QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’economia delle pensioni e i quattro pilastri: come affrontare una sfida infinita

11. L’economia delle pensioni e il settore assicurativo

Il settore assicurativo è una fonte importante di sicurezza per la vecchiaia e un elemento chiave per contribuire allo sviluppo di un welfare moderno. Il Programma di ricerca sui quattro pilastri è importante non solo per il dibattito sulla politica statale, ma anche per sei ambiti principali del settore assicurativo:
1. Collaborazione globale tra i settori pubblico e privato
Oggi tutti i Paesi si trovano nella necessità di riformare la sicurezza sociale. Lo scopo principale della riforma è stato ridurre la fetta di PNL, finora piuttosto ampia, destinata alla spesa sociale. In questo contesto, la sfida principale è stata quella di consolidare la collaborazione tra i settori pubblico e privato. In quasi tutti i casi si sono dovute ridisegnare o ricalibrare le politiche previdenziali nei settori sanitario e pensionistico, in modo da evitare di arrivare a un deficit pubblico che rappresenterebbe un fardello eccessivo per le generazioni future.
2. Sviluppo del secondo e del terzo pilastro pensionistico
A seguito delle riforme delle pensioni statali, in corso e appena realizzate, volte a garantire la sostenibilità futura (che inevitabilmente conducono alla riduzione delle relative prestazioni pensionistiche) lo sviluppo del secondo e del terzo pilastro pensionistico è diventato una priorità. Molti Paesi hanno deciso di rendere obbligatorio il secondo pilastro e, quando ciò non è avvenuto, sono stati promossi incentivi finanziari e fiscali di ogni tipo. L’importanza del ruolo dei fondi pensione privati nel garantire il reddito pensionistico è dunque destinata a crescere.
3. Promozione del prolungamento della vita lavorativa, cioè di un quarto pilastro
Occorre comunque aver chiaro che persino uno sviluppo significativo del secondo e del terzo pilastro pensionistico probabilmente non basterà a controbilanciare né l’aumento della speranza di vita, né la crescita della percentuale di ultrasessantacinquenni. Prevedendo buone condizioni di salute, non solo è possibile, ma anche necessario progettare il prolungamento flessibile della vita lavorativa. I fondi pensione devono incoraggiare e semplificare tale prolungamento, che risulterà vantaggioso anche per i lavoratori stessi del settore assicurativo.
4. Promozione del risparmio globale e delle assicurazioni sulla vita
Più in generale, è essenziale incoraggiare il risparmio a lungo termine a fini pensionistici, anche alla luce della maggiore speranza di vita. Le compagnie di assicurazione hanno un ruolo centrale nello sviluppo di prodotti adeguati e adatti a soddisfare un’ampia gamma di bisogni e risorse.
5. Gestione dell’età per i dipendenti delle compagnie di assicurazione
Nelle assicurazioni, come in altri settori dell’economia, l’invecchiamento della forza lavoro renderà necessario realizzare con urgenza una migliore gestione dell’età. I nostri studi a livello europeo e internazionale hanno tra l’altro dimostrato che il perfezionamento professionale, la riduzione dell’orario lavorativo, la riorganizzazione delle mansioni e la riforma del principio che correla anzianità di servizio e livelli retributivi rappresentano aspetti che dovranno essere vieppiù affrontati dalle singole compagnie di assicurazione. Le normative per le assunzioni potrebbero essere l’ambito ideale per iniziare a sviluppare nuove strategie di gestione dell’età.
6. Dibattiti e comunicazione
Per sviluppare sistemi pensionistici a più pilastri e promuovere il prolungamento della vita lavorativa è necessario soddisfare certe condizioni e, prima ancora, tenere in proposito un dibattito coerente, informato, prolungato e di ampio respiro. Grazie al nostro programma di ricerca e al quarto pilastro siamo stati in grado di aprire la strada in questo settore e riteniamo di aver contribuito in maniera significativa a questo fondamentale dibattito.

12. Come affrontare l’indice di dipendenza

Nelle società in cui una fetta sempre più piccola della popolazione in età lavorativa dovrà generare i beni e i servizi destinati ai pensionati (a prescindere da eventuali fattori esogeni) il fardello determinato dall’aumento del rapporto di dipendenza della popolazione anziana non potrà essere ignorato. È sufficiente leggere le numerose tabelle di previsione di questo rapporto di dipendenza nella maggior parte dei Paesi sviluppati per avere un’idea della portata del problema. E le cose potrebbero anche peggiorare perché, secondo alcuni esperti, certuni di questi Paesi potrebbero sottovalutare le conseguenze economiche e fiscali dell’invecchiamento della popolazione, dato che le loro proiezioni demografiche ufficiali potrebbero sbagliare nel ritenere che in buona sostanza si assisterà a un’inversione delle tendenze negative in termini di longevità e fertilità.
Tuttavia, pur non essendovi dubbio alcuno circa l’esattezza della descrizione operata sopra, se ne ottiene una conclusione sbagliata. Apparentemente, se ne potrebbe concludere che le nostre società stanno invecchiando; in realtà, quello che dimostra veramente è che la percentuale di popolazione appartenente a una data fascia d’età aumenta rispetto alle altre fasce d’età. È una conclusione profondamente diversa.
Spesso e volentieri, se si afferma che la nostra società sta invecchiando, si fanno sorgere idee sbagliate. Se intendiamo dire che oggi la maggior parte della popolazione raggiunge un’età più avanzata di quanto non potesse sperare qualche decennio fa, una simile affermazione pare accettabile. Ma di per sé l’espressione “invecchiamento della società” non è del tutto corretta. Occorre innanzitutto ammettere che si è verificato un prolungamento del ciclo biologico. In secondo luogo, è necessario sottolineare che ciò che sta invecchiando è proprio il concetto di età. È sufficiente riprendere in mano la letteratura europea del XIX secolo per rendersi conto di che cosa significasse avere 50 anni una volta. È chiaro che l’inizio del declino fisico e mentale oggi risulta molto ritardato rispetto al passato. In altre parole, a 50, 60 o 70 anni d’età oggi siamo molto più giovani di quanto non saremmo stati in un passato nemmeno tanto lontano. Quindi, da un certo punto di vista, le nostre società ringiovaniscono, perché viviamo più a lungo e meglio.5 Questo fenomeno riguarda la maggior parte dei Paesi del mondo.
Parte del problema collegato a questa errata concezione dell’età e dell’invecchiamento consiste nel fatto che noi siamo abituati a contare in avanti, quando invece dovremmo ricorrere a parametri più adatti al caso in questione. Contare in avanti il tempo trascorso dalla nascita di una persona al fine di definirne il comportamento futuro e, aspetto ancor più importante, i futuri investimenti, non è particolarmente utile né suscettibile di condurre ai risultati migliori. La teoria degli investimenti stabilisce che si debbano scontare (sic!) i flussi di cassa futuri per determinarne il valore (netto) attuale. Perché allora, a livello demografico, pensiamo che il comportamento della popolazione sia dettato principalmente da quanto tempo è trascorso piuttosto che quanto tempo rimane?
Per proseguire su questa linea di pensiero, è necessario analizzare “l’età degli investimenti” nelle nostre società in ragione di quanto è il tempo disponibile affinché una persona o un gruppo di persone si possa godere i frutti delle proprie decisioni finanziarie. Tale “età degli investimenti” corrisponde alla speranza di vita rimanente. In base a questo approccio, “l’età degli investimenti” sarebbe calcolabile come la differenza tra la data odierna e una futura data calcolata su base statistica (e quindi incerta) in cui il corpo di una persona smette di funzionare. Per esempio, se si prende l’età media di uomini e donne nella Germania di oggi, a 60 anni avremo rispettivamente un periodo residuo di 22,85 e 18,48 anni in cui godersi la vita. Queste cifre corrispondono all’orizzonte di investimento, se prescindiamo da fattori diversi quali lasciti, ecc.
Per capire quanto siano giovani le nostre società è necessario guardare a questa “età degli investimenti”, pari a 22,85 e 18,48 anni, da una prospettiva storica. L’unico modo per stabilire quanto anziani siamo in effetti consiste nel calcolare l’età a cui un tedesco, uomo o donna, del secolo scorso (o giù di lì) avrebbe avuto la medesima “età degli investimenti”, cioè gli anni (22,85 e 18,48) residui secondo le relative tavole attuariali. Il risultato è chiaro: siamo giovani. I 60 anni di oggi corrispondono a circa 40 di un secolo fa. Sono passate sole quattro generazioni.
Gli economisti hanno sempre avuto — e hanno ancora — difficoltà nel capire perché gli “anziani” non si comportano come ci si aspetterebbe. Non rifuggono i rischi come dovrebbero, né spendono il risparmio accumulato nelle proporzioni previste. La ragione dell’irrazionalità percepita è in parte legata a una marcata razionalizzazione della loro posizione in una società che rimane giovane più a lungo — nonostante l’aumento degli indici cronologici dell’età – ed è maggiormente caratterizzata dalla variazione della distribuzione del rischio nel corso del ciclo biologico invece di evitare il rischio correlato all’età.
Stiamo appena iniziando a capire come riorganizzare nel modo migliore sistemi pensionistici che tengano pienamente conto non solo di quanto visto sopra, ma anche di altri aspetti importanti come l’abbassamento dei tassi di fertilità, lo spostamento dei rischi dallo Stato e altri enti collettivi verso il singolo individuo ecc. Pochi fattori sono importanti per i singoli come per lo Stato e l’ambiente economico in cui gli individui si trovano a vivere quanto il problema dell’organizzazione del reddito nel corso del ciclo biologico. L’Associazione di Ginevra conduce ricerche sull’argomento da quando è stata fondata, oltre 30 anni fa, e continua a farlo grazie al Programma di ricerca dei quattro pilastri.
Solo un sistema efficiente, sostenibile, equo a livello intergenerazionale e transgenerazionale, che garantisca il reddito in età avanzata può avere un futuro, purché usufruisca di tutti gli strumenti specifici offerti dai diversi attori — Stato, datori di lavoro, assicurazioni e singoli individui — come pure dei vari meccanismi — ritenute alla fonte e mezzi propri — e strutture organizzative — primo, secondo, terzo e quarto pilastro (lavoro part-time dopo i 60/65 anni). Ci troveremo ad affrontare questa sfida per tutta la vita, e anche oltre.

5 Per una discussione più dettagliata in proposito, cfr. il lavoro svolto dal Programma dell’Associazione di Ginevra su salute e invecchiamento guidato dal Dr. Christophe Courbage (www.genevaassociation.org).


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