malattie età correlate ed età-dipendenti (12) e di conseguenza aumenta la disabilità che è considerata la più importante causa di stress cronico ad ogni età. Conseguentemente, all’estremo di questa parabola troviamo i centenari che, pur presentando un bassa comorbidità hanno un elevato grado di disabilità causata dall’alta prevalenza di condizioni legate al deterioramento età-correlato. Difatti il nostro campione presenta nel 54,1% dei casi deficit uditivo, visivo nel 41,3%, incontinenza nel 45,9%, fratture del femore nel 23,9% e lentezza dei movimenti 20,4% (13). La valutazione dell’autosufficienza secondo la scala Activity of Daily Living (ADL) (14) ha evidenziato che solo il 26,6% dei soggetti era autosufficiente in tutte e sei le variabili considerate (fare il bagno, alimentarsi, vestirsi, spostarsi dal letto alla sedia, utilizzo dei servizi igienici, continenza). Inoltre il punteggio medio alla Instrumental Activity of Daily Living (IADL) (15) risulta molto basso (1,4) con il 40% dei soggetti dipendenti in tutte le attività strumentali della vita quotidiana (usare il telefono, maneggiare il denaro, fare acquisti, preparare i pasti, fare il bucato, pulire la casa, assumere farmaci, usare i mezzi di trasporto). Il dato contraddittorio di un elevato grado di stress dovuto alla dipendenza, contro un basso livello d’ansia e depressione nei longevi può essere spiegato da un tratto caratteriale favorevole.
Una volta accertato che i centenari siano sottoposti ad uno stress cronico legato al senso di impotenza per la progressiva perdita di autonomia, il loro buon stato psichico generale potrebbe essere ricondotto a una buona struttura caratteriale e a una buona capacità di adattamento agli eventi avversi della vita.

5. Tratti caratteriali dei centenari

Gli stereotipi suggeriscono che in età avanzata le persone diventino più rigide, irritabili, introverse, passive, caute, frustrate, tutti cambiamenti che sembrerebbero aumentare il rischio di depressione con l’età. Questi luoghi comuni sono stati da tempo confutati, è ormai dimostrata la stabilità nel tempo delle differenze nel tratto di personalità dall’età adulta in poi; per esempio, persone che erano estroverse a 30 anni rimangono tali anche quando invecchiano. In base a questo assunto pensiamo sia possibile indagare se fra i centenari predomina una personalità o un tratto caratteriale che può aver favorito una buona risposta agli stressor.
Il problema della descrizione della personalità è stato uno degli argomenti più dibattuti della psicologia degli ultimi dieci anni. Alcuni studi sembrano indicare che i diversi sistemi sono riconducibili a cinque dimensioni fondamentali, i cosiddetti Big Five: estroversione, amicalità, coscienziosità, apertura all’esperienza e stabilità emotiva (16). Le persone che ottengono punteggi alti nella dimensione estroversione tendono a descriversi come molto energiche, dinamiche, attive e loquaci. Questo aspetto caratteriale di persone definite comunemente solari e positive potrebbe sottendere a una visione ottimistica della vita, per cui gli stressor verrebbero vissuti come stimolo positivo. Le persone che ottengono punteggi più bassi a questo item, invece, tendono a descriversi come poco dinamiche e attive, sottomesse e taciturne, e tendono a vivere come stressante qualsiasi evento imprevisto nella loro vita. L’alta percentuale di centenari estroversi ci spinge a prendere in seria considerazione il substrato caratteriale come ulteriore elemento predittivo di longevità insieme alla predisposizione genica e allo stile di vita.

6. Capacità di adattamento e longevità

Nel nostro campione di centenari è stata riscontrata anche una correlazione inversa (r = -0,54) tra livello d’ansia di tratto e stato cognitivo determinato con il Mini Mental State Examination (MMSE) (17): il deficit cognitivo corrisponde ad una bassa adattabilità allo stress e quindi a una maggior propensione all’ansia. Questo dato evidenzierebbe come anche in età avanzata sia importante una adeguata capacità cognitiva per rielaborare gli stressor ambientali. L’influenza dell’ambiente, infatti, può essere modulata dall’interpretazione cognitiva. Citando nuovamente Selye (18) possiamo affermare che:
“Per ciò che riguarda lo stress, non è tanto importante quello che accade, quanto il modo in cui noi lo interpretiamo, il segreto della salute e della felicità risiede nella capacità di adattarsi con successo alle condizioni eternamente mutevoli del mondo; il prezzo che si paga per gli insuccessi di questo grande processo di adattamento sono la malattia e l’infelicità”.
L’età avanzata può portare con sé un aumento della complessità cognitiva nel capire le emozioni; questa maggiore maturità emotiva suscita una migliore abilità ad accettare eventi di dipendenza senza sentimenti di vergogna. L’adattamento, inoltre, si può attuare tramite strategie di compensazione all’interno dell’individuo che includono: modifiche dei propri obiettivi, confronto sociale con coloro che sono in condizioni peggiori, maggior affidamento nel caregiver, uso di ausili ecc. In conclusione i processi di sviluppo mentale sembrano proteggere i centenari dalla percezione del senso di impotenza dovuto alla disabilità, corrispondente ad un rischio di stato ansioso-depressivo.

7. Conclusioni

I centenari presentano una buona struttura genetica non predisponente ad alcuna patologia, come dimostra la costante familiarità per il “carattere” longevità, evidenziato in diversi studi. Ma non meno importante è il riscontro in questi soggetti di buone abitudini di vita: infatti, la bassa prevalenza di fattori di rischio per patologie e la presenza di fattori che influenzano favorevolmente lo stato di salute come l’esercizio fisico e un basso grado d’ansia e depressione, aumentano la possibilità di un invecchiamento fisiologico armonico, con un conseguente aumento della sopravvivenza. La sfida per la medicina moderna è quella di individuare i mezzi per un intervento “programmato” di prevenzione delle patologie per arrivare ai cento anni e la sfida per ognuno di noi sarà far realizzare la nostra ipotesi che la longevità non sia un fenomeno eccezionale, ma un diritto che tutti possiamo conquistare per poter morire a 120 anni di morte naturale.

Riferimenti bibliografici
Bauco, C., Campana, F., Ettore, E. e Marigliano, V. (1993): Analisi quantitativa e qualitativa della dieta dei centenari. Atti del II Convegno Nazionale CNR — Progetto finalizzato invecchiamento, Roma.

Caprara, G.V., Barbaranelli, C. and Borgogni, L. (1993): Big Five Questionnaire. Manuale organizzazioni speciali.

Cicconetti, P. e Marigliano, V. (2001): “Ipertensione arteriosa nei molto anziani. Problemi di trattamento”. Recenti progressi in medicina, 92, 5, 345-349.

Cicconetti, P., Tafaro, L., Tedeschi, G., Tombolillo, M.T., Ciotti, V., Troisi, G. and Marigliano, V. (2002): “Lifestyle and cardiovascular aging in centenarians”. Arch. Gerontol. Geriatr., suppl. 8:93-98.

Finch, C.E. and Pike, M.C. (1996): “Maximun life span predictions from Gompertz mortality model”. J. Gerontol. A. biol. Sci. Med. Sci., May; 51(3):B183-94.

Italian Multicentric Study on Centenarians (1995): I centenari in Italia: aspetti epidemiologici e clinico-biologici. Atti del 96° Congresso della Società Italiana di Medicina Interna. Ed. L. Pozzi, Roma, 1-104.

Karel, M.J. (1997): “Aging and depression: vulnerability and stress across adulthood”. Clinical psychology review; 17 (8):847-879.

Katz, S. (1983): “Assessing self-maintenance: Activities of daily living, mobility and instrumental activities of daily living”. JAGS; 31:721-27.

Lane, M.A., Ingram, D.K. and Roth, G.S. (1997): “Beyond the rodent model: calorie restriction in rhesus monkeys”. Age, 20, 45-46.

Laurin, D., Verreault, R., Lindsay, J., MacPherson, K. and Rockwood, K. (2001): “Physical activity and risk of cognitive impairment and dementia in ederly persons”. Arch. Neurol., 58, 3, 498-504.

Lawton, M.P. and Brody, E.M. (1969): “Assessment of older people: Self-maintaining and instrumental activities of daily living”. Gerontologist; 9:179-186.

Pearling, L.L. and Mullan, J.T. (1992): Stress and health among the ederly (pp. 117-132). Springer Publishing Company, New York.

Spielberger, C.D., STAI State-Trait Anxiety Inventory Forma Y. Manuale Organizzazioni Speciali.

Tafaro, L., Cicconetti, P., Tedeschi, G., Baratta, A., Ursino, R., Ettore, E. and Marigliano, V. (2004): “Smoking and longevity: an incompatible binomial?” Arch. Gerontol. Geriatr., suppl. 9:425-430.

Tafaro, L., cicconetti, P., Zannino, G., Tedeschi, G., Tombolillo, M.T., Ettore, E., and Marigliano, V. (2002): “Depression and aging: a survival study on centenarians”. Arch. Gerontol. Geriatr.; suppl. 8:371-372.

Tafaro, L. e Marigliano, V. (2002): Teorie dell’invecchiamento, Ed. Cesi.


Pagine: 1 2


Tag:, ,