QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’economia delle pensioni e i quattro pilastri: come affrontare una sfida infinita

8. Adozione e potenziali sviluppi del pensionamento graduale in alcuni Paesi OCSE

Oltre al grande numero di conferenze e seminari organizzati sull’argomento da parte nostra o di altre organizzazioni con il nostro contributo, nel 1996, in collaborazione con la Commissione europea, siamo riusciti a mettere in piedi un network e preparare e curare un volume: Gradual Retirement in the OECD Countries: Macro and Micro Issues and Policies, di Lei Delsen e Geneviève Reday-Mulvey (Responsabile del Programma di ricerca dei quattro pilastri presso l’Associazione di Ginevra).
In questo studio, noti esperti di previdenza sociale e sistemi pensionistici si sono occupati di 7 Paesi: Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Giappone e USA. È stata proposta una tipologia di quattro modelli: quelli svedese, giapponese, continentale e anglosassone. Abbiamo dimostrato che se i 60enni hanno una speranza di vita di quasi 25 anni — la maggior parte dei quali in discrete condizioni di salute — esistono concrete possibilità di riuscire ad assicurare in futuro una migliore integrazione degli anziani (nel senso di una maggiore attività, e non solo come consumatori) nelle nostre società. Il pensionamento graduale può rappresentare un’alternativa (e in alcuni casi lo è già) al prepensionamento a tutti gli effetti, che ha subito un decremento in Paesi come la Finlandia, la Danimarca, i Paesi Bassi e la Francia. I nuovi regimi pensionistici e le nuove politiche delle assunzioni hanno iniziato a incidere sul processo di inversione della tendenza al prepensionamento. Oggi si è generalmente d’accordo nel ritenere che nel medio-lungo periodo l’età del pensionamento de facto slitterà in avanti e sarà caratterizzata da maggiore flessibilità.
Contemporaneamente abbiamo pubblicato studi o articoli specifici a livello nazionale redatti dai membri del network o da altri specialisti ed esperti del settore. Inoltre abbiamo preso parte a reti europee e internazionali, così contribuendo a importanti ricerche e a studi volti alla formulazione delle politiche. Questi ultimi dimostrano che il prolungamento della vita lavorativa è considerato ovunque una scelta politica cruciale, se negli anni a venire si intende ridurre il fardello della spesa sociale. Grazie alla flessibilità che lo contraddistingue, e che lo rende particolarmente adatto alle fasi finali della carriera, il pensionamento graduale viene visto in maniera sempre più favorevole dalla maggioranza dei lavoratori, e allo stesso tempo risulta sempre più accettabile per la dirigenza e i sindacati.
Le ricerche condotte negli ultimi anni hanno rivelato che l’adozione del pensionamento graduale può avvenire su vasta scala e presenta notevoli potenzialità nel senso del prolungamento della vita lavorativa in seno ai Paesi OCSE. Se si promuove la gestione del lavoro e dell’età al termine delle carriere, i lavoratori saranno disposti a rimanere attivi più a lungo e a contribuire ai programmi pensionistici, mentre l’azienda potrà tagliare i costi e godere dei vantaggi derivanti dalla maggiore flessibilità.
“Non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza di una corretta integrazione delle politiche pubbliche e aziendali ai fini della promozione dell’occupazione tra i lavoratori in età avanzata.” I. Shimowada.

9. Raccomandazioni per le politiche pubbliche e aziendali

Politiche pubbliche: ciò che risulta fondamentale è che le politiche pubbliche siano di respiro sufficientemente ampio e risultino integrate da incentivi a vari livelli. I Paesi che finora sono riusciti ad adottare il pensionamento graduale tendono a essere quelli che hanno progettato politiche globali (Finlandia, Danimarca, Svezia e Regno Unito). È essenziale limitare l’accesso al prepensionamento, come pure alle pensioni di invalidità e ai sussidi di disoccupazione, rendendoli meno vantaggiosi economicamente e soggetti a controlli più severi. Si può obiettare che le attuali condizioni del mercato del lavoro, soprattutto i tassi di disoccupazione, ostacolano qualsiasi iniziativa in tal senso. Proprio per questo motivo non è possibile occuparsi del pensionamento graduale al di fuori del più ampio contesto della riforma e della ridistribuzione del lavoro. In molti Paesi europei le normative (o, nei Paesi Bassi, i contratti collettivi) tendono a sostituire il prepensionamento a tutti gli effetti con forme di prepensionamento graduale, flessibilizzando e rimandando l’uscita dal mercato del lavoro. Tuttavia tali normative devono giocoforza essere accompagnate da incentivi finanziari da parte dello Stato. Per modificare gli atteggiamenti più radicati, propri della cultura del prepensionamento, sono necessarie riforme drastiche, una collaborazione efficiente tra Stato e imprese, nuove politiche di gestione dell’età da adottarsi gradualmente e, last but not least, un dibattito ampio e approfondito in seno alle aziende, ai sindacati e ai mass media.
Politiche aziendali: tra i numerosi aspetti da affrontare, almeno quattro dovrebbero rappresentare il fulcro di questo approccio politico integrato. In primis, la formazione. Per far sì che i lavoratori in età avanzata continuino a essere motivati e produttivi, l’aggiornamento non dovrebbe interrompersi a 45 o 50 anni d’età, ma dovrebbe continuare fino al termine della carriera. I Paesi che presentano tali politiche aziendali si trovano in una posizione decisamente migliore quando si prende la decisione di prolungare la vita lavorativa. In Svezia il ruolo riservato alla formazione è impressionante e i lavoratori in età avanzata sembrano essere poco discriminati. Anche in Francia e Germania tali politiche sono frequenti, soprattutto nelle aziende più grandi. Una seconda variabile chiave è data dalla politica salariale. È evidente che, aumentando il costo del lavoratore alla fine della carriera, una politica salariale basata sull’anzianità rappresenta un ostacolo reale a qualsivoglia forma di prolungamento della vita lavorativa. In diversi Paesi, per quanto concerne il calcolo delle retribuzioni, oggi emerge vieppiù la tendenza a ridurre il peso del fattore dell’età a favore delle prestazioni. In America e in Gran Bretagna questa tendenza prevale nelle grandi aziende, ma ora è rinvenibile anche in altri Paesi (per es. Giappone, Germania e Francia in alcuni settori, come le assicurazioni). Il terzo fattore è dato pensioni professionali: molti fondi pensione olandesi, britannici e americani si basano sull’ultima retribuzione ma in genere ci si trova d’accordo sulla necessità di collegarli alla retribuzione media. Il quarto fattore è dato dal lavoro flessibile e a tempo parziale: lo sviluppo del part-time e di forme di lavoro flessibili ha chiaramente ripercussioni importanti sul pensionamento graduale. Nazioni quali i Paesi Bassi e il Regno Unito evidenziano un alto numero di lavoratori part-time. In alcuni casi si è provveduto a migliorare la legislazione in questo senso al fine di garantire livelli di protezione maggiore ai lavoratori a tempo parziale (per es. in Francia e nei Paesi Bassi). In altre nazioni il tempo parziale viene offerto ai lavoratori in età avanzata all’interno (per es. in Svezia) o all’esterno della professione svolta in via principale (Giappone, USA, Regno Unito).
In conclusione, il pensionamento graduale sembra essere il punto di incontro di due aspetti cruciali:
• la necessità di ridefinire le fasi finali delle carriere lavorative ed estendere in maniera flessibile la vita professionale in virtù di urgenti ragioni finanziarie legate alle future tendenze demografiche, ma anche perché è necessaria una corretta gestione delle risorse umane e delle competenze;
• la necessità di sviluppare posti di lavoro a tempo parziale regolarmente protetti non solo come transizione auspicabile dall’occupazione a tempo pieno al pensionamento a tutti gli effetti, ma anche come opportunità ideale per avvicinarsi a una divisione del lavoro più efficiente e socialmente più equa (Giarini and Liedtke, 1998).
Il nostro lavoro è stato apprezzato da organizzazioni chiave, quali la Commissione Europea e l’OCSE, oltre che dal mondo accademico. Le nostro proposte e ricerche hanno trovato spazio in numerose riviste e pubblicazioni autorevoli come The Economist, The Financial Times, Le Monde e la Neue Zürcher Zeitung.
Più in generale, il dibattito politico è stato influenzato dai nostri progetti e suggerimenti sul futuro del lavoro contenuti nel Rapporto di Orio Giarini e Patrick Liedtke al Club di Roma intitolato Come lavoreremo, che è stato un best-seller in Germania (ed è stato tradotto in otto lingue diverse).
“Per anni l’Associazione di Ginevra e pochi altri hanno cercato di includere nell’agenda politica il concetto del pensionamento graduale. Alla fine si è riusciti nell’intento. La transizione dal lavoro alla pensione si trova ora al centro del palcoscenico politico… e il vostro lavoro ha rappresentato uno stimolo politico importante nella formulazione dei nostri consigli strategici rivolti ai ministri OCSE.” Peter Hicks, OCSE, Parigi, dicembre 1998.

10. Lavorare dopo i 60 anni: l’adattamento delle condizioni di lavoro al prolungamento della vita lavorativa

Nel lungo periodo, l’estensione della vita lavorativa resa possibile dal pensionamento graduale condurrà al Quarto pilastro delle pensioni, che prevede il percepimento di un reddito da lavoro part-time dopo l’età della pensione. L’invecchiamento produttivo rappresenta un concetto utile perché indica che gli anziani possono continuare a prestare il proprio contributo economico e sociale, e in una maniera che porti beneficio alla loro salute fisica e mentale e alla loro integrazione sociale.
I datori di lavoro stanno iniziando ad adottare una visione più a lungo termine e a capire che mantenere e motivare i lavoratori in età avanzata rappresenta una mossa economicamente proficua. La nuova gestione dell’età, realizzabile grazie alla pianificazione delle carriere, alla formazione, all’ergonomia e alla riduzione degli orari lavorativi, non solo risulta vantaggiosa per i lavoratori nelle fasi finali della carriera, ma implica una rivalutazione globale del ciclo biologico lavorativo al fine di adattare le mansioni alle capacità e ai bisogni di chi lavora per tutta la vita. In relazione a questi argomenti abbiamo potuto collaborare con organizzazioni importanti, come l’OIL, ISSA (International Social Security Association), l’OCSE, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, EurolinkAge, il Parlamento europeo, la Commissione economica per l’Europa dell’ONU, oltre a numerosi atenei e centri di ricerca.
Nel novembre 1998, in collaborazione con GINA (Geneva International Network on Ageing), abbiamo organizzato presso la sede OIL di Ginevra un importante Seminario sull’invecchiamento produttivo: il futuro delle pensioni. A seguito di un interessante dibattito, abbiamo curato una pubblicazione accessibile al vasto pubblico dei non esperti, prima in francese nel 2000, poi una versione aggiornata in inglese nel marzo 2002: Les retraites en 10 questions — L’avenir des retraites et de la retraite, 2000. The future of pensions and retirement — 10 Key Questions, 2002.
Inoltre abbiamo contribuito a diverse ricerche sul nuovo importante tema del lavoro nelle fasi finali della carriera e abbiamo redatto numerosi articoli, relazioni e capitoli di libri riguardanti la questione. Un esempio recente (alcuni studi sono menzionati nella Sezione 5) è dato dalla ricerca condotta per la Fondazione Avenir Suisse di Zurigo sulla Promozione del prolungamento della vita lavorativa in Europa (Promoting Longer Working Lives in Europe). Lo studio era incentrato sulle buone prassi in seno alle politiche pubbliche e aziendali al fine di rafforzare il tasso di partecipazione al mercato del lavoro da parte dei soggetti in età avanzata, portando esempi da quattro Paesi: Finlandia, Danimarca, Francia e Regno Unito. Tre esperti esterni hanno contribuito alla ricerca. Nel giugno 2002 a Ginevra sono state organizzate una conferenza stampa e una conferenza riservata agli esperti per presentare i risultati dello studio intitolato: Encourager une vie professionnelle prolongée; Geneviève Reday-Mulvey, Relazione a Avenir Suisse, Zurigo, 2002.
Con il programma di ricerca relativo ai Quattro pilastri, l’Associazione di Ginevra, tramite ricerche, seminari, pubblicazioni e la condivisione delle conoscenze, è riuscita a:
• sostenere la necessità di mantenere a un livello ragionevole le pensioni del primo pilastro;
• incoraggiare lo sviluppo delle pensioni appartenenti al secondo e terzo pilastro;
• immaginare come prolungare la vita lavorativa su basi flessibili, il che nel lungo periodo significa gettare le basi per un quarto pilastro, e nel medio periodo prepararsi al pensionamento graduale.
Sulla base di queste attività e di una conferenza da noi organizzata nel marzo 2003 a Vienna, in collaborazione con il Club di Roma, il nostro Direttore delle ricerche sul Programma dei Quattro Pilastri, Sig.ra Geneviève Reday-Mulvey, pubblicherà un nuovo volume sul futuro delle pensioni dal titolo: Work Beyond 60. Il libro è disponibile dall’aprile 2005 e raccoglie molti dei risultati ottenuti negli ultimi anni grazie alle attività dell’Associazione di Ginevra.


Pagine: 1 2 3 4 5


Tag:, , , ,