Invecchiamento e svecchiamento demografico: ricadute sociali
6. Conclusioni
L’interesse per l’introduzione di forme di lavoro flessibile al termine della vita lavorativa non è un ipotesi proposta solo in questa sede: sono stati diversi gli interventi volti ad implementare politiche di active ageing attraverso un ritiro graduale dal mercato del lavoro. Più volte proposto, il part-time si presenta come strumento privilegiato per raggiungere un incremento dell’occupazione anziana. Durante la 57a sessione dell’UNECE (Palais des Nations, Geneva, 7-10 May 2002) è stato sottolineato a più riprese che
“more incentives should also be given to retirees to participate in the labour market on a part-time basis. Penalties for older people working beyond their social security eligibility should be suppressed. In some countries, including Italy, Belgium, and the Netherlands, this tax penalty is very high.”
Il risultato è che in questi paesi il tasso d’occupazione degli anziani è fra i più bassi in Europa; l’Italia con appena il 30,3% contro una media europea del 40,2 è fra i paesi ultimi. Com’è noto il lavoro part-time è largamente inutilizzato con solo l’8,5% della popolazione lavorativa rispetto agli altri paesi europei ed anche rispetto alla media europea che raggiunge il 15,6.
Questa breve e rapida presentazione suggerisce l’individuazione di una soglia di entrata nella condizione anziana e ancor di più di uscita dalla condizione lavorativa compresa nell’intervallo di 75-80 anni; ben lontana dall’attuale età media di fuoriuscita dal mercato del lavoro che nel 2003 raggiungeva i 61 anni. Si tratta evidentemente di considerazioni paradossali, estremizzate con l’intento di sottolineare l’importanza di operare una sorta di compromesso tra esigenze economiche e sociali. Da un punto di vista puramente demografico sembra ormai inevitabile ripensare la soglia dei 65 anni, e adeguare definizioni e strumenti di analisi alla nuova popolazione italiana.
Sulla base delle considerazioni che precedono è importante sottolineare l’esistenza di un’ampia fascia di popolazione di età superiore ai 65 anni che, quantomeno dal punto di vista dell’evoluzione demografica, è destinato a passare, nelle definizioni del sistema statistico ed economico nazionale, dal contingente degli anziani quello della popolazione attiva o più semplicemente adulta. Ne conseguono molte implicazioni che rendono il problema della riforma pensionistica particolarmente critico e straordinariamente intricato. Ne individuiamo alcune, ben sapendo che sono una parte ed una semplificazione del tutto e che richiederebbero, con vantaggio economico e sociale complessivo, con alcuni accorgimenti:
1. rivedere le concezioni, definizioni e misure del ciclo di vita, riportando le persone in età 65-80 anni fra la popolazione adulta;
2. prevedere per questa popolazione adulta la continuità demografica della popolazione attiva trasferendo la popolazione non attiva oltre la soglia degli 80 anni;
3. affidare alla P65-80, per via istituzionale, il lavoro a part-time e la valorizzazione economico-istituzionale dell’eventuale attività di volontariato;
4. utilizzare il quarto pilastro del sistema previdenziale per recuperare risorse da utilizzare per il primo e il secondo pilastro del sistema pensionistico.
Di fronte all’evoluzione demografica in corso, la demografia si manifesta spesso troppo rigida in termini di definizione e misure, dal momento che non tiene conto dell’evoluzione della struttura demografica.
L’assenza di strumenti volti ad attenuare l’impatto della transizione degli anziani dal lavoro alla pensione rischia di compromettere il raggiungimento di un più sano equilibrio demografico all’interno del mercato del lavoro. L’abbandono precoce della vita attiva di molti lavoratori relativamente anziani, ma ancora del tutto abili al lavoro, determina inoltre uno spreco di capitale umano che va a scapito di tutto il paese. Un prolungamento della permanenza all’interno del mercato del lavoro attraverso agevolazioni, in grado di sfruttare nel miglior modo possibile il capitale umano disponibile, potrà essere realizzato attraverso forme di lavoro più flessibili. Tra queste il lavoro part-time potrebbe essere una valida alternativa al pensionamento. Andiamo velocemente e senza soste verso una profonda trasformazione della società; la sfida è di rispondere in maniera adeguata e tempestiva ricercando gli strumenti, le regole e le soluzioni idonee al fine di individuare la giusta direzione verso la formazione di una società più matura e allo stesso tempo più competitiva.
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